Caso Garlasco: «Spunta nuovo Dna»
Ansa
Da un tampone orale su Chiara, mai esaminato in 18 anni, emergerebbero tracce di un uomo presente nella villa al momento del delitto. Il legale dei Poggi però smentisce.

Ennesimo colpo di scena nell’omicidio di Garlasco. Secondo i media, una nuova traccia, fino ad adesso mai analizzata, potrebbe rappresentare una svolta nelle indagini sulla morte di Chiara Poggi. Nella bocca della giovane, uccisa il 13 agosto del 2007, è stato trovato un Dna di un «uomo ignoto». Il dato è emerso dal tampone orale, «mai effettuato in 18 anni», che è stato analizzato dai periti incaricati dal Tribunale di Pavia di eseguire ulteriori indagini nel corso dell’incidente probatorio. La novità eclatante è che questo Dna non appartiene né ad Andrea Sempio, né ad Alberto Stasi. il legale della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni ha tuttavia smentito questa ricostruzione, derubricandola, nella serata di ieri, a dato privo di fondamento.

La nuova indagine ruota attorno proprio a Sempio, amico di Marco Poggi (fratello della vittima), che risulta indagato in concorso con altri o con Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per il delitto della fidanzata. Lo scorso 16 giugno i riflettori erano stati puntati sugli elementi emersi nel corso del primo giorno di incidente probatorio, sintetizzati in: «Non c’è traccia dell’involucro contenente l’intonaco grattato dal muro della villetta di via Pascoli». L’assenza del reperto si traduceva, quindi, nell’impossibilità di fare ulteriori accertamenti sull’impronta che secondo l’accusa apparterebbe a Sempio.

Per settimane l’attenzione degli inquirenti, e anche quella mediatica, è stata rivolta verso quell’impronta, trovata sulla parete destra della scala vicino al corpo senza vita della ventiseienne, che era stata repertata e analizzata dai carabinieri del Ris di Parma già nel 2007. Ma quest’ultima era risultata negativa all’Obti test, il metodo che è ancora ritenuto tra i più efficaci per rilevare la presenza di sangue umano. Da quasi un mese i periti incaricati dal giudice per le indagini preliminari di Pavia, Daniela Garlaschelli, i consulenti di Sempio, quelli della famiglia della vittima e quelli di Stasi si sono confrontati sulla visione dei reperti. In quei giorni convulsi dell’inizio dell’incidente probatorio, Luciano Garofano, ex generale del Ris e attualmente consulente della difesa di Sempio, aveva rilasciato alcune dichiarazioni ai giornalisti, affermando di non aspettarsi «risultati eclatanti da questo incidente probatorio». «Credo», aveva detto Garofano, «nell’innocenza di Andrea Sempio fino a prova contraria, credo nella sentenza definitiva», riferendosi alla condanna di Stasi. «Lo stato di conservazione e la catena di custodia dei reperti», aveva ribadito l’ex generale del Ris , «sono assolutamente importanti. Adesso li dobbiamo aprire, non li abbiamo visti, perché li abbiamo solo ritirati. Li vedremo e ci ragioneremo. Credo cominceremo anche a fare delle campionature che poi saranno sottoposte all’analisi del Dna».

Questo nuovo elemento fa, pensare, quindi, che ci siano state «più persone» sulla scena del crimine.

Da non perdere

Cari uomini in divisa, ma chi ve lo fa fare?
Giustizia

Cari uomini in divisa, ma chi ve lo fa fare?

Ma chi ve lo fa fare? Dico a voi, uomini in divisa, poliziotti, carabinieri, vigili urbani come Francesco Imprezzabile, morto l’altro giorno a 39 anni mentre inseguiva un albanese, con precedenti nel curriculum e droga in tasca, che aveva forzato…