Dopo qualche scambio di affettuosità («C’è lo zero per cento di possibilità di un’ammucchiata con il centrodestra», «Di lui, in questo momento, mi importa meno di zero»), tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini è tornato il sereno. Da leader di fronti opposti pronti alla guerra, da ieri sono ritornati capi di due partiti vicini. Talmente vicini da scambiarsi gesti di complicità, come per esempio votare compatti per il nuovo presidente della commissione speciale che a Montecitorio dovrà esaminare il Documento di economia e finanza, ossia il bilancio di previsione dello stato. Per l’alto incarico è stato scelto il leghista Nicola Molteni, uno che ha il record di emendamenti e proposte di legge e dunque, almeno per produttività, ha certo titolo di occupare la delicata e prestigiosa poltroncina.
Tuttavia la preparazione del prescelto non ha evitato che il Pd gridasse all’occupazione manu militari di tutte le cariche parlamentari, operazione che avrebbe lasciato poco e nulla alle opposizioni. «Mai si è vista tanta arroganza», hanno commentato gli orfani di Matteo Renzi. Mai per lo meno prima che nel 2013 il Pd decidesse di occupare ogni strapuntino, lasciando le minoranze a bocca asciutta. Così oggi, per la legge del contrappasso, Di Maio e Salvini fanno lo stesso, anche se in questo caso non è un solo partito a occupare, ma due.

Al di là delle polemiche, messe in campo per rispettare i ruoli di opposizione e maggioranza, la giornata di ieri si è però chiusa sotto il segno della concordia, quanto meno fra 5 stelle e Lega. Sarà perché il capo dello Stato ha fatto trapelare l’intenzione di voler affidare dopo il secondo giro di consultazioni l’incarico di formare il nuovo governo, fischiando la fine di una ricreazione durata settimane. Sarà perché con il passare del tempo, non essendoci soluzione, ognuno ha il terrore di ritrovarsi con il cerino in mano e dunque vuole accelerare per evitare di bruciarsi. Sta di fatto che ieri qualche cosa si è mosso nel muro contro muro che va avanti da più di un mese. Invece di continuare nel balletto, Di Maio e Salvini hanno firmato un comunicato congiunto, il primo della loro vita. Nella breve nota i due leader e aspiranti presidenti del Consiglio hanno annunciato la ritrovata armonia, per lo meno sulla necessità di far funzionare il Parlamento, provvedendo a nominarne gli organismi direttivi. E di qui, dunque, l’intesa sull’elezione del lumbard Molteni, il quale dovrà fare in fretta ad assumere l’incarico, in quanto il Def dovrebbe essere approvato entro il 30 di aprile, vale a dire in poche settimane e senza poter ricorrere alla fiducia, perché il governo non c’è e i tempi sono veramente strettissimi.

L’accordo sul leghista ai vertici della commissione speciale ovviamente ha dato vita a ogni genere di congetture. La più sentita è questa: secondo le chiacchiere del Palazzo, la scelta di Molteni dimostrerebbe che Lega e 5 stelle in queste settimane hanno messo in scena uno spettacolo a uso e consumo degli ingenui. Secondo la tesi, tutto sarebbe già deciso, perché Di Maio e Salvini avrebbero un accordo da prima delle elezioni. Altro che telefonarsi, i due addirittura si frequenterebbero e sarebbero pronti al matrimonio, decisi a breve a imboccare la salita del Quirinale per farsi impartire la benedizione dal capo dello stato. Sarà così? Per quanto ci riguarda noi siamo più cauti e, pur ritenendo che i leader dei due partiti vincitori delle elezioni alla fine saranno costretti a mettersi d’accordo, siamo convinti che l’intesa di governo non sia ancora stata raggiunta. I due vogliono sposarsi, ma ci sono ancora troppi ostacoli. Secondo David Parenzo, che lo ha detto l’altro pomeriggio in tv, Di Maio non si rassegnerebbe ad avere Silvio Berlusconi come suocera e dunque le nozze sarebbero a rischio.

Può darsi che il pentastellato faccia fatica a mandar giù un tipo ingombrante e invadente come il Cavaliere, ma ci corre l’obbligo di segnalargli che se dice no al fondatore del centrodestra potrebbe trovarsi alla guida del governo il suo acerrimo nemico Roberto Fico il quale, essendo la terza carica dello Stato, potrebbe ricevere dalle mani di Sergio Mattarella l’incarico di formare il nuovo governo. Di Maio si ritroverebbe scavalcato proprio da colui che credeva di aver parcheggiato in un ruolo istituzionale. E se non fosse Fico potrebbe essere Maria Elisabetta Alberti Casellati, una che con tutti quei nomi e cognomi riempirebbe da sola i titoli dei giornali e i sottotitoli dei tiggì. La presidente del Senato, per Luigino, sarebbe una vera beffa: negare l’ingresso di Berlusconi in maggioranza per poi dare via libera a una berlusconiana di ferro a Palazzo Chigi. Dire no al Cav e dire sì all’amazzone del Cav? Roba da spararsi.

Da non perdere

L'editoriale

Fa paura la sinistra, non Vannacci

Da giorni l’attenzione della grande stampa è concentrata sul generale Vannacci, il nuovo pericolo nero. Strumentalmente i giornali passano al setaccio le idee e la squadra di Futuro nazionale nella speranza che, enfatizzando le notizie che riguardano il nuovo partito,…

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno
L'editoriale

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno

Ogni cittadino deve essere considerato innocente fino a prova contraria. Il principio giuridico è sancito nella Costituzione, che con l’articolo 27 stabilisce come la «prova contraria» consista nella condanna definitiva. Dunque, fino a quando la Cassazione non abbia «validato» il…

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota
L'editoriale

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota

La sinistra non vuole che sul Covid si facciano troppe domande. Dunque, ha deciso di abbandonare i lavori della commissione istituita per fare chiarezza sulla gestione della pandemia. È successo ieri, durante una seduta agitata in cui la delegazione di…

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA
L'editoriale

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA

Programmi tv a senso unico e sondaggi compiacenti: le celebrazioni per il referendum, che 80 anni fa cambiò le sorti del Paese, assomigliano sempre più a una cerimonia per omaggiare un sovrano, Mattarella, esondante in ogni campo. E con il…