Giornata campale ieri per il Consiglio superiore della magistratura. Tornato da Brasile il presidente Sergio Mattarella ha preso in mano la spinosa questione della consigliera laica in quota Fdi Rosanna Natoli che, da giudice della sezione disciplinare del Csm, aveva dato, a casa di un comune amico, alcuni consigli a una sua «incolpata», il magistrato Maria Fascetto. Suggerimenti registrati di nascosto e divenuti di pubblico dominio.Il vicepresidente di palazzo Bachelet Fabio Pinelli si è presentato al Quirinale alle 17,30 e l’incontro è durato mezz’ora. Ma il contenuto, rimasto riservato (non sono stati diramati comunicati), deve aver reso pensieroso l’avvocato padovano, il quale, verso le 19, ha annullato la riunione con i presidenti delle commissioni del Csm fissata per le 18 e che, precedentemente, aveva assicurato si sarebbe tenuta. Pinelli, dopo l’appuntamento, non è ritornato nel suo ufficio di piazza Indipendenza e qualcuno sostiene che avrebbe avuto alcuni colloqui riservati. Anche con la diretta interessata? Sul punto non ci sono conferme. L’unico commento che è trapelato dal Colle è che Mattarella è «molto irritato» per quanto accaduto.
Nel frattempo, la Natoli, dopo aver incontrato il proprio avvocato, Giuseppe Valentino, aveva smesso di rispondere a tutti, colleghi compresi. Una linea decisa forse anche dopo una consultazione con la seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, mentore della stessa Natoli. In questo clima, già nel tardo pomeriggio di ieri, c’era chi scommetteva sulle rapide dimissioni della consigliera. Che, a questo punto, sono molto probabili, se non certe.
Ma con questa prospettiva il Csm sembra destinato a cambiare asse e a slittare nuovamente a sinistra. Anche per la perdita di forza della componente laica.
L’allarme lo ha lanciato il vicesegretario di Azione Enrico Costa, grande esperto di temi legati alla Giustizia. Domenica ha diramato un comunicato molto diretto: «Suggerisco grande attenzione a ciò che accade al Csm. Dopo le accuse ad una consigliera, alcuni consiglieri togati hanno minacciato di non partecipare al plenum se la stessa fosse stata presente. Lei non si è presentata e la nomina del procuratore capo di Catania è passata per un voto. Ora si invocano le dimissioni dal Csm della consigliera in questione: se si dimetterà, il Parlamento dovrà sostituirla. Ma per eleggere il successore ci vorranno i 3/5 delle Camere, ossia i voti di maggioranza ed opposizione. Difficile l’accordo su un nome condiviso. Si genererebbe un’inerzia finalizzata a lasciare il Csm senza un consigliere laico, mutando gli equilibri attuali».
Abbiamo chiesto al parlamentare qualche dettaglio in più su questa sua profezia: «È nell’ordine delle cose. Se si dimette un laico, non subentra il primo degli eletti, ma il Parlamento è chiamato a votare nuovamente, per designare il successore. È richiesta la maggioranza dei 3/5, impossibile senza un accordo tra maggioranza e opposizione, che vedo improbabile. La conseguenza naturale è l’inerzia, con il Csm privato di un laico, e uno squilibrio rispetto ai togati». Facciamo presente che la corrente conservatrice di Magistratura indipendente in questo periodo non sembra compatta nelle sue scelte. La nomina del progressista Francesco Curcio a Catania è stata possibile grazie al voto favorevole di Maria Luisa Mazzola di MI e dell’astensione di Dario Scaletta, consigliere della stessa corrente. Qualche laico parla di accordi tra MI, guidata dall’autunno scorso da Claudio Galoppi, e le correnti di sinistra in vista delle elezioni per l’Anm. Che cosa pensa Costa, anche in considerazione della vittoria di Curcio? «Che non esiste legge elettorale idonea a indebolire il peso delle correnti. Nell’Anm vanno d’amore e d’accordo. Contro i provvedimenti del Governo sparano a zero in coro. Dubito che nel Csm si facciano sgambetti. Le faccio un esempio: Nordio ha nominato una commissione per scrivere i decreti attuativi sul “fascicolo per la valutazione del magistrato”, organo che ha fatto a pezzi la riforma sulla quale l’Anm aveva fatto uno sciopero. Il presidente di quella commissione è diventato segretario di una corrente». Il riferimento è proprio a Galoppi. La Procura di Catania è stata spesso impegnata in indagini che riguardano l’immigrazione clandestina. Se Costa fosse stato un laico avrebbe votato per Curcio o avrebbe scelto uno degli aggiunti che erano in corsa per quel posto (Francesco Puleio, Ignazio Fonzo e Sebastiano Ardita)? «Non le so dire, ma di certo avrei preferito chi ha mostrato di svolgere silenziosamente il suo lavoro, chi ha registrato meno ingiuste detenzioni, chi ha sfruttato meno il processo mediatico. La scelta è stata assunta per un voto di scarto in una seduta il plenum non era al completo perché una consigliera è stata “invitata” a non partecipare». Ma il voto, viste le pressioni esercitate sulla Natoli, deve essere invalidato? «Prevedo ricorsi. Sulle nomine decidono ormai più i Tar che il Csm, visto che le impugnazioni degli esclusi fioccano a ripetizione. Probabilmente questo caso non farà eccezione» è la risposta. Che descrive una realtà desolante, quella di un sistema che non è mai cambiato e che anziché tenere conto del curriculum dei candidati preferisce seguire le consuete logiche spartitorie, gli accordi a pacchetti. Di fronte a questo quadro viene da domandarsi: la Natoli si deve dimettere? «È una consigliera laica eletta dal Parlamento, dovrebbe dimettersi su richiesta dei togati, senza neanche una procedura di contestazione formale?» conclude Costa.
Ieri il sostituto procuratore generale di Milano Cuno Tarfusser, candidato con Azione alle Europee, ha approfittato del caso Natoli per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Opinioni non proprio in linea con quelle di Costa. Tarfusser è la toga divenuta celebre per la richiesta di revisione del processo a Rosa e Olindo, istanza presentata in modo irrituale. Motivo per cui il magistrato è stato punito con una censura. Ma visto che la relatrice del procedimento disciplinare era proprio la Natoli, Tarfusser è partito all’assalto della sezione che lo ha giudicato e ha parlato di «sette» (le correnti) e di «vergognoso mercimonio, qualitativamente al ribasso, degli incarichi». La toga ha sparato un siluro anche contro la politica: «Anziché ridurre da due terzi a un terzo i rappresentanti della magistratura nel Csm, unico modo per rendere finalmente innocue le quattro “sette”, addirittura le rafforza triplicando gli organismi di una sempre più perversa e invasiva gestione del potere giudiziario nella giurisdizione».
Infine, il giudice Andrea Reale, esponente del gruppo di magistrati non correntizzati di Articolo 101, dopo aver letto i nostri articoli sul caso Natoli, ha scritto in una mailing list: «Ci sono riferimenti anche ad asserite pressioni e condizionamenti della consigliera laica per disertare il voto sulla Procura di Catania (con nomi e cognomi). Sembrano fatti altrettanto gravi quanto quelli venuti fuori dalle registrazioni pubblicate. Ma l’Associazione nazionale magistrati sta ancora muta?». Condividiamo la sua legittima curiosità.
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