I pm riascolteranno le parole di Spinelli junior
Ansa
Al momento fa fede la trascrizione. Mistero pure sulle dichiarazioni di un testimone.

Come da copione la trascrizione dell’interrogatorio dell’indagato Roberto Spinelli, accusato con il padre Aldo di aver corrotto il governatore della Regione Liguria Giovanni Toti, si è trasformata in un caso giudiziario, mediatico e politico. E ora la frase «Toti chiedeva finanziamenti illeciti», finita nel verbale integrale ma non presente in quello riassuntivo, verrà riesaminata. I pubblici ministeri di Genova riascolteranno il file della registrazione dell’interrogatorio di Spinelli jr forse già lunedì, dopo la comunicazione che i suoi legali hanno inviato agli inquirenti per precisare che la frase utilizzata durante l’interrogatorio era questa: «Finanziamenti leciti». Per gli inquirenti, però, allo stato, stando a quanto hanno riportato ieri le agenzie di stampa, farebbe fede la trascrizione effettuata. Questo aspetto, sempre secondo le agenzie, non cambierebbe il quadro per l’imputazione di corruzione anche a carico del governatore, per come è stata delineata. Fatto sta che l’audio verrà riascoltato. E ora il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia Lucio Malan ha chiesto «rigore, serietà e chiarezza». Il presidente dei senatori meloniani ha anche precisato precisato: «Non chiediamo ispezioni, ma che l’accertamento di fatti avvenga in modo accurato e corretto, evitando l’uscita, non si sa come, di parti di fascicoli che, peraltro, risultano non aderenti alla realtà delle dichiarazioni rese».

Intanto, fino a domani alle 23:59 gli indagati, Toti compreso, avranno tempo per presentare ricorso al Riesame sulle misure cautelari. Mentre gli inquirenti starebbero scavando tra i finanziamenti ricevuti dalla fondazione Change e dal comitato elettorale di Toti negli ultimi sette-otto anni. Il governatore della Liguria è già accusato di aver incassato versamenti registrati per circa 74.000 euro per favorire gli interessi privati del gruppo della logistica portuale Spinelli. L’indagine sembra andare avanti anche su un altro fronte. Ieri, come persona informata sui fatti, è stato sentito Giorgio Carozzi, ex giornalista, componente del comitato portuale in rappresentanza del Comune. E anche del suo racconto le agenzie di stampa danno un resoconto diametralmente opposto. In alcune si sostiene che avrebbe confermato ai magistrati le presunte pressioni subite per votare a favore della concessione trentennale del Terminal rinfuse al gruppo Spinelli. In altre notizie di agenzia, invece, è lui a chiarire di aver «votato in scienza e coscienza in base a cinque considerazioni che ho fatto», aggiungendo che «nessuno» gli avrebbe «fatto pressioni». Carozzi ha anche rilanciato: «Se c’è qualcun altro che le ha fatte a qualcuno non era un problema mio». Infine ha affermato: «Non posso dire nulla di quello che ho detto ai pm, ma dico che dagli atti emergono ricostruzioni approssimative». E non è l’unico a sostenerlo.

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