- Il folle che ha colpito Dallas da subito è un «estremista di destra». Ma il manifesto della trans di Nashville, Audrey Elizabeth Hale, non viene ancora divulgato.
- Imbarazzo a Washington per la riammissione della Siria nella Lega araba dopo 11 anni. Mosca e Pechino esultano. La strategia delle Primavere arabe di Barack Obama è stata un flop.
Lo speciale contiene due articoli.
Che l’establishment progressista americano sia caratterizzato da atteggiamenti improntati al doppiopesismo, non è mai stata una novità. Adesso però si inizia a esagerare. Basta d’altronde mettere a confronto quanto avvenuto a seguito di due recenti sparatorie di massa. Ma andiamo con ordine.
Sabato, si è purtroppo verificato un nuovo eccidio a Dallas, in cui hanno perso la vita otto persone. Ebbene, secondo quanto riferito dall’Associated Press, gli agenti federali sospettano che l’attentatore, ucciso dalla polizia, nutrisse idee di estrema destra. «Gli agenti federali hanno esaminato gli account dei social che ritengono siano stati utilizzati da Mauricio Garcia, 33 anni, e i post che esprimevano interesse per le opinioni suprematiste bianche e neonaziste», ha riportato l’agenzia di stampa. «Garcia aveva anche una toppa sul petto che recitava “Rwds”, acronimo di Right wing death squad, popolare tra gli estremisti di destra e i gruppi della supremazia bianca», ha proseguito. Non solo, secondo la Cnn l’uomo sarebbe stato cacciato dall’esercito per «problemi mentali».
Ora, di per sé non c’è nulla di sbagliato a far luce sui moventi di un attentatore. È anzi doveroso comprendere se le sue idee possano aver influito sui suoi gesti. Il problema nasce da un’altra considerazione. Sembra infatti che le idee degli attentatori vengano sottolineate solo quando la cosa non entra in collisione con la narrazione dominante, benedetta dall’establishment politico-mediatico progressista. Per capirlo, basta guardare a un’altra sparatoria di massa, quella verificatasi a Nashville lo scorso 27 marzo. In quell’occasione, un’attentatrice transgender, Audrey Elizabeth Hale, uccise sei persone (tra le quali tre bimbi) in una scuola cristiana. In quel caso si sono registrate (e si registrano ancora) notevoli resistenze a far pienamente luce sul background ideologico e politico dell’assassina. Le forze dell’ordine hanno infatti trovato quello che è stato ritenuto essere un «manifesto» dell’omicida: una documentazione che ha subito suscitato comprensibile curiosità, anche per fare luce sul movente alla base di quella strage. Eppure finora la polizia si è stranamente rifiutata di pubblicarne il contenuto. «A causa del contenzioso in corso depositato questa settimana, l’avvocato ha consigliato al dipartimento di polizia di Nashville di sospendere il rilascio dei documenti relativi alla sparatoria alla Covenant school, in attesa di ordini del tribunale», ha twittato la polizia locale lo scorso 3 maggio.
Al momento, varie organizzazioni hanno intentato delle cause per ottenere la pubblicazione del «manifesto»: dalla Tennessee firearms association alla National police association. Quest’ultima, in particolare, ha chiesto anche di visionare i messaggi e le comunicazioni del dipartimento di polizia in merito agli scritti dell’attentatrice. Eppure, nonostante questi ricorsi e la pressione di una parte dell’opinione pubblica, la pubblicazione del documento continua a essere rimandata senza spiegazioni troppo convincenti (come sottolineato anche dal noto giurista Jonathan Turley). Tra l’altro, come abbiamo visto, è ormai trascorso più di un mese dai tragici fatti di Nashville: fatti per cui, almeno ufficialmente, non è stato reso ancora noto alcun movente chiaro. Insomma, è abbastanza evidente la differenza di comportamento rispetto alle situazioni in cui gli attentatori sono mossi da ideologie di estrema destra: in queste occasioni, le loro idee vengono celermente rese pubbliche e ripetutamente sottolineate dalla stampa.
Sia chiaro: qui nessuno nega che i moventi legati a ideologie pericolose e squallide, come il suprematismo bianco, debbano essere resi noti ed esplicitamente condannati. Quello che dovrebbe pretendersi, però, è che vadano trattati con la stessa attenzione (e la stessa severità) tutti i moventi che sono alla base di stragi e sparatorie di massa. Sì, anche quei moventi che eventualmente possano mettere in crisi una certa vulgata progressista. Il diritto alla verità e alla trasparenza spetta tanto ai parenti delle vittime della strage di Dallas quanto a quelli delle vittime della strage di Nashville. E questo è un principio che dovrebbe essere ben chiaro sia alle autorità competenti sia all’universo mediatico. Anche perché, negli Stati Uniti è al momento quasi esclusivamente la stampa di orientamento conservatore che sta ponendo il caso del «manifesto» segretato, quando la trasparenza dovrebbe essere invece pretesa insistentemente dalla stampa nella sua interezza. E quindi torniamo a chiedere: perché tanta reticenza sul «manifesto» di Audrey Hale? C’è forse qualcosa che cozza con le narrazioni dominanti tanto care a un certo establishment progressista? Magari in quel documento non c’è nulla di che. Ma questa non sarebbe comunque una buona ragione per continuare a tenerlo segreto. È una questione di fiducia nelle istituzioni. E di rispetto per la memoria delle vittime.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >