A caccia di caccia. Dopo la visita in Svezia, domenica, Volodymyr Zelensky ha raggiunto a sorpresa il premier olandese, Mark Rutte, all’aeroporto di Eindhoven. Lì, si è fatto immortalare mentre ispezionava un F-16, uno di quelli che Joe Biden ha autorizzato Paesi Bassi e Danimarca a fornire agli ucraini. Quindi, il presidente si è recato dall’omologa danese, Mette Frederiksen, che ha accettato di far parte della coalizione per la consegna dei jet. Il leader di Kiev ha così inaugurato l’ennesima passerella internazionale: ha visto i reali danesi ed è volato ad Atene, per una «cena informale» con i capi degli Stati balcanici occidentali e i vertici europei. Ma al di là di sfilate e fotografie, gli aerei – l’Ucraina ne chiede 128, per assicurarsi la superiorità sul nemico – non sono destinati al decollo immediato.
Innanzitutto, i primi sei F-16 saranno spediti a fine anno. E poi ci sono già titubanze, turbolenze e paletti all’interno delle nazioni donatrici. Gli scandinavi hanno precisato che l’impiego dei velivoli dovrà essere limitato al territorio ucraino: niente incursioni in Russia, per evitare che attacchi con mezzi Nato siano interpretati da Mosca come una dichiarazione di guerra. Già ieri, in effetti, l’ambasciatore russo a Copenaghen, Vladimir Barbin, ha evocato «un’escalation del conflitto».
In Olanda, intanto, si è aperta una frattura tra l’esecutivo uscente e una parte del Parlamento, con i partiti di destra e sinistra radicale sulle barricate.
Jasper van Dijk, deputato socialista, membro di The Left all’Eurocamera, ha lanciato un tweet piccato, contestando «una decisione di vasta portata che deve essere discussa prima» con i rappresentanti del popolo. «Specie quando un governo è dimissionario», come nel caso di quello presieduto da Rutte. Van Dijk ha anche insistito su una chiara definizione delle regole d’ingaggio per l’utilizzo sul campo dei caccia. Ci è andato giù ancor più pesante il Forum per la democrazia, il partito euroscettico di Thierry Baudet: «Follia. F-16 olandesi all’Ucraina per bombardare obiettivi russi. Persino adesso che Rutte è dimissionario, sta spingendo i Paesi Bassi ancora più dentro la guerra. E ci riesce perché tutti i partiti in Parlamento sostengono il suo bellicismo».
Le difficoltà, comunque, riguardano anche l’addestramento dei piloti. Dieci giorni fa, il Washington Post ha citato due anonimi ufficiali ucraini, i quali precisavano che il programma di formazione sarebbe stato rinviato a gennaio, per carenza di istruttori e per problemi di comprensione della lingua inglese da parte dei membri dell’aeronautica di Kiev. Certo, schierare i jet darebbe man forte alla resistenza e alla sua deludente controffensiva. Sulla quale è tornato a manifestare perplessità proprio il quotidiano edito da Jeff Bezos, dopo la rivelazione che, secondo gli 007 Usa, gli ucraini mancheranno l’obiettivo principale del loro piano: riconquistare Melitopol e tagliare il ponte terrestre che gli invasori utilizzano da collegamento con la Crimea.
Ieri, il Post ha pubblicato una lunga analisi, con un titolo lapidario: «L’Ucraina sta finendo le opzioni per riguadagnare pezzi significativi di territorio». Il punto dell’autrice, Susannah George, che ha interpellato vari esperti, fotografa passi avanti «limitati a una manciata di villaggi», mentre le truppe nemiche, addirittura, «avanzano nel Nord», specie intorno a Kupyansk: nella città è stata ordinata un’evacuazione di massa di civili, benché la zona fosse tornata sotto il controllo delle forze di Kiev l’anno scorso. Adesso, la resistenza rischia di impantanarsi nel fango causato dalle imminenti piogge autunnali.
Franz-Stefan Gady, dell’International institute for strategic studies, ha confermato al giornale statunitense che «non dovremmo aspettarci il raggiungimento di alcun grosso obiettivo militare a breve». La strategia ucraina, stando al Washington Post, rimane ancorata a un «approccio scrupolosamente lento per blindare gli avanzamenti, a scapito della velocità», per la quale propendevano gli alleati occidentali.
Alle pesanti perdite e al sostanziale stallo, Kiev sta rispondendo con i raid effettuati tramite droni, probabilmente pure all’interno della Russia, benché le incursioni sulla capitale non siano state rivendicate in forma ufficiale. Ieri, Vladimir Putin ha incontrato il governatore della regione di Mosca: due persone erano rimaste ferite da frammenti di droni abbattuti. Un altro attacco è stato sventato a Belgorod. Ma mentre questi bombardamenti «possono distogliere l’attenzione» dall’inconcludenza della controffensiva, «è improbabile che spostino gli equilibri della guerra» in favore degli aggrediti. Anche perché «hanno provocato danni minimi». La George cita, a tal proposito, Bob Hamilton, colonnello dell’esercito a stelle e strisce in pensione: «Gli ucraini semplicemente non hanno le capacità sufficienti per costruire abbastanza droni e colpire in profondità il territorio russo», così da sfiancare il nemico e privarlo della possibilità di combattere. Gli uomini dello zar, anzi, «esibiscono una fiera resistenza» ai missili a lungo raggio degli americani. E se l’Iran promette di rafforzare la cooperazione bellica con il Cremlino, il personale di Zelensky addestrato in Occidente sarebbe, incredibilmente, tutto impegnato negli sminamenti.
Può essere che un colpo di scena di questa guerra «imprevedibile», come l’ha definita Jake Sullivan, consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale, ci smentisca. Ma a quanto pare, oltre alle opzioni militari, Kiev sta finendo il tempo. Quello che la separa dalle presidenziali Usa 2024, cui Biden non vorrà presentarsi ad armi che ruggiscono e rubinetti degli aiuti grondanti denaro dei contribuenti. La campagna della stampa progressista è una sirena che fa rumore quasi quanto gli allarmi antiaerei.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >