- Governo subito nel pallone, oggi in programma un altro decreto. Nuova ordinanza in Lombardia. Prime zone rosse in Sicilia.
- In Germania, i gestori dei bar di Berlino contestavano la chiusura obbligatoria alle 23. Il tribunale ha dato loro ragione.
Lo speciale contiene due articoli.
La seconda ondata di coronavirus travolge il governo guidato da Giuseppe Conte. Credeva di averla sfangata, il telepremier, che non può più bearsi insieme ai suoi accoliti dei titoli entusiastici dei media di regime, fino a qualche ora fa tutti impegnati a beatificare «l’Italia che resiste mentre le altre nazioni europee vanno in affanno», manco bastasse una sventolata di ciuffo per tenere il Covid al di là delle Alpi. Invece no: come era ovvio, anche l’Italia si ritrova in piena emergenza, arrivata al bivio che fa tremare il governo: chiudere le attività produttive mettendo in ginocchio, ancora di più, l’economia, oppure lasciarle aperte rischiando un’impennata? Per tutta la giornata di ieri si sono rincorse indiscrezioni di ogni genere sulle misure che l’esecutivo sta per adottare: tutto sarà più chiaro oggi. Alle 9 è in programma un vertice in Protezione civile con i ministri agli Affari regionali, Francesco Boccia, e alla Salute, Roberto Speranza, con i rappresentanti delle Regioni. In seguito, è probabile una riunione del Consiglio dei ministri.
Ieri, in serata, le prime indiscrezioni sul nuovo Dpcm hanno cominciato a circolare. Si parla di chiusura anticipata alle 22 di tutti i locali pubblici come bar, ristoranti e pub, in tutta Italia. Verso la chiusura palestre, parrucchieri, estetiste e centri estetici, cinema e teatri, ma probabilmente solo nelle Regioni con un indice di contagio alto. Non si parla al momento di chiusura delle scuole, ma il Cts raccomanda la didattica a distanza almeno per le scuole superiori. Già oggi le nuove misure dovrebbero essere varate.
Ieri, intanto, il Pd ha fatto la voce grossa (se così si può dire): «Ho chiesto al presidente Conte», ha detto il capodelegazione dem al governo, Dario Franceschini, «una riunione per decidere senza indugio nuove misure nazionali per contenere il contagio, ovviamente d’intesa con le Regioni». Già, le Regioni: la confusione che regna nel governo nazionale sta producendo l’inevitabile effetto di far ricadere sui governatori e sulle loro giunte ogni tipo di decisione. Dalle scuole al trasporto pubblico, dalle chiusure serali dei locali alla movida, ciascuna Regione fa di testa sua.
Il governo, nel frattempo, è anticipato dai soliti camici bianchi, che continuano a esercitare una funzione di supplenza: «Data la situazione molto grave di circolazione del virus», annuncia Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Speranza per l’emergenza Covid, «abbiamo indicato chiusure mirate nelle Regioni con altissima circolazione del virus finalizzate a consentire lo svolgimento delle attività scolastiche e produttive. Le chiusure, nelle zone dove l’indice di contagio è superiore a 1, dovranno riguardare punti di aggregazione come circoli, palestre, ed esercizi commerciali non essenziali. Mentre lo smart working dovrebbe diventare la forma ordinaria di lavoro in tutto il paese. Punto cruciale», aggiunge Ricciardi, «è la sicurezza nei mezzi di trasporto pubblico e il loro rafforzamento». Con tutto il rispetto per Ricciardi, in una grande nazione l’annuncio di chiusure di attività produttive «non essenziali» dovrebbe arrivare dal premier, dal ministro dell’Economia, o da quello della Salute, ma in questa Italia capovolta è Speranza a svolgere di fatto il ruolo di consulente del suo consulente.
Il ministro della Salute, infatti, balbetta: «Nessuna decisione», dice Speranza, «è stata assunta in questo momento. Non inseguiamo le indiscrezioni . C’è un problema serio, non dobbiamo nasconderlo» ma «ci sono istituzioni, scienziati che stanno lavorando. Facciamo le cose per bene». Mentre Speranza aspetta che Ricciardi gli dica cosa fare, le Regioni si muovono. Ieri il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, ha messo a punto un’ordinanza che dovrebbe entrare in vigore oggi e essere valida per le prossime tre settimane. Si prevede la chiusura dei bar alle 21 (alle 18 per quelli che non hanno il servizio al tavolo); serrande abbassate alle 23 per i ristoranti; stop ai campionati dilettantistici regionali per gli sport di contatto; probabile anche, per alleggerire il trasporto pubblico, la didattica a distanza, magari a rotazione, per gli studenti delle scuole superiori e per le università; la chiusura delle sale bingo e delle sale da gioco.
Al vertice di ieri sull’emergenza sanitaria in Regione Lombardia ha partecipato anche il leader del centrodestra italiano, Matteo Salvini: «Se ci sono dati scientifici», argomenta Salvini, «si ascolti la scienza. Il dato scientifico non è che il settimo alla festa porta il virus. Se ci sono evidenze scientifiche se ne traggano le conseguenze. Pre-parlare di chiusure, coprifuoco e allarme sociale ci danneggia all’estero. Penso che gli italiani dal governo, mai come adesso», aggiunge Salvini, «si aspettino chiarezza. Le imprese, le famiglie e gli insegnanti si aspettano certezze non supposizioni, idee. Chi dice forse facciamo il lockdown a Natale commette un crimine ai danni del popolo italiano». Intanto, Nello Musumeci ha decretato due zone rosse nei Comuni di Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento, e Mezzojuso, nel Palermitano. Dunque, si naviga a vista. Il punto sul quale oggi il governo si confronterà, probabilmente tornando a dividersi, è estremamente semplice: se si decideranno chiusure di attività produttive, sarà necessario reperire le risorse per sostenere gli imprenditori e i loro dipendenti.
Non è immaginabile infatti far ricadere l’insipienza di un governo che in otto mesi non è riuscito a fare nulla per prepararsi alla prevista seconda ondata sulle spalle di una popolazione già martoriata. Si temono enormi problemi di ordine pubblico.
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