La Pfizer sponsorizza la «nuova normalità» rifilando i vecchi sieri
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L’azienda (a caccia di fatturato) ha lanciato una campagna di vaccinazione per i fragili. Tacendo però sugli effetti avversi.

Pfizer torna a farsi sentire in Italia, con una campagna che definisce «informativa» per i pazienti più fragili mentre è l’ennesima promozione del suo vaccino a mRna. Formulata come una domanda, «È ora di dimenticarlo, questo Covid?», la strategia comunicativa è di martellare su un virus ancora in circolazione e che deve restare lo spauracchio quotidiano «per imparare a convivere con la Nuova Normalità».

Proprio così, con tanto di iniziali maiuscole che manteniamo, per evidenziare l’enfasi con cui Big pharma sottolinea che nulla sarà più come prima. Sbagliato, pensare che siamo tornati o torneremo a situazioni pre pandemia. Prima l’Oms, che corregge l’archiviazione dell’emergenza sanitaria e impone una «fase di transizione» verso nuove minacce di malattie infettive, adesso Pfizer, il refrain non cambia: vogliono che sappiamo che dovremo convivere con la paura di questo virus e di altri che verranno.

Il pretesto della campagna promossa dall’azienda sarebbe, come sempre, tutelare i più fragili. «Nonostante l’alto numero di morti a causa del Covid-19 tra i pazienti fragili, 125 nell’ultima settimana di maggio 2023», esordisce il comunicato, «resta piuttosto alto il tasso di esitazione vaccinale». Di seguito, vengono snocciolati dati che nulla hanno a che fare con categorie a rischio, ma che dimostrerebbero la preoccupante esitazione degli italiani a farse ulteriore richiami.

Citando un’indagine condotta da Swg, Pfizer afferma che «un intervistato su 5 ha dichiarato di aver riscontrato maggiori difficoltà di accesso alla somministrazione della terza e quarta dose di vaccinazione per il Covid-19, riconducibile, per gli intervistati, da una parte ad una poca chiarezza da parte delle autorità sanitarie e dall’altra, dopo la chiusura degli hub vaccinali, alla distanza dei centri vaccinali dai domicili dei cittadini».

Curioso, nessun cenno al rifiuto di molti cittadini di farsi inoculare altre dosi, dovuto alla maggior consapevolezza dei rischi di eventi avversi e di una paralisi immunitaria, come sempre più studi hanno evidenziato. Imperterriti, i promotori della nuova campagna pro Comirnaty riportano dati che giudicano molto negativi.

«Dell’89% del campione che si è vaccinato contro il Covid-19, il 67% ha dichiarato di aver effettuato anche la terza dose, mentre solo il 15% riferisce di aver effettuato anche la quarta; pensando a eventuali dosi booster, solo il 42% si dice propenso a un ulteriore richiamo, mentre il 9% si dice ancora indeciso». Tutti questi scriteriati ignorano di correre rischi con nuove varianti?

Pfizer abilmente sorvola, preferisce attribuire a tanta sconsideratezza la responsabilità di far circolare un virus fatale per le categorie più fragili. «Purtroppo le reinfezioni da Sars-Cov-2 impattano particolarmente le persone ad alto rischio come anziani e persone affette da altre patologie, in cui il contagio può portare a potenziali effetti a lungo termine, come il long Covid», sentenzia la nota informativa.

La risposta appare scontata, non è ancora ora di dimenticare il Covid. Perciò, viene ribadito, «la campagna informativa è rivolta al target della popolazione più anziana e dei pazienti fragili: rappresenta il primo passo dell’impegno di Pfizer per aiutare le persone ad affrontare in serenità la convivenza con il Covid-19 e fare tesoro dell’esperienza vissuta in questi tre anni di pandemia».

Proviamo a spiegare, tanto altruistico interesse. L’azienda che produce un mRna, grazie al quale lo scorso anno ha superato i 100 miliardi di dollari di ricavi balzando al primo posto mondiale nella classifica per fatturato dei gruppi farmaceutici (37,80 miliardi di dollari solo dal vaccino), ma che per il 2023 prevede un crollo con appena 13,5 miliardi provenienti dalla vendita di vaccini anti Covid, sta correndo ai ripari.

Vuole vendere il suo bivalente, anche se l’Ema raccomanda di produrre monovalenti (che non contengano più il ceppo originario del virus SarsCoV2), per questo fa leva sulle persone fragili. Si dà il caso, però, che le indicazioni di una nuova dose autunnale, recentemente rilasciate dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), siano rivolte con priorità a «persone che sono esposte a un rischio maggiore di contrarre una malattia grave», se si prendono il Covid, per «fattori di rischio» che presentano.

Nel novero, l’Ecdc include over 60, immunocompromessi o con patologie di base, donne in gravidanza. E sostiene che andrebbero rivaccinati pure gli operatori sanitari, «per via della loro probabile maggiore esposizione a nuove ondate di Sars-CoV-2».

Pfizer, dunque, sta rivolgendosi ad ampie fette di popolazione ritenute «a rischio», che dovrebbero fare un’altra dose altrimenti non vivranno mai la «Nuova Normalità». Altro che primo passo, è una strategia a tutto campo per ribadire la necessità di porgere ancora il braccio, se si vuole convivere con il virus «in serenità» e, udite udite, «fare tesoro dell’esperienza vissuta in questi tre anni di pandemia».

In quale modo ce lo spiega Pfizer, ovvero «valorizzando le risorse di prevenzione e trattamento che la ricerca ha messo a disposizione». Siamo sempre lì, sul vaccino riproposto in continuazione, nuovamente per i sanitari e per le donne in gravidanza. La strategia sulle donne incinte è stata ribadita a Granada al recente congresso dell’Associazione di pediatria spagnola (Aep). «La vaccinazione materna», contro il Covid, «consente al neonato di avere alte concentrazioni di IgG fin dal momento della nascita, in modo da ridurre al minimo questo periodo vulnerabile», ha dichiarato Rosa Rodríguez, responsabile della pediatria dell’Ospedale universitario Gregorio Marañón di Madrid. L’intervento, era nel focus vaccini promosso da Pfizer.

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