ESCLUSIVO – Montepaschi, il nodo dipendenti. Unicredit chiedeva il taglio di 7.800 posti

Per Mps serviva un aumento di capitale da 8,3 miliardi di euro

Dopo il servizio di ieri qui pubblichiamo la seconda e ultima puntata dell’inchiesta su Mps basata sul documento riservato inviato da Unicredit al Tesoro e che nell’ottobre scorso sancì il fallimento della trattativa per la privatizzazione della banca senese.

Anche i bancari sono numeri. Se fosse andato importo il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena da parte di Unicredit, almeno 7.800 persone avrebbero perso il posto e altre 3.370 sarebbero state cedute a terzi, in modo da non pesare sui conti del cavaliere bianco e mascherare un po’ l’impatto immediato dell’operazione sotto il profilo occupazionale. In sostanza, dei circa 21.000 dipendenti di Mps uno su due sarebbe andato a casa o sarebbe finito impacchettato come un npl.

Ma il problema è che neppure sui tagli di personale, e sui risparmi che si sarebbero potuti realizzare sciogliendo di fatto Rocca Salimbeni nell’acido di piazza Gae Aulenti, c’era accordo tra compratore e venditore di Stato. Come risulta chiaramente dal documento «strettamente riservato e confidenziale» pubblicato ieri da Verità&Affari e che a ottobre scorso chiude la due diligence di Unicredit, portando al fallimento delle trattative.

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