La Cdp riesuma per Telecom il piano di Prodi. Ma Berlusconi questa volta è d’accordo
ANSA
Romano Prodi non sapeva nulla, «la responsabilità di quello studio è soltanto mia». Angelo Rovati, consigliere politico economico del premier in carica nel 2006, confermava di aver preparato un piano per Telecom e di averlo inviato a Marco Tronchetti Provera. La pietra dello scandalo era un testo di 28 pagine piene di grafici, numeri e proiezioni. «Un dossier in cui si suggerisce, tra l’altro, lo scorporo della rete fissa da Telecom Italia e il suo passaggio sotto il controllo della Cassa depositi e prestiti. Ovvero lo Stato. «Rovati, però, nega di aver avuto intenti coercitivi o di essere pedina di un complotto: Sarebbe stato da cretino mandare lo studio al diretto interessato per condizionare società o azionisti», scriveva a settembre del 2006 il quotidiano allora diretto da Ezio Mauro attraverso un articolo che potrebbe essere pubblicato paro paro oggi.

La Cassa depositi e prestiti sembra infatti aver riesumato quel piano (sul quale indagò anche la magistratura) per scorporare la rete ed entrare nel capitale di Tim. Ieri con uno scarno comunicato ha fatto sapere di essere pronta a investire fino a 900 milioni ovvero fino al 5% di Tim. Comunicato inutile visto che era stato anticipato ad alcuni media tramite veline nonostante si tratti di un titolo quotato. Motivazione? «L’Interesse del Paese». In 12 anni sono cambiate tantissime cose, gli interlocutori sono diversi ma l’Italia non cambia mai. E si ritorna al Via. Stavolta il governo, lo Stato hanno trovato nel fondo Elliott un grande sostenitore. Gli obiettivi sono gli stessi: estromettere i francesi di Vivendi e fare in modo che la rete venga scorporata sottratta al controllo dell’azionista di maggioranza e poi fusa con quella di Open fiber. L’operatore pubblico che al momento fa volumi circa un decimo rispetto a quelli di Tim.

È chiaro che l’ingresso è avvenuto a gamba tesa. Due settimane fa Elliott è entrato nell’azionariato e ha chiesto le dimissioni del consiglio d’amministrazione. A cda decaduto s’infila la Cdp la quale avrà circa una settimana di tempo per procurarsi le azioni di Tim se vorrà votare sulla revoca dei consiglieri di Vivendi nell’assemblea del 24 aprile. «Riteniamo che la Cdp dovrebbe decidere di acquistare la sua quota prima del 13 aprile che è la record date per l’assemblea in programma del 24 aprile se vuole supportare la richiesta di Elliott di sostituire sei consiglieri» affermano gli analisti di Fidentiis, che giudicano la discesa in campo della Cdp una notizia positiva «in quanto potrebbe accelerare una fusione con Open Fiber e il riconoscimento di un modello Rab per la rete, necessario per la quotazione». Al di là del parere di chi guarda esclusivamente al valore del titolo quotato la partita è veramente complessa. Non si può non notare che l’arbitro, lo Stato, è entrato nella partita e ha preso le parti degli americani. Non solo ha dichiarato che i tempi della partita a calcio cambiano perchè le finalità non sono più quelle dell’investimento privato, ma della «sicurezza pubblica», citando le frasi dei rappresentanti dei 5 stelle utilizzate anche da ministro uscente Carlo Calenda. Ovvero riportare la rete telefonica dentro il perimetro pubblico. Come pubblici sono i soldi che Cdp sarebbe pronta a investire Il 5% di Tim a prezzi correnti vale circa un miliardo che – inutile ripeterlo – sono soldi che provengono dalle tasche dei pensionati. Il che rende la partita ancora più dura e puntellata anche da colpi bassi. Ad esempio il fondo Usa ha scoperto un alleato forse imprevisto. Il presidente del collegio sindacale di Tim, Roberto Ruggero Capone, è stato tra i più attivi nel prendere la decisione di reintegrare l’ordine del giorno dell’assemblea con richieste di Elliott. Capone è anche il presidente del collegio di Cdp equity, la società controllata da Cdp che detiene la quota in Open fiber. È vero che il mondo è piccolo però forse l’Italia lo è un po’ troppo.

LaPresse
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