“6865 – L’IMI Giovannino Guareschi”

A Roma fino al 13 ottobre una mostra curata da Marco Ferrazzoli per ricordare la prigionia dell’internato Giovannino Guareschi, creatore di Don Camillo.

A 80 anni dalla firma dell’armistizio, “6865 – L’IMI Giovannino Guareschi” intende celebrare gli Internati militari italiani attraverso colui che ne è stato il più celebre ed efficace testimone. La mostra raccoglie testi, immagini, materiale e video che sintetizzano questa testimonianza, resa da Guareschi anche animando numerose iniziative per sollevare lo spirito dei commilitoni: celeberrimo il suo motto “Non muoio neanche se mi ammazzano!”.

L’esposizione è aperta presso la sede dell’ANRP in via Labicana 15/A, fino al 13 ottobre, dal lunedì al venerdì, ore 9-13. La visita consente di conoscere anche la mostra permanente “Vite di IMI” che attraverso memorabilia e suggestioni multimediali illustra l’esperienza degli Internati dalla cattura alla liberazione.

All’inaugurazione di ieri, 26 settembre, hanno partecipato Marco Ferrazzoli, curatore della mostra e biografo di Guareschi, e Rosina Zucco, direttrice del Museo “Vite di IMI”.

Guareschi è universalmente conosciuto come l’autore della saga del “Mondo piccolo”, Don Camillo e Peppone sono protagonisti di libri e film che hanno avuto e continuano ad avere successo in tutto il mondo. Come giornalista, in particolare con il “Candido”, contribuisce tra l’altro a evitare il rischio che l’Italia finisca nell’orbita del Patto di Varsavia.

Meno noto è però che Giovannino è anche uno degli oltre 600 mila italiani che, dopo l’8 settembre 1943, dicono “No!” alla collaborazione con i tedeschi e con la Repubblica Sociale, subendo quasi due anni di durissima deportazione nei lager, nel quale circa il 10 per cento dei prigionieri perde la vita, e un umiliante ritorno a casa. Un’esperienza che forma Guareschi nel profondo e dalla quale in qualche modo nascono le idee e le convinzioni che poi trasferisce nelle sue opere e nella sua vita. Fino a che, molti anni dopo, torna a pagare con la detenzione la sua scelta di libertà, scontando 13 mesi di carcere nell’Italia repubblicana.

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