L’esplorazione sostiene i conti Eni
Claudio Descalzi (Ansa)
L’utile scende a causa del calo del prezzo dei carburanti, ma rimane sopra le stime degli analisti. Claudio Descalzi: «Acceleriamo la produzione di Gnl. Risultati eccellenti».

Il calo dei prezzi degli idrocarburi impatta sugli utili di Eni nel terzo trimestre e nei primi nove mesi dell’anno. Ciononostante, il gruppo è riuscito a battere le stime degli analisti, in particolare grazie alla performance della divisione esplorazione e produzione (E&P). Il colosso guidato dall’ad Claudio Descalzi ha messo a segno nel terzo trimestre un utile adjusted (quello cioè rettificato prima delle imposte al quale si sottraggono gli oneri o i proventi straordinari) di 1,81 miliardi, in calo del 51% anno su anno. Nei primi nove mesi, invece, l’utile è stato di 6,6 miliardi, con una differenza del -38% rispetto all’anno scorso.

L’azienda ricorda che il risultato dell’utile è «condizionato dall’indebolimento dei prezzi degli idrocarburi (Brent -14% rispetto all’anno scorso con il gas hub a -83% anno su anno), ma attenuato in modo significativo dal miglioramento delle prestazioni industriali», spiega il comunicato del Cane a sei zampe. L’utile ante imposte si è attestato a 3,01 miliardi. Sempre a causa del calo dei prezzi delle materie prime, l’utile netto nel trimestre è calato del 67% a 1,9 miliardi. Nei primi nove mesi dell’anno il ribasso è stato del 65 a 4,59 miliardi.

Nel terzo trimestre il flusso di cassa libero è stato di 1,5 miliardi dopo il finanziamento di investimenti per 1,9 miliardi: 12,9 miliardi nei primi nove mesi dell’anno. L’indebitamento finanziario netto ex Ifrs 16 al 30 settembre è stato pari a 8,7 miliardi, in aumento di 1,7 miliardi rispetto al 31 dicembre 2022.

Per il resto del 2023 le prospettive sono positive, complice un prezzo del petrolio oggi più alto delle attese. Il Brent è infatti previsto a 84 dollari al barile rispetto ai precedenti 80 biglietti verdi. Per questo Eni ha rivisto al rialzo la previsione annua di utile ante imposte rettificato a quota 14 miliardi rispetto alla precedente previsione semestrale di 12 miliardi, riflettendo il miglioramento dello scenario, ma anche una stima migliorativa delle prestazioni industriali che portano 2,6 miliardi di risultato, +0,6 miliardi rispetto alla precedente previsione.

Allo stesso modo, il flusso di cassa è previsto essere a 16,5 miliardi rispetto a una stima che prima oscillava tra i 15,5 e i 16 miliardi. Come ha fatto sapere il Cane a sei zampe, però, si tratta solo di stime «esposte alla volatilità dei prezzi degli idrocarburi». I vertici del gruppo hanno infatti calcolato un un impatto di circa 130 milioni sul flusso di cassa per ogni variazione di 1 dollaro del prezzo del Brent (su base annua). Per quanto concerne gli investimenti, le stime fanno pensare che si raggiungeranno i 9 miliardi, in diminuzione del 6% rispetto alla precedente previsione.

«Nel terzo trimestre 2023 abbiamo compiuto importanti progressi nella attuazione della nostra strategia di trasformazione e, ancora una volta, abbiamo conseguito eccellenti risultati operativi e finanziari. Nella E&P stiamo accelerando i piani di sviluppo del gas equity e della produzione di Gnl, leva fondamentale per assicurare forniture energetiche affidabili e al tempo stesso per conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione», ha fatto sapere ieri il numero uno Claudio Descalzi, ricordando la straordinaria scoperta di Geng North-1, il prossimo completamento dell’acquisizione di Neptune e l’acquisto delle attività di Chevron in Indonesia che mettono Eni «nella condizione favorevole di poter accedere a un enorme volume di risorse nell’offshore del bacino di Kutei». I risultati ottenuti nella produzione di Gnl saranno inoltre utili al business dei rigassificatori come quello di Piombino.

Il titolo ha chiuso in Borsa a 15,51, +0,18%.

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