Malgrado siano abituati a lavorare coi numeri, ai piani alti dell’Inps dev’esserci stato un momento di annebbiamento se nessuno si è fatto due conti sui requisiti per la nomina del nuovo vicedirettore generale. Un incarico, da affidare entro la prossima settimana, a cui pare destinato Vincenzo Caridi, 59 anni, calabrese di nascita ma romano d’adozione come il presidente Pasquale Tridico, e attuale dirigente di prima fascia della direzione centrale Tecnologia, informatica e innovazione. Nel suo cv c’è la partecipazione al concorso per dirigente Inpdap (Ente poi confluito nell’Inps) risalente al 1998 a cui avrebbe partecipato in mancanza degli specifici attributi: ovvero i cinque anni di ruolo (tempo indeterminato) come funzionario di settima qualifica. Secondo quanto il nostro giornale è riuscito ad accertare, Caridi avrebbe maturato la «dote» solo nel marzo 1999, quindi successivamente alla prova. E questo perché dai documenti che abbiamo potuto visionare, Caridi avrebbe cominciato il periodo di ruolo solo nel 1994 al ministero delle Politiche agricole e non nel 1992 al ministero dei Lavori pubblici, anno in cui il suo contratto era a tempo determinato.
Il presidente, il direttore generale e il capo del personale sono a conoscenza di questo non trascurabile dettaglio? Se fosse confermato, ci troveremmo di fronte al caso di un dirigente che ha lavorato nella Pubblica amministrazione senza averne titolo e che ora potrebbe ambire addirittura alla poltronissima di numero tre dell’Istituto previdenziale italiano.
Intanto, seppur a scoppio ritardato, anche i renziani si sono accorti degli scoop pubblicati dalla Verità nei giorni scorsi sulla riorganizzazione dell’Inps, imposta manu militari dal presidente Tridico e dalla sua protetta, il direttore generale Gabriella Di Michele, la donna che affidò la ristrutturazione di casa a un suo sottoposto, l’architetto Achille Elia, e a una ditta a libro paga dello stesso istituto. Una riorganizzazione contestata con una diffida firmata da sei dirigenti di prima fascia silurati con un anno di anticipo rispetto alla scadenza dell’incarico e, con un preavviso di appena 72 ore, trasferiti a centinaia di chilometri da casa. E che, apertamente, si dicono vittime di uno «spoils system mascherato» per «poter adeguare l’assetto amministrativo al nuovo vertice politico pentastellato» che integrerebbe l’accusa di «frode alla legge».
La deputata Maria Chiara Gadda, ieri, su Facebook, si è indignata: «Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, chiarisca al più presto se le accuse contenute nella diffida di alcuni dirigenti dell’Istituto, inviata anche alla Corte dei conti, corrispondono al vero. Se fosse vero che sono state moltiplicate le direzioni per questioni di spoils system a carattere politico, come scrivono alcuni dirigenti (nell’ingiunzione svelata dalla Verità, ndr), saremmo di fronte a un caso gravissimo».
Già subito dopo i nostri articoli pubblicati il 15, 17, 18 e 27 dicembre scorsi, il deputato della Lega Claudio Durigon (ex sottosegretario al Lavoro) aveva presentato un’interrogazione parlamentare parlando di «assunzioni anticipate e illegittime, vendette ed epurazioni». Sempre ieri sono intervenuti anche il leader del Carroccio, Matteo Salvini, e il parlamentare Massimo Garavaglia. L’ex vicepremier ha caricato a testa bassa e chiesto all’esecutivo se il presidente dell’Istituto «ha sponsorizzato e attuato una serie di dubbie promozioni (con notevole aumento di spesa a carico dei cittadini) penalizzando chi non è allineato alle posizioni della maggioranza», evocando «dimissioni immediate di Tridico se una sola delle accuse fosse confermata». L’esponente leghista di Montecitorio, invece, annunciando un’interrogazione al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha contestato «decisioni prese in assenza di un Cda, non ancora nominato dopo un anno, sulla base di uno spoils system illegale». Addebiti a cui il M5s, con una nota, ha replicato difendendo il «percorso virtuoso di riorganizzazione dell’istituto».
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