La parola più scomoda dell’ultima perizia sul Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi non è «compatibilità». È «contaminazione». Compare nelle schede della genetista Denise Albani, proprio accanto ai reperti che hanno riportato Andrea Sempio al centro dell’inchiesta di Garlasco: «Contaminazione sul reperto garza».
Una riga apparentemente tecnica che diventa parecchio ingombrante quando si scopre che compare nell’analisi dei tre campioni prelevati dai margini ungueali della vittima. Gli stessi dai quali, 18 anni dopo l’omicidio, si tenta di capire chi abbia lasciato materiale genetico sulle mani di Chiara.
La perizia Albani segnala la «contaminazione» della garza
Il 2 dicembre 2025, al termine dell’incidente probatorio, la genetista forense della Polizia scientifica deposita una relazione di circa 94 pagine. Albani deve verificare i risultati ottenuti undici anni prima dal professor Francesco De Stefano e sottoporli a una nuova valutazione, alla luce di controlli e metodologie che nella precedente analisi non erano stati effettuati con le stesse modalità.
Dna sotto le unghie, Sempio non è escluso su due reperti
I reperti sono tre: MdX5, MsX1 e MsX4. Da quei campioni vengono ricavati i profili del cromosoma Y. Ed è qui che il quadro si fa complesso: su due reperti, Andrea Sempio non viene escluso. Ma la stessa perizia mette in evidenza una serie di limiti che impediscono di trasformare quella compatibilità in un’identificazione individuale.
Il dato emerge anche da una nota dell’11 agosto 2026, firmata dal procuratore aggiunto di Pavia, Stefano Civardi, e trasmessa al comandante del Ris di Parma. In allegato c’è proprio la perizia Albani.
La richiesta è precisa: «Confrontare i profili aplotipici del cromosoma Y ricavati dai frammenti delle unghie di Chiara con quelli presenti nel database di esclusione del Ris». Nel primo reperto Sempio non viene escluso su nessuno dei 12 loci esaminati (i loci indicano la posizione che un gene o un frammento di Dna occupano all’interno di un cromosoma).
Cromosoma Y e linea paterna: la compatibilità non identifica Sempio
Il dato, trattandosi del cromosoma Y, riguarda anche gli eventuali soggetti maschi appartenenti alla sua stessa linea paterna. Nel secondo, Sempio non viene escluso su nessuno dei 10 loci. Mentre nel terzo l’amico del fratello di Chiara risulta escluso su 5 degli 11 loci analizzati. Due reperti, dunque, non escludono una compatibilità di Sempio. Il terzo presenta, invece, un’esclusione parziale.
Ma è nelle stesse schede che compare l’altra annotazione che pesa sulla lettura complessiva: «Contaminazione sul reperto garza». Non si tratta di una considerazione generica: per tutti e tre i campioni viene, infatti, effettuato un confronto con l’aplotipo consensus ricavato dal prelievo «153 E-C», indicato nella documentazione proprio in relazione alla contaminazione della garza.
Il confronto porta all’esclusione di quel profilo come contributore: su quattro dei 12 loci comuni per il primo reperto, su tre dei dieci loci comuni per il secondo e su tre degli undici loci comuni per il terzo. Il punto, dunque, è capire che cosa significhi quella contaminazione e quanto incida sulla lettura dei reperti.
Non è un elemento aggiunto a posteriori alla discussione sulle unghie, ma compare all’interno della valutazione tecnica dei campioni. C’è, poi, un’altra questione, ancora più delicata.
La compatibilità del profilo Y con la linea paterna di Sempio non consente di stabilire che sia stato lo stesso Sempio a depositare quel materiale sulle unghie di Chiara durante l’aggressione. Non indica, infatti, quando il Dna sia arrivato sul reperto e non consente di ricostruire la modalità del deposito: contatto diretto o trasferimento indiretto.
Albani sulla perizia del 2014: «No, non farei uguale»
A questo si aggiungono le perplessità sulla procedura del 2014, effettuata da De Stefano. Durante l’incidente probatorio del 18 dicembre 2025, l’avvocato di Sempio, Liborio Cataliotti, chiede ad Albani se avrebbe ripetuto nello stesso modo le operazioni compiute dal collega.
La risposta della genetista è secca: «No, non farei uguale». È una frase che fotografa il nucleo dell’intera vicenda. La nuova perizia non cancella il dato genetico: in due reperti su tre Sempio non viene escluso.
Ma contemporaneamente mette in evidenza criticità nella procedura precedente e registra, nelle schede dei tre reperti, il riferimento alla contaminazione della garza.
Ed è qui che passa la linea di confine tra un dato genetico e una prova d’identificazione. Una compatibilità non dice da sola chi abbia depositato la traccia, quando l’abbia fatto e in quali circostanze.
Non è ancora sciolto, infatti, il nodo su quanto sia solido il percorso che ha portato da quei reperti a quel risultato. E la «contaminazione sul reperto garza» non fa che alimentare i dubbi.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >