Il processo Impagnatiello va rifatto da capo
Ansa
  • La Cassazione accoglie il ricorso della Procura di Milano, secondo cui il delitto della fidanzata incinta fu commesso dal barman con premeditazione: ci sarà un procedimento bis per l’attribuzione dell’aggravante. La famiglia della vittima: «Ha gelo interiore».
  • Ammazzò l’amante con il pancione. Condanna ridotta con la Cartabia. Kosovaro rinuncia al secondo grado e si accorda con l’accusa: dall’ergastolo a 26 anni.

Lo speciale contiene due articoli.

Processo di appello bis per il trentatreenne Alessandro Impagnatiello: la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura generale circa l’aggravante della premeditazione nell’omicidio di Giulia Tramontano, compagna dell’imputato, da lui uccisa con 37 coltellate il 27 maggio 2023, mentre era al settimo mese di gravidanza, a Senago, nel Milanese, nell’abitazione della coppia. «Quello di Giulia Tramontano fu un agguato organizzato e premeditato», sostiene la Procura generale, che aveva richiesto un ulteriore processo di appello proprio per il riconoscimento dell’aggravante.

Secondo la ricostruzione della pg Elisabetta Ceniccola, gli elementi emersi delineano un quadro niente affatto compatibile con un impeto repentino. Troppi i dettagli ben pianificati: la rimozione del tappeto di casa, la scelta dell’arma, il tempo trascorso tra l’ideazione e l’esecuzione dell’omicidio sono indice di una volontà manifesta e organizzata. «Tra il progetto e l’azione c’è stato molto tempo per riflettere, l’imputato era arrivato alla conclusione di quella che sarebbe stata la propria azione omicidiaria», rimarca il magistrato. Nel giudizio di secondo grado, l’ex bartender dell’Armani Bamboo Bar di Milano era stato condannato all’ergastolo, ma la premeditazione non era stata inclusa tra le aggravanti. Quest’ultima era stata valutata in primo grado assieme a numerosi elementi, come il rapporto affettivo tra assassino e vittima, e la crudeltà dell’azione. Il dubbio sulla premeditazione era legato ai tentativi di Impagnatiello di interrompere la gravidanza della vittima somministrandole di nascosto veleno per topi, come testimoniano le ricerche effettuate online dall’imputato fin dal 2022. Per la Corte d’Appello, in una prima istanza, Impagnatiello avrebbe voluto provocare un aborto, ma uccidere la donna non era tra i suoi scopi primari. Ora si fa strada l’aggravante di una strategia delittuosa studiata a lungo. I giudici di secondo grado hanno anche respinto la richiesta dell’avvocato Giulia Gerardini, rappresentante della difesa, di accedere alla giustizia riparativa, sottolineando come l’imputato non abbia ancora «sviluppato una reale consapevolezza critica delle ragioni e degli impulsi alla base del gesto, né intrapreso un autentico percorso di responsabilizzazione e rielaborazione personale».

Per Nicodemo Gentile, avvocato dei Tramontano è «una decisione da accogliere con favore perché l’imputato è un uomo privo di empatia, caratterizzato da un evidente gelo interiore. Ha ucciso per spirito punitivo: una eliminazione lucidamente pianificata della compagna e del bambino che portava in grembo». La vicenda è tragica e ha monopolizzato le attenzioni della cronaca fin dal ritrovamento del cadavere di Giulia (che aveva 29 anni). Nata in provincia di Napoli, si era trasferita a Milano nel 2018 per svolgere il mestiere di mediatrice immobiliare e andare a vivere con Impagnatiello, già padre di un bambino di 6 anni avuto da una precedente relazione. Il 28 maggio 2023, il giorno successivo al delitto, il barman denunciò ai carabinieri la scomparsa di Giulia. Dichiarò di averla vista alla mattina sul letto, in pigiama, mentre lui usciva di casa per andare a lavorare, ma il suo racconto risultò subito contraddittorio. Venne escluso un allontanamento volontario, si mobilitò la trasmissione tv Chi l’ha visto?. Fino a scoprire che Giulia aveva da qualche tempo parlato con una collega del fidanzato, una donna Italo-inglese che le aveva raccontato di esserne da tempo l’amante e di aver abortito perché rimasta incinta di lui. Nell’auto di Impagnatiello vennero ritrovate tracce biologiche della Tramontano che spinsero gli inquirenti a indagarlo per omicidio.

Accusa ammessa dallo stesso indagato tra il 31 maggio e il primo giugno dello stesso anno. L’uomo fornì indicazioni per il ritrovamento del cadavere: Giulia risultò essere stata uccisa con 37 coltellate, nessuna delle quali però inferta su un punto vitale. La donna sarebbe dunque morta per dissanguamento. L’assassino improvvisò due tentativi di bruciare il suo corpo: prima nella vasca da bagno di casa, poi all’aperto, in un campo, con della benzina. Nella cronologia web di lui, emerse pure che aveva effettuato ricerche su come sbarazzarsi dei cadaveri e sulla quantità di veleno per topi necessaria a uccidere una persona. Proprio nel sangue della vittima furono riscontrate tracce di topicida, e alcune amiche di Giulia raccontarono di come, da molti mesi, lei lamentasse forti dolori allo stomaco. Il proposito a poco a poco è diventato chiaro: tentare di porre fine alla gravidanza della fidanzata perché d’intralcio alla sua carriera e alla sua relazione con l’amante, fino al punto di ammazzare la fidanzata stessa.

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