Il testo della manovra verso il rinvio. Spunta la beffa su Opzione donna
Giorgia Meloni (Ansa)
Misura limitata a caregiver e disabili. Paletti anche sull’aumento dell’assegno unico.

Nella manovra per lo più dedicata a sollevare famiglie e imprese dal caro energia, tutta l’attenzione di questi ultimi giorni è rivolta ai dettagli di come verranno spesi i pochi fondi rimasti a disposizione per tutte le altre misure. L’iter parlamentare deve ancora cominciare e si attendono numerosi emendamenti soprattutto dalle opposizioni. Si prevedeva che il testo della legge di bilancio arrivasse alla commissione Finanze della Camera già oggi, ma la sua consegna potrebbe slittare a domani o dopodomani.

I tempi sono stretti e l’obiettivo è quello di aggiustare il testo il più possibile prima della consegna. Infatti, all’interno del testo, spuntano nuove limitazioni. La prima riguarda Opzione donna. Nella prima bozza che circolava, il testo riguardante la misura risultava vuoto. Nella seconda bozza invece si conferma (come annunciato) la proroga dell’opzione sul 2023, ma con ulteriori modifiche e limitazioni. I requisiti sono legati al numero dei figli, alla necessità di prestare cure in famiglia e anche alla riduzione della capacità lavorativa del soggetto. Insomma, le lavoratrici potranno andare in pensione con 35 anni di contributi o più e 60 anni di età. Si scende a 59 anni se la lavoratrice ha un figlio e a 58 se ne ha due o più. Questi requisiti debbono essere maturati entro il 31 dicembre 2022, ma a questo si aggiungono altri paletti. Ci si deve trovare, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, nella condizione di «assistere il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i settanta anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti». In alternativa o in aggiunta, potranno accedervi le lavoratrici che abbiano «una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74 per cento». Altra novità che si aggiunge nella bozza del ddl di bilancio alla voce «Opzione donna» è che si può applicare anche alle lavoratrici licenziate o dipendenti da aziende in crisi sulle quali è in corso presso il ministero delle imprese un tavolo di confronto.

Nuove restrizioni anche per l’aumento dell’assegno unico familiare. Si conferma infatti l’aumento del 50% nel primo anno di vita del bambino, come la maggiorazione destinata anche alle famiglie numerose con tre o più figli: (in questo caso il 50% arriverà per i figli da 1 a 3 anni) ma solo ai nuclei il cui Isee non supera i 40.000 euro l’anno.

Sale da 30 a 60 euro il limite oltre il quale i commercianti sono esentati dall’obbligo di consentire il pagamento con carte e bancomat. Ma per il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, «la permanenza dell’obbligo del Pos per i commercianti, nonostante venga alzata la soglia da 30 euro a 60 euro con la legge di bilancio, stride con l’aumento del tetto per l’utilizzo del contante destinato a salire a 5.000 euro con la stessa manovra».

Si conferma la stretta per le vendite online, per cui si prevede l’obbligo di fattura a partire dal primo luglio 2023. In caso di mancata trasmissione lo stesso soggetto passivo è considerato responsabile in solido per l’assorbimento dell’Iva. I beni che rientrano nella misura saranno individuati con un decreto del Mef. A mancare, almeno per ora, sono le indicazioni precise per quanto riguarda le coperture. Anche nell’ultima bozza aggiornata non sono definite le fonti di finanziamento a cui il governo dovrebbe attingere. Come forma di copertura potrebbe esserci un nuovo balzello sulle assicurazioni. L’imposta sulle riserve matematiche dei rami vita attualmente allo 0,45%, salirà allo 0,50%.

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