Il mantra della sinistra antigoverno: Salvini mostro, ha ragione l’Europa
Giornali e Pd utilizzano il leader della Lega per spaccare l’esecutivo. Ma a metterci in difficoltà sono proprio le nazioni con cui secondo loro dovremmo collaborare. Che, invece, ci vogliono zitti e buoni. E con i porti aperti.

Avvilisce ma non sorprende più di tanto che la cosiddetta grande stampa italiana si sia appropriata in un lampo della posizione macroniana, che Repubblica ha sintetizzato nel titolo di apertura: L’ultimatum di Macron alla premier italiana. «Scelga tra il dialogo e la linea Salvini». Il portavoce del governo francese Olivier Veran, ha osato anche di più, dichiarando che «Giorgia Meloni è la grande perdente di questa situazione». Una visione che si è intestato a tempo di record anche il Partito democratico, i cui esponenti si presentano in ogni studio televisivo a dichiarare che la linea dura sui migranti starebbe «isolando l’Italia».

In parte è il solito giochino giornalistico nostrano, che consiste nel mettere in scena una divisione interna alla destra: il feroce Matteo Salvini, anima nera razzistella, da un lato; dall’altro, la dialogante Meloni, che verrebbe danneggiata dall’alleato intemperante. Si dimentica, forse, che l’attuale presidente del Consiglio propone da anni il blocco navale, misura che fino a prova contraria non prevede la libera e allegra circolazione delle Ong nelle acque del Mediterraneo.

In ogni caso, resta che la gran parte dei commentatori italici, pur di attaccare il governo, è disposta a portare acqua al mulino di Francia, Germania e Spagna. Cioè nazioni che nell’ordine hanno: respinto i migranti a bastonate, sigillato le frontiere, siglato accordi con la Turchia per bloccare i flussi, sparato sugli stranieri che tentavano di passare il confine. Il fatto che i nostri vicini europei si siano comportati in questo modo nel corso degli anni non è affatto irrilevante e non lo ricordiamo per alimentare sterili polemiche campanilistiche. Semmai, l’atteggiamento degli altri Stati membri dell’Ue smentisce categoricamente la retorica sull’isolamento dell’Italia e le uscite francesi che ci dipingono come perdenti.

A metterci in difficoltà, nei fatti, non è la presunta linea cattivista salviniana che mira allo scontro a tutti i costi. A rinchiuderci all’angolo, al contrario, è l’atteggiamento dei capi dei governi con cui teoricamente dovremmo dialogare. Lo possiamo affermare con certezza perché ne abbiamo le prove: dal 2013 – cioè da quando il governo Letta sottoscrisse il trattato denominato Dublino III – a prevalere è stata la linea del dialogo. C’è stata, è vero, la piccola parentesi gialloverde, con i blocchi alle Ong che sono costate a Salvini qualche poco simpatico processo. Ma per tutto il tempo restante l’Italia non ha fatto altro che aspettare l’Europa. E quali risultati ha ottenuto? Quelli che oggi chiunque può verificare.

Ai tempi del governo di Matteo Renzi, va detto, fu l’Italia a offrirsi di spalancare le frontiere in cambio di qualche concessione sulla spesa pubblica (verità rivelata da Emma Bonino e mai realmente smentita). In seguito, il Pd fu costretto dalla pressione dell’opinione pubblica a cambiare linea, affidandosi a Marco Minniti. Il quale, in effetti, riuscì nella difficile impresa di ridurre i flussi. Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, ci hanno pensato i francesi a neutralizzare il lavoro dell’ex ministro.

Quando Salvini (e Giuseppe Conte, che ora cerca di far dimenticare quei giorni) s’intestarono la battaglia contro i taxisti del mare, in effetti a Bruxelles qualcosa si mosse, e si iniziò a discutere più seriamente di spartizioni e ricollocamenti, anche se rimasero sul tavolo numerosi punti critici. Poi è arrivata Luciana Lamorgese, la quale ha immediatamente ripristinato il comportamento «dialogante». In breve tempo, la riduzione dei flussi è stata vanificata. Ci sono state fatte molte promesse, sottoforma dei famigerati accordi di Malta che avrebbero dovuto cambiare una volta per tutte «l’approccio Ue all’immigrazione», ma che si sono da subito rivelati una truffa clamorosa.

Nel frattempo, il numero di sbarchi è triplicato, le Ong agiscono ancora come vogliono e i nostri confinanti proseguono a mantenere le frontiere sbarrate. Ebbene, tutto ciò ci mostra una grande verità. Quando i francesi o i tedeschi o altri parlano di dialogo, in realtà intendono sottomissione. Oh, certo, magari inizialmente possono esibire la faccia buona, possono persino riconoscere pubblicamente che sulla migrazione di massa bisogna intervenire. Ma non appena l’Italia tenta, nel concreto, di far valere i propri interessi nazionali, ecco che il clima si raggela, e i finti amici riprendono a mostrare le zanne.

Dicono gli editorialisti illuminati che non esiste emergenza, e che dunque non v’era alcuna necessità di battere i pugni proprio adesso. Come no: finora quest’anno sono morte nel Mediterraneo appena 1.300 persone, di sicuro si può continuare a far finta di niente. Si può proseguire a ignorare quel che accade a Lampedusa e negli altri hotspot sovraffollati, e di certo possiamo permetterci di far entrare altre persone che finiranno per lo più a vivere in condizioni di estremo disagio.

Quel che ci si aspetta dall’Italia, dopo tutto, è che agisca come ha fatto nell’era Draghi. Dovremmo continuare ad accogliere gli sbarcati, magari senza dare troppa pubblicità agli eventi, in modo che la gente non se ne accorga. In fondo, si tratterebbe di qualche decina di migliaia di persone in ingresso, forse qualche centinaio di migliaia. Non sarebbe di sicuro un impatto devastante a livello nazionale: molti non se ne accorgerebbero nemmeno. Si limiterebbero a farne le spese le fasce più deboli della popolazione, peggio per loro. In compenso, i nostri vicini francesi o tedeschi potrebbero allegramente continuare i propri maneggi in Africa, senza preoccuparsi di contribuire a creare una politica seria a livello comunitario per bloccare le partenze e far cessare la vessazione del Continente nero.

Ecco, questo è il «dialogo» che ci si attende da noi. Vogliono che tacciamo e che aspettiamo l’Europa. E intanto che attendiamo Godot, gli altri godono. A spese nostre e sulla pelle dei migranti. Poi il cattivo è Salvini

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