A Roma la seconda tappa di «Impatto»: il venture capital italiano punta a crescere e a generare fiducia
Alla seconda tappa romana di Impatto, il roadshow promosso da Italian Tech Alliance per avvicinare gli investitori istituzionali al mondo del venture capital, il tema che attraversa tutti gli interventi è uno solo: l’Italia investe ancora troppo poco sulle proprie startup.

A dirlo, con una domanda volutamente provocatoria, è il presidente di Italian Tech Alliance, Davide Turco: «L’Italia vuole davvero diventare un Paese capace di generare unicorni?». L’occasione è il confronto pubblico con cui l’associazione prova a portare il mondo politico, i grandi investitori e le corporate a guardare con maggiore attenzione a un settore che in altri Paesi europei ha già assunto dimensioni ben più rilevanti.

Turco ricorda che in Italia i fondi di venture capital restano pochi e di dimensioni ridotte, mentre un quadro normativo frammentato finisce per rallentare l’operatività. Per fare un salto di qualità, sostiene, serve prima di tutto far conoscere ciò che già funziona: le scale-up che hanno registrato crescite significative o exit di successo, e che dimostrano come un ecosistema più solido possa generare ritorni finanziari e ricadute concrete nei settori strategici, dall’intelligenza artificiale al deeptech fino alle scienze della vita.

La giornata si apre con l’esperienza di Shopfully, presentata dal fondatore e Ceo Stefano Portu. La scale-up, oggi attiva in 25 mercati tra Europa, America Latina e Australia, è uno dei casi scelti per mostrare in concreto cosa significhi trasformare un’idea in un’azienda capace di competere su scala globale. A seguire, il dialogo tra Massimiliano Simi, cofondatore di MMI, e Alessio Beverina, founder di Panakes, mette a fuoco le dinamiche quotidiane tra chi crea un’impresa innovativa e chi investe per sostenerne la crescita.

Il confronto si allarga poi al ruolo degli investitori istituzionali e alle condizioni che potrebbero permettere al settore di crescere. Dal punto di vista normativo, emerge ancora una distanza marcata tra chi scrive le regole e chi opera nell’innovazione: due linguaggi diversi in un momento in cui servirebbe, al contrario, una collaborazione più rapida e coordinata. Nel mondo delle startup, osservano più voci, il vero incentivo non può arrivare soltanto dalle norme, ma da un presupposto più essenziale: la fiducia. La fiducia di un fondo che sceglie un’idea, si assume il rischio e accompagna un team lungo un percorso che richiede tempo e capitali adeguati.

È su questo punto che interviene Giulio Veltri, capo dell’Ufficio Legislativo del Mimit, richiamando i dati di Bankitalia: appena 280 startup finanziate sulle oltre duemila iscritte al registro. Una fotografia che conferma la distanza dal resto d’Europa e la difficoltà dei fondi italiani, spesso troppo piccoli per soddisfare la domanda. Il governo, spiega, punta dunque a sensibilizzare i grandi investitori istituzionali – fondi pensione e assicurazioni in primis – tradizionalmente prudenti perché responsabili del risparmio dei cittadini. In questo quadro, la previdenza complementare è ritenuta un attore decisivo.

Da Assoprevidenza, il presidente Sergio Corbello invita a superare l’attuale logica dei vincoli di portafoglio a favore di un sistema di crediti d’imposta che permetta ai fondi pensione di aumentare la propria esposizione al venture capital. E propone misure simili anche per il comparto assicurativo. Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione, ricorda invece che oggi il 95% degli 80 miliardi dei fondi negoziali resta investito in obbligazioni. Da anni – osserva – si lavora per avvicinare questi investitori al private market, anche con l’obiettivo di sostenere impatto sociale e occupazione. Le recenti agevolazioni fiscali vanno nella direzione attesa.

Il contributo delle corporate, sottolinea Patrick Oungre, CEO di A2A Life Ventures, è altrettanto determinante. Il corporate venture capital permette alle aziende di accedere a nuove tecnologie, sviluppare competenze e favorire uno scambio continuo di know-how: ogni investimento diventa un progetto strategico che unisce visione industriale e approccio tipico del VC.

Sul fronte delle scienze della vita, Paola Pozzi, partner di Sofinnova Partners – Telethon Strategy, ricorda che l’Italia vanta un’eccellenza scientifica riconosciuta a livello internazionale. Un valore che però fatica a tradursi in impresa e ad attrarre capitali. Perché questo avvenga, osserva, serve un ecosistema in cui ricerca, imprenditorialità e finanza riescano finalmente a dialogare.

La tappa romana di Impatto si chiude con un messaggio comune emerso da tutti i contributi: la crescita del venture capital in Italia passerà attraverso maggiore coesione, incentivi più efficaci, ma soprattutto un salto di fiducia da parte di chi può – e deve – accompagnare l’innovazione verso una scala più ambiziosa.

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