L’assegnazione ieri del Premio Nobel per la pace alla giudice sudafricana Navanethem Pillay, detta Navi, 85 anni, che ha fatto parte della Corte penale internazionale, ha scatenato le proteste di Israele e Stati Uniti, questi ultimi decisi a sanzioni contro la Cpi.
La contrapposizione con Tel Aviv e Washington nasce dall’incriminazione per genocidio del premier israeliano Benjiamin Netanyahu. Per il primo ministro ebraico «il comitato Nobel ha perso la sua bussola morale». Definisce la Pillay «una fanatica che ha costruito la carriera inventando e diffondendo calunnie sanguinose contro l’unico e solo Stato ebraico».
Per Netanyahu, la neo-Nobel «ha legittimato» l’ex procuratore capo della Cpi, Karim Khan, che «ha costruito un caso falso contro Israele per deviare accuse da suoi collaboratori di stupro e molestie sessuali». Duro anche il ministero degli Esteri israeliano: «Joseph Goebbels (ministro della Propaganda nazista, ndr) sta applaudendo dall’inferno. Se esistesse un premio per le menzogne, l’odio e le accuse di “omicidio rituale”, Navi Pillay sarebbe la favorita».
Chi è Navi Pillay, la giudice sudafricana premiata
La Pillay è di origini indù tamil ed è stata nel 1995 la prima donna non bianca a far parte dell’Alta Corte del Sudafrica, prima di entrare nel 2003 nella Cpi. Ha commentato il premio con uno sberleffo al presidente Usa Donald Trump e a chiunque tenda all’uso della forza nelle questioni internazionali, sebbene nella realtà sia prassi radicata in tutta la storia umana, probabilmente anche quella futura: «Il mio messaggio ai leader politici è che avete un obbligo giuridico: al di là di qualsiasi altro impegno morale, avete l’obbligo legale di proteggere i diritti umani, evitare la guerra e rendere concreta la Carta delle Nazioni unite».
Trump ha definito «vergognosa» l’assegnazione del Nobel alla Pillay: «Nutre un odio dichiarato verso l’America e Israele. Ha celebrato terroristi e premiato Hamas. Ha condotto una “indagine” farsa sostenendo che Israele avesse commesso un genocidio e sollecitandone il perseguimento giudiziario».
Da Maria Corina Machado alle nuove tensioni con Washington
Per la Casa Bianca, questa tornata del Nobel funziona al contrario rispetto a quella dello scorso anno. Il 10 ottobre 2025, infatti, gli Stati Uniti avevano accolto con favore la premiazione della leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado. Quello stesso premio aveva aperto la strada all’attacco militare del 3 gennaio 2026 in Venezuela, quando le forze americane avevano catturato il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores.Talmente in sintonia era stato quel Nobel con la linea Usa che la Machado aveva, il 15 gennaio, consegnato la sua medaglia a Trump.
Le sanzioni Usa contro la Corte penale internazionale
Il giro di boa delle opposte propagande ha portato invece ieri gli Stati Uniti a reagire a questo nuovo Nobel per la pace annunciando sanzioni contro la Cpi, di cui gli Usa non fanno parte e, anzi, hanno promosso a partire dallo scorso luglio una campagna per lo smantellamento.
Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha dichiarato che le sanzioni americane, confermate dal Dipartimento del Tesoro, «vieteranno le transazioni della Corte, tagliando le sue risorse e paralizzando la sua capacità operativa». E ha spiegato: «L’America non ha mai aderito alla Corte. Non ne abbiamo bisogno. E non la vogliamo».
La risposta dell’Unione europea e dell’Onu
La Commissione europea ha diramato una nota in cui promette di correre in soccorso della Cpi per garantirne l’operatività: «L’Ue collaborerà strettamente con la Cpi per garantirne la continua ed efficace operatività». L’Italia e altri sette Paesi, Canada, Danimarca, Germania, Francia, Giappone, Olanda e Gran Bretagna, hanno espresso «incrollabile sostegno» alla Corte. La presidente della Cpi, la giapponese Tomoko Akane, ha ricevuto il sostegno della rappresentante Esteri Ue, Kaja Kallas, che ha definito la Cpi «un pilastro» della giustizia internazionale, mentre dall’Onu ha parlato l’Alto commissario per i diritti umani, Volker Turk, bollando come «inaccettabili» le sanzioni Usa.
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