Eredità degli Agnelli. Jaki segna un punto ma l’inchiesta può andare avanti
John Elkann (Ansa)
Il Riesame impone la restituzione di parte degli atti sequestrati. Scelta che rafforza l’ipotesi di frode fiscale e apre nuovi scenari.

Il tribunale del Riesame di Torino ha accolto parzialmente il ricorso delle difese di John Elkann e Gianluca Ferrero sui sequestri effettuati dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta sull’eredità Agnelli. Lasciando di fatto fuori dall’indagine tutti gli atti relativi agli accordi fatti dopo la scomparsa di Gianni Agnelli. Una decisione che, da un lato, segna un punto importante a favore delle difese dei due indagati. Dall’altro, consolida le ipotesi della procura sulla frode fiscale e lascia aperta la possibilità di ulteriori sviluppi con un allargamento dell’inchiesta.

Al momento l’inchiesta vede indagati, in concorso tra loro, Elkann, Ferrero (commercialista di fiducia della famiglia) e il notaio svizzero Urs von Grunigen. L’ipotesi di reato è la dichiarazione fiscale fraudolenta e le contestazioni riguardano le ultime due dichiarazioni dei redditi di Marella Agnelli, del 2018 e del 2019.

In attesa di conoscere le motivazioni, che saranno comunicate alle parti nei prossimi giorni, il dispositivo depositato oggi impone alla procura la restituzione di gran parte del materiale acquisito durante le perquisizioni dello scorso 7 febbraio, con l’eccezione degli atti relativi alla sola eredità di Marella Caracciolo Agnelli, scomparsa nel 2019. Restano nella disponibilità della procura il testamento di Marella del 2011 con le aggiunte del 2012 e 2014, tutti redatti dal notaio svizzero Urs von Grunigen. Inoltre, i contratti di comodato per le tenute di Villa Frescot e Villar Perosa e la casa Roma, passate a Margherita Agnelli con gli accordi relativi all’eredità del padre ma rimasti nella disponibilità di Marella sempre in virtù degli accordi ereditari del 2004.

Restano agli atti dell’indagine anche i documenti acquisiti relativi al personale al servizio di Marella, i documenti medici della vedova di Gianni Agnelli e la corrispondenza di von Grunigen con i professionisti torinesi e relativa sempre all’eredità di Marella Caracciolo.

Resta fuori dall’indagine – e dunque inutilizzabile dagli inquirenti – tutto il materiale sequestrato ma ritenuto non attinente dal giudice del Riesame. Verranno quindi restituiti agli indagati gli accordi e gli atti relativi alle quote della Dicembre, la «cassaforte» della famiglia. Ovvero la società (di diritto italiano) che a cascata controlla la holding Exor (che ha sede in Olanda) e quindi Juventus e la quota in Stellantis, tra le altre cose. Si tratta di una serie di documenti redatti tra il 2004 e il 2015 che evidentemente il Riesame ha ritenuto ininfluenti rispetto alle contestazioni della procura ai tre indagati. Ovvero la dichiarazione fiscale fraudolenta relativa alle dichiarazioni dei redditi di Marella Caracciolo Agnelli per gli anni 2018 e 2019, dove viene ipotizzata una evasione dell’Irpef di 3,7 milioni complessivi per le due annualità.

Il riassetto della Dicembre venne realizzato dopo la morte di Gianni Agnelli, scomparso nel gennaio del 2003. In seguito a quegli accordi, le quote della società passarono a John, Lapo e Ginevra Elkann, figli di Margherita e del primo marito Alain Elkann. In seguito a quel passaggio di quote, la maggioranza della Dicembre finì in mano a John, erede designato di Gianni Agnelli e adesso a capo dell’intero gruppo.

Fuori dall’indagine anche una comunicazione relativa a un mandato della Simon Fiduciaria, una delle società perquisite lo scorso 7 febbraio. Si tratta di una comunicazione del 19 maggio del 2004, stessa data della cessione della nuda proprietà della quote della Dicembre da Marella ai nipoti. Si tratta di uno dei documenti citati nel decreto di perquisizione e relativo, probabilmente, al pagamento delle quote cedute da Marella ai nipoti, effettuato tramite i fondi detenuti nel mandato fiduciario. La Simon Fiduciaria all’epoca faceva capo allo studio legale di Franzo Grande Stevens, uno dei consulenti più stretti dell’avvocato Agnelli e suo esecutore testamentario. Oltre che, fino al 2004, socio con una piccola quota della Dicembre. Nella ricostruzione dei legali di Margherita, il pagamento delle quote sarebbe stato effettuato utilizzando fondi del patrimonio offshore dell’avvocato, al quale la figlia sta dando la caccia da ormai due decenni attraverso una lunga serie di cause legali tra Italia e Svizzera.

Nessun commento filtra dalla procura, mentre c’è da registrare la soddisfazione del team legale che assiste Elkann e Ferrero. «Siamo ovviamente soddisfatti perché è stato affermato un principio giuridico del quale eravamo molto convinti. Il tribunale ha accolto pressoché integramente il nostro ricorso, disponendo la restituzione della quasi totalità del materiale sequestrato. Manteniamo la nostra tranquillità e la piena fiducia nel lavoro dei magistrati», hanno dichiarato Paolo Siniscalchi, Federico Cecconi e Carlo Re, che assistono Elkann. «Esprimiamo soddisfazione per il dispositivo del Tribunale di Torino, che ha riconosciuto le nostre ragioni su un principio di garanzia del cittadino, tanto più valido quando si tratti di uno stimato professionista vincolato e protetto per legge dal segreto professionale», hanno dichiarato Marco Ferrero e Paolo Davico Bonino, che assistono Gianluca Ferrero.

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