Anche se Cassa depositi e prestiti con ogni probabilità non entrerà con una quota di minoranza nel capitale di Autostrade per l’Italia (la smentita arriva proprio da parte del ministro Danilo Toninelli sulle pagine della Verità), avrà comunque un ruolo fondamentale nella ricostruzione del ponte Morandi di Genova (crollato il 14 agosto uccidendo 43 persone) e nel venire in aiuto agli sfollati che abitavano sotto il viadotto.
Proprio ieri il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha fatto appello a Cdp e ai grandi gruppi industriali del Paese come Ansaldo Energia e Fincantieri invitandoli a fare fronte comune per risolvere la situazione al più presto.
È uno dei messaggi emersi dal sopralluogo fatto nella sede di Ansaldo Energia, al limite della zona rossa interessata dal crollo, dall’ad della società, Giuseppe Zampini, accompagnato dal numero uno di Cdp Fabrizio Palermo, dall’ad di Fincantieri (partecipata al 70% da Fintecna, controllata da Cdp) Giuseppe Bono e dallo stesso Toti.
«Noi abbiamo le capacità, il know how e le tecnologie per ricostruire il ponte: ne stiamo facendo altri quattro in Belgio, ma nessuno fino a questo momento ce lo ha domandato», ha sottolineato Bono, nel corso della visita.
«Siamo qui per essere vicini alla città di Genova in questo momento difficile dopo il crollo del ponte e per discutere con Regione e Comune il necessario sostegno finanziario che il gruppo intende dare alle infrastrutture e alle imprese», ha detto Palermo. Al momento, però, il top manager non ha fornito indicazioni relativi all’impegno che il braccio d’investimento del Mef è pronto a profondere. «Siamo qui per capire e per discutere», ha specificato rispondendo a una domanda diretta.
Toti, dal canto suo, auspica collaborazione e richiama all’unità. «Da un punto di vista dell’opportunità io credo che intorno a un’opera di queste dimensioni vada presa in considerazione la collaborazione di un colosso quale Cdp, data la qualità e la quantità di tecnologia delle aziende che ci sono dentro. Autostrade potrebbe e dovrebbe in qualche modo intavolare una discussione per valutare di fare al meglio l’opera. È un auspicio, non è una costrizione», dice. Il presidente della Liguria ha quindi spiegato che Autostrade ha la titolarità e la responsabilità dei lavori di ricostruzione ed è l’interlocutore della Regione, ma ha anche ribadito che «occorrerebbe intavolare una discussione comune».
Ma, mentre tutti si domandano quale potrebbe essere l’apporto della Cassa depositi e prestiti, e delle sue controllate, per la ricostruzione del ponte e per ridare un alloggio agli sfollati, non sono in molti a ricordarsi che il 18 dicembre 2017 (con Claudio Costamagna presidente e Fabio Gallia ad), la Cdp diramava una nota nella quale spiegava di aver dato il via a un contratto di finanziamento da 1,7 miliardi di euro con Autostrade per l’Italia.
Un contratto nato per puntare «sulla tutela ambientale e sulla sicurezza», spiegava la nota. L’iniziativa, si legge, «permetterà ad Aspi di attuare il piano di potenziamento e ammodernamento della rete nazionale».
Un obiettivo che, a giudicare dal disastro del ponte Morandi, non pare essere stato raggiunto. In compenso, però, la Cdp ha finanziato con la bellezza di 1,7 miliardi di soldi pubblici un’azienda come Autostrade dai bilanci in ottima salute e con margini di oltre il 60%, percentuali che nemmeno i più blasonati marchi del lusso possono immaginare.
Cronologicamente, poi, fa pensare anche il fatto che circa tre mesi dopo il finanziamento, Atlantia e la sua controllata Autostrade per l’Italia abbiamo avviato un Opa da 13 miliardi per rilevare il colosso autostradale spagnolo Abertis, una operazione avvenuta con un indebitamento minore.
Certo, non vi è alcuna prova che l’iniezione di liquidità da Cdp sia stata usata per rimpolpare il portafoglio in vista di grosse acquisizioni all’estero, ma l’ordine cronologico dei fatti invita a qualche riflessione. Soprattutto se i Benetton, la famiglia che, attraverso una serie di società, controlla Autostrade per l’Italia hanno sempre fatto sapere di avere un piano molto importante di espansione all’estero.
In parole povere, la Cdp potrebbe aver dato la possibilità ad Atlantia di non utilizzare solo capitale proprio per crescere, potendo anche ricorrere all’utilizzo di capitale a debito.
Si tratterebbe di un modo ingegnoso per far crescere il gruppo. Del resto, Austostrade per l’Italia è la macchina da soldi di Atlantia (due terzi del margine operativo lordo di Atlantia sono generati da Autostrade per l’Italia) e la sua crescita attraverso acquisizioni potrebbe servire per finanziare lo sviluppo di tutto l’universo dei Benetton.
Lo ribadiamo, non vi è prova tangibile dello storno dei capitali direttamente da Cdp all’operazione Abertis, ma l’ordine cronologico con cui sono avvenuti i fatti è incontrovertibile. E poi, restano comunque due quesiti inevasi. Perché la Cdp avrebbe dovuto finanziare con quasi due miliardi di fondi pubblici una società privata in piena salute? E soprattutto, per quali interventi concreti sono stati utilizzati questi finanziamenti arrivati nella casse di Autostrade otto mesi fa che – lo ricordiamo – erano finalizzati alla «sicurezza e tutela ambientale»?
Avere dei riscontri su questo sarà molto difficile, ma in un Paese civile le istituzioni dovrebbero occuparsi di trovare delle risposte.
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