La paura della crisi scatena la corsa a chi fa promesse di tagliare più tasse
Ansa
Matteo Salvini preme sulla flat tax: «Se non me la fanno fare, saluto». Luigi Di Maio vuole abbattere il cuneo e Giuseppe Conte parla di riforma fiscale.

La tentazione di rompere e andare al voto è molto forte nella Lega, più che nella testa di Matteo Salvini. Il risultato delle Europee ha avuto l’effetto collaterale di ingolosire la classe dirigente del Carroccio: le elezioni anticipate, salvo veri e propri sconvolgimenti, vedrebbero la vittoria di Salvini, che diventerebbe presidente del Consiglio, ma anche tante altre vittorie, quelle di chi diventerebbe parlamentare, ministro, sottosegretario, e così via. I governatori di Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Attilio Fontana, da parte loro, al di là delle dichiarazioni pubbliche sono assai scettici sulla rapidità dell’approvazione definitiva dell’autonomia differenziata: temono che il M5s, approfittando della cautela del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, provi a perdere tempo, magari affidando la conclusione dell’iter a una estenuante discussione parlamentare. Il quadro è esattamente l’opposto nel M5s, soprattutto nella componente governativa che fa capo a Luigi Di Maio: per il vicepremier e i suoi fedelissimi le elezioni anticipate rappresentano uno spauracchio, con la regola dei due mandati che pende come una spada di Damocle sui parlamentari e il risultato delle Europee che lascia prevedere un dimezzamento degli eletti e un addio al governo. La data del 20 luglio, ultima utile per sciogliere le camere e poter votare a settembre, si avvicina, e Luigi Di Maio, che qualche giorno fa aveva avvertito i suoi che Salvini avrebbe cercato di far cadere il governo sulla flat tax, quando ieri mattina ha letto i giornali, deve aver pensato: «Ci siamo».

Attraverso una intervista al Corriere della Sera, Salvini infatti ha alzato il tiro: «Dal viaggio negli Stati Uniti», ha scandito il ministro dell’Interno, «ho portato una convinzione fortissima: all’Italia serve una riforma fiscale coraggiosa. E quindi, il mio dovere è farla. Il problema è che non esiste un taglio delle tasse serio che possa richiedere meno di dieci miliardi. Se non me la dovessero far fare», ha avvertito Salvini, «io saluto e me ne vado». Concetto ribadito ieri in vari incontri pubblici: «Per la flat tax», ha ripetuto il vicepremier leghista, «servono almeno 10 miliardi al ribasso, facciamo anche 15. I soldi ci sono, basta volerli usare. Non permetteremo che da Bruxelles qualcuno impedisca la crescita dell’Italia. Ho fatto una constatazione, abbassare le tasse non è un diritto, una possibilità o un capriccio. Abbassarle non a tutti, ma a tanti subito, è un dovere di chiunque sia al governo del Paese. Non è minaccia, è una presa d’atto. Il salario minimo chi lo paga? Le imprese. E se io non riduco le tasse a chi lo paga», ha aggiunto Salvini, «non posso garantire il salario minimo a nessuno. La riforma fiscale deve esserci, anche in favore delle piccole e medie imprese».

La reazione dell’alleato di governo al «saluto e me ne vado» di Salvini non si è fatta attendere. «Se si cerca una scusa per far saltare tutto e riportare in Italia un governo tecnico», hanno fatto sapere fonti del M5s, con quel riferimento sibillino al governo tecnico che è un avvertimento al leader del Carroccio, «la Lega lo dica chiaramente agli italiani, con tutte le conseguenze del caso. La Lega non è all’opposizione, ma al governo come noi, quindi se servono 10 miliardi tracci la strada per trovarli invece di scaricare la colpa sugli altri. Salvini non può sempre dire è colpa degli altri. Così è troppo facile».

Poi è toccato al capo politico del M5s rintuzzare l’attacco: «Sulla flat tax», ha detto Luigi Di Maio a Un giorno da pecora, «Salvini non può dire o mi portate i 10 miliardi o me ne vado. Anche io voglio abbassare le tasse, lui parla di flat tax, io di abbassamento del cuneo fiscale. Io voglio abbassare le tasse, ma dobbiamo lavorare seriamente perché dobbiamo fare una legge di bilancio che deve soddisfare le richieste dei cittadini. La minaccia di Salvini di andarsene? È ormai un anno, non mi pare una cosa nuova, è un atteggiamento che abbiamo visto più volte. Tagliare le tasse è come la pace nel mondo, tutti lo vogliono. Il tema è che bisogna tagliarle non sui giornali ma veramente. La Lega», ha sottolineato Di Maio, «ha vinto le Europee, sembra che stia all’opposizione e non al governo. Non si può sempre dire che è colpa degli altri». Da Bruxelles sulla vicenda è intervenuto il premier, Giuseppe Conte: «Non ho letto le interviste», ha sottolineato Conte, «ma per la riforma fiscale, non stiamo a dirlo tutti i giorni, abbiamo concordato un tavolo istituzionale per lavorare alla riforma delle tasse, quindi ci metteremo attorno a questo tavolo quanto prima. Sulla flat tax io sono molto ambizioso, più di Salvini. Occorre una riforma forte, complessiva e avanzata», ha sottolineato il premier, «non mi accontento di intervenire su un’aliquota: voglio realizzare un patto fiscale tra fisco, amministrazione finanziaria e contribuenti. Solo con una visione strategica possiamo far marciare il Paese». Il braccio di ferro tra i due alleati di maggioranza continua, mentre il fatidico 20 luglio si avvicina.

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