Scatta la fase 2. Quanto ci costa ritornare a vivere dopo la clausura
Famiglie, negozi, imprese devono fronteggiare nuove spese. Dai termoscanner alle polizze, tutti gli esborsi da sostenere.

All’interno sei approfondimenti.

Sapete quanto deve spendere un bar per mettere in pratica le decisioni di Giuseppe Conte e compagnia? Fate due conti: termoscanner per misurare la temperatura 50 euro, plexiglass per separare i clienti 200 euro a metro quadrato, sanificazione dei locali 3.000 euro, sanificazione per piccoli spazi 150 euro per l’acquisto dell’apparecchio e straordinari per il personale perché non si può sanificare quando i clienti mangiano la brioche o bevono uno spritz, dispenser del gel 70 euro, gel sanificante per dieci giorni 20 euro, cappello con visiera 11 euro, guanti 10 euro per pacchi da 20, grembiule 8 euro l’uno, 30 guanti al giorno in media per 100 euro al mese.

Domanda: secondo voi qualcuno dalle parti del governo ha fatto i conti di quanto costasse tutto questo? Secondo voi qualcuna di quelle illustrissime personalità delle 16 commissioni si è messo, carta e penna, a fare due conticini invece di pontificare e fare analisi sociologiche su come sarà la nostra vita dopo la pandemia? Non ci voleva molto, bastava mettere in qualche commissione un barista che magari gli avrebbe portato anche un thermos di caffè per tenerli svegli, senza dover passare dalla Consip per appaltarlo?

Quando chi governa emana una legge, impone un regolamento, adotta una direttiva, insomma qualsiasi provvedimento che incida concretamente, e non a discorsi, sulla vita dei cittadini, la prima preoccupazione che dovrebbe avere è esattamente quella di misurare nel modo più preciso possibile gli effetti concreti che quegli atti avranno e, in particolare, che cosa significheranno in termini economici. Quanto costeranno ai cittadini quei provvedimenti? Cosa significheranno per le loro tasche?

Ora, questo governo sembra che invece che tenere il metro in mano, per misurare, ci tenga il megafono, per annunciare ciò che poi non si realizza e non abbia la minima idea di quello che nella vita di tutti i giorni provochi quanto decidono. Se chiamano un falegname, o qualsiasi altro artigiano – che non sognano neanche di sentire – il metro, magari, glielo regala pure. Eppure una delle buone regole sarebbe proprio l’abitudine di consultare i cittadini e le imprese che saranno toccati da quelle decisioni del governo. E, in tempo di crisi, la regola non cambia, anzi è ancora più valida perché in quel momento gli stessi cittadini e imprese sono più deboli e, quindi, è più facile fargli del male.

Un albergo: 25.000 euro in più al mese per i personale, 5.000 euro per l’acquisto della macchina per l’ozono necessaria per la sanificazione. Conte dice che il turismo è fondamentale, bene. O si riferisce a quello all’aperto o in tenda, oppure, generalmente, i cittadini vanno in albergo e se gli alberghi sono costretti ad aumentare i prezzi, in questo momento, chi ci va?

Impresa edile con 5 dipendenti (la stragrande maggioranza): maggiore costo di 10.000 euro. Una cifra importante per chi conosce le piccole imprese. Categoria ignota ai nostri governanti. Ci voleva molto a sentire un impresa edile, un falegname, un carrozziere, un salumiere, un imbianchino, un pasticciere, un parrucchiere, un albergatore, un ristoratore, un’impresa di moda? Nulla, non ci hanno nemmeno pensato, meglio affidarsi a chi parla di loro, a chi li studia.

In termini giuridici si chiama valutazione ex ante delle politiche pubbliche, in parole povere si tratta di valutare quanti soldi dovranno spendere cittadini e imprese per mettere in pratica i comandi governativi. Questo significa che non andavano imposte quelle regole? No, significa che il governo doveva venire incontro alle imprese con l’erogazione di quattrini a fondo perduto che li alleggerissero da quei costi, tutto qua. Se si ammazzano queste imprese con chi si riparte? Senza benzina nel motore dell’economia, cioè le piccole e medie imprese, chi darà la spinta della ripartenza? Si dice in Toscana che i discorsi non fan farina e qui, a oggi, sono quasi solo discorsi. Invece di annunciare il bazooka per l’economia sarebbe bastata una fionda con nella toppa un po’ di quattrini da lanciare alle imprese.



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