Israele ferma la Flotilla, ira di Meloni. Si desta pure la sinistra, muta sull’Ue
  • Condanna del premier per il sequestro delle navi, con 24 italiani a bordo, in acque internazionali vicino Creta. Le opposizioni, che fischiettano sulla rigidità di Bruxelles sul deficit, ora pretendono un’informativa in Aula.
  • I 175 attivisti arrestati in mare saranno rilasciati in Grecia. Itamar Ben Gvir contrario. Atene: «Noi mai consultati».

Lo speciale contiene due articoli

Dopo l’atto di pirateria compiuto in acque internazionali, ma praticamente in Europa, da parte delle forze armate israeliane nei confronti della Flotilla, la pazienza nei confronti di Israele, o almeno del governo guidato da Benjamin Netanyahu, è agli sgoccioli. Non ne possono più di questa tracotanza, di questo totale disprezzo del diritto internazionale, anche i governi più tolleranti, in questi anni, con l’esecutivo di Tel Aviv, a partire da quello italiano. Ricordiamo cosa è accaduto: 21 imbarcazioni sequestrate dalle forze navali israeliane in acque internazionali al largo di Creta, a ben 960 chilometri da Gaza, almeno sette delle quali battono bandiera italiana. Su 175 fermati, 24 italiani. Troppo, veramente troppo, come dicevamo, pure per il governo italiano.

Nella mattinata di ieri, Palazzo Chigi diffonde una nota particolarmente dura: «Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni», recita il comunicato, «ha tenuto una riunione cui hanno partecipato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, il ministro della Difesa, Guido Crosetto e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, sugli sviluppi relativi alla Global Sumud Flotilla. In questo quadro, il governo italiano condanna il sequestro delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, avvenuto in acque internazionali al largo delle coste greche e chiede al governo d’Israele l’immediata liberazione di tutti gli italiani illegalmente fermati, il pieno rispetto del diritto internazionale e garanzie sull’incolumità fisica delle persone a bordo.

Qualche ora dopo, arriva una nota congiunta dei ministeri degli Esteri di Roma e Berlino: «Italia e Germania», si legge, «seguono con forte preoccupazione gli sviluppi relativi alla Global Sumud Flotilla, sequestrata la notte scorsa in acque internazionali al largo della Grecia. Chiediamo il pieno rispetto del diritto internazionale applicabile e di astenersi da azioni irresponsabili. La nostra priorità assoluta e condivisa è garantire la sicurezza dei nostri cittadini, in linea con il diritto internazionale umanitario. Ricordiamo il nostro comune impegno e gli sforzi della comunità internazionale per fornire aiuti umanitari a Gaza in conformità con il diritto e gli standard internazionali».

Attenzione: i due governi sono quelli che fino ad ora hanno evitato, opponendosi in sede europea, la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele e l’imposizione di sanzioni contro il governo di Netanyahu. Il fatto che diffondano una nota congiunta non è un caso: potrebbe essere un segnale a Israele, del tipo: se continuate così, non contate più su di noi. A proposito di Europa, si esprime con fermezza anche la Commissione: «La libertà di navigazione», sottolinea Anouar El Anouni, portavoce della Commissione Ue per gli Affari Esteri, «nel diritto internazionale deve essere rispettata. Questo è un punto. Inoltre, abbiamo invitato e ribadiamo l’invito a Israele a rispettare il diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale marittimo, che è molto chiaro». Meloni, in serata, durante la conferenza stampa è tornata a parlare di Flotilla, specificando che non aver cambiato idea: «A me continua a sfuggire l’utilità di iniziative che non portano benefici alla popolazione di Gaza ma portano a noi molto altro lavoro e problemi da risolvere». Per poi aggiungere, circa la possibilità di inviare una scorta della Marina per le imbarcazioni che non sono state intercettate e che potrebbero proseguire la rotta verso Gaza: «Non ho ancora preso in considerazione l’invio delle navi ma non ho parlato col ministro competente, mi riservo di farlo nelle prossime ore».

Inevitabilmente, le opposizioni nostrane si son fiondate sulla vicenda, cercando di mettere in difficoltà il governo, ritrovando la voce che non si era sentita, tanto per fare un esempio, in relazione alla richiesta rivolta dall’Italia all’Europa di rivedere le regole del Patto di stabilità considerata la fase drammatica che il mondo sta vivendo dal punto di vista della crisi energetica scatenata dalla guerra di Usa e (manco a dirlo) Israele in Iran. Sia al Senato che alla Camera, la richiesta delle minoranze è quella che il governo riferisca in aula.

Le parole ferme, dure, della Meloni? Manco a dirlo, per la sinistra non bastano: «Di fronte all’ennesimo atto di terrorismo del governo Netanyahu non basta la condanna. L’unica risposta possibile», attacca Angelo Bonelli, deputato di Avs, «dopo anni di distruzione di Gaza e del popolo palestinese, con oltre 70.000 civili uccisi e 4 milioni di profughi tra Gaza e Libano, sono le sanzioni contro il governo israeliano e il riconoscimento immediato dello Stato di Palestina. La Meloni oggi chiede il rispetto del diritto internazionale, ma quando in Europa si è trattato di passare dalle parole ai fatti l’Italia si è messa di traverso. Il governo italiano si è opposto alla sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele».

«Davanti a questo atto di pirateria», dichiara il senatore del M5s Marco Croatti, «chiediamo al governo di chiarire in Parlamento i termini della fumosa e ambigua sospensione del rinnovo automatico del memorandum militare con Israele. E chiediamo conto al governo della sua contrarietà in Europa allo stop dell’accordo commerciale di libero scambio Israele-Ue».

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