Se l’antisemita è compagna, Sala fa lo gnorri
Il sindaco di Milano, sempre pronto a condannare razzismo e intolleranza verso gli ebrei, tace sulle frasi della dipendente comunale che ha definito Israele «la peggio feccia». Guarda caso, la signora sfilava a fianco del primo cittadino e sostiene la sua maggioranza.

Ma dove sono? Dove sono i cortei? Le proteste? Gli indignati? Dov’è Gad Lerner? Dov’è la comunità ebraica? Dove sono i fan di Liliana Segre, tutti i sindaci che le hanno dato la cittadinanza onoraria, tutti gli editorialisti che l’hanno celebrata? Dove sono quelli che denunciano l’odio razziale, quelli che s’inalberano vedendo rischi di violenza dietro ogni sussurro leghista? E soprattutto dov’è lui, Giuseppe Sala detto Beppe, sindaco di Milano, quello della marcia di Milano, quello dell’«odio non ha futuro», quello che «i razzisti vanno arrestati» e «c’è il pericolo dell’antisemitismo»? Perché non dice nulla? Perché non fa nulla? Che cosa aspetta?

Il caso è esploso sotto Capodanno e forse lenticchie e champagne possono aver rallentato i tempi di reazione. Ma ormai le feste dovrebbero essere ampiamente digerite. E ci chiediamo allora come possa tollerare Sala che nel Comune di Milano, dipendente municipale, in servizio in uno dei gruppi che sostengano la sua maggioranza, sieda indisturbata una signora che ha definito Israele «la peggio feccia», inneggiando alla guerra contro lo Stato ebraico e insultando i suoi «amichetti conniventi ebrei italiani». Frasi che suonavano già insopportabili a San Silvestro. Figuriamoci ora con l’Iran intento a bombardare chi difende i valori occidentali e mezzo mondo arabo scatenato nel rispolverare in grande stile il mai sopito antisemitismo. Che dice sindaco Sala? Non era lei che diceva, per l’appunto, che l’antisemitismo un «pericolo»? E allora perché il pericolo se lo tiene in casa? Dietro la porta? Senza batter ciglio?

Forse, chissà, l’autrice dell’assurdo post su Facebook le sta a cuore. Si direbbe così a vedervi passeggiare mano nella mano, lei, caro sindaco, davanti con il cartello al collo «Sala per Sala» e la signora dietro con il cartello al colo «Marxisti per Sala». La foto è stupenda: sembrate due romanticoni, proprio teneri, sorridenti e felici. Eppure quella signora, che la tiene per mano (si chiama Paola Bucci Buccianti e lavora al gruppo Milano progressista, che sostiene la sua giunta) non è poi così gentile come appare. Oltre a definire Israele come «la peggio feccia», infatti, nei suoi messaggi invita tutti all’«esproprio proletario» (così, dice, «la risolviamo una volta per tutte») e sostiene che «l’odio di classe non è affatto disdicevole, è salutare». Ma come, sindaco, lei non era quello che «l’odio non ha futuro»? E com’è che invece adesso l’odio ha un futuro, e addirittura un presente, nella signora che lei tiene per mano?

Di fronte a tutto ciò, se lo lasci dire, il suo silenzio è inaccettabile. E il suo immobilismo ancor di più. E non basta certo il fatto che la gentile (si fa per dire) Paola Bucci Buccianti Mazzanti Viendalmare abbia provato a fare retromarcia, dal momento che il post di riparazione è peggio del danno fatto: «Comprendo», sostiene infatti la signora, «che i toni e le parole scritte abbiano un peso che sottovalutato» (sottovalutato? Alla faccia. Anzi, alla feccia); «in futuro ne terrò conto» (e va beh); «ho urtato la sensibilità di alcune persone, di questo chiedo scusa» (e va beh); e soprattutto: «Il senso che intendevo dare a quei post è sempre stata la difesa dei più deboli». Il che, francamente, risulta piuttosto ridicolo: uno inneggia alla guerra contro la «feccia di Israele», esalta l’odio di classe, dice che è «salutare», invita all’esproprio proletario come «risoluzione dei problemi», e poi dice che voleva difendere i più deboli? E ci dobbiamo credere?

Immaginate che cosa sarebbe successo se un funzionario di un gruppo leghista avesse pubblicato la metà, ma che dico la metà: un quarto, delle parole diffuse da madamine esproprio proletario, quella che marcia mano nella mano con il sindaco Sala. Sarebbe successo il finimondo. Aperture di telegiornali, apertura di Repubblica, edizione straordinaria dell’Espresso, talk show scatenati, marce contro l’odio, marce per la pace, marce contro l’antisemitismo, solidarietà alla comunità ebraica minacciata dai rigurgiti del nuovo fascismo che avanza. Invece, lo dice una militante di sinistra che lavora per il sindaco Sala, e nessuno dice nulla. Niente di niente. Non un titolo, non un tg. Niente. Nemmeno un tweet di Gad Lerner. Evidentemente dev’essere questa la Milano progressista che immaginano: progresso dopo progresso, siamo arrivati infatti a Israele feccia e all’odio di classe. Nel silenzio generale.

Ma lei, sindaco Sala? Come può tollerarlo? E va beh che ultimamente sembra pencolare pericolosamente verso i centri sociali. L’ultimo chiamato in giunta, Paolo Limonta, nominato subito prima di Natale assessore all’edilizia scolastica, è noto per le sue simpatie leoncavalline e anche un po’ black bloc: non sono stati dimenticati alcuni suoi interventi in consiglio comunale, in cui accusò esplicitamente le forze dell’ordine al G8 di aver coperto i violenti. Ma forse così sta un po’ esagerando, caro sindaco: se non prende immediati provvedimenti contro una sua dipendente e sostenitrice che istiga all’odio antisemita e all’odio di classe, alla prossima marcia contro l’odio, dove andrà a nascondersi?

E se non punisce l’antisemitismo che gli cresce attorno, la prossima volta che incenserà in pubblico Liliana Segre, come farà a non vergognarsi? E quando stasera si guarderà allo specchio, prima di andare a letto, come farà a non sputarsi?

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