- Giovanni Panebianco nuovo segretario del Mibac. Decisiva la promozione dell’allora sottosegretario e la sponda M5s. Il renziano Ernesto Maria Ruffini resterà alle Entrate?
- A Siena Luca Lotti rispolvera le purghe per tenere le mani sui resti del Pd. Decine di ex Margherita verso l’espulsione. Gli ortodossi li accusano del flop Comunali. Il repulisti, però, servirà a tirare le redini locali del partito, imbastendo persino un Nazareno con un caro amico di Denis Verdini.
Lo speciale contiene due articoli
Chissà se il ministro dell’Economia Giovanni Tria il quale – come ha scritto giovedì scorso su queste pagine Giancarlo Perna – sta confermando tutta la squadra del Pd Gian Carlo Padoan e che 48 ore fa ha confermato anche i vertici di Sogei (l’ad Andrea Quacivi e il presidente Biagio Mazzotta), riuscirà nell’impresa con il super renziano Ernesto Maria Ruffini a direttore dell’Agenzia delle entrate e presidente dell’Agenzia della riscossione. Ruffini il quale, lungi dall’essere un mero tecnico, all’epoca della Leopolda 2014 e dell’ascesa di Matteo Renzi, battibeccò via Twitter con l’attuale vicepremier Matteo Salvini prendendolo per i fondelli, reo di averlo chiamato Enrico e non Ernesto.
Sugli immigrati il direttore dell’Agenzia delle entrate, ha infatti idee molto chiare: molto distanti da Salvini e vicine a quelle del fratello Paolo, prefetto in Vaticano.
Prima del suo incarico pubblico a marchio Pd, Ruffini esprimeva i suoi giudizi politici a 360 gradi sul suo blog sull’Espresso e, nel mucchio, aveva attaccato Salvini ricordandogli che «dal 1892 al 1956, i Salvini approdati nel porto di Ellis Island sono stati ben 228».
Salvini non aveva perso tempo e, etichettandolo come anti leghista, gli aveva risposto per le rime via Twitter, chiamandolo Enrico Maria e non Ernesto Maria, e augurandogli una serena notte. Ruffini, che ora aspetta la conferma a direttore dell’Agenzia delle entrate proprio da Salvini, gli aveva prontamente replicato: «Ho trascorso una serenissima notte, grazie @matteosalvini. Il tuo affezionatissimo Enrico Maria, Ernesto per gli amici».
Insomma un altro uomo di sinistra, anti leghista, che rischia di rimanere in un ruolo così cruciale nel governo votato per il cambiamento e che è riuscito nell’impresa di avere contro tutte le sigle sindacali delle agenzie fiscali sulla riorganizzazione che sta facendo in fretta e furia. Come se all’interno dell’Agenzia delle entrate non ci fosse nessuno tra i direttori centrali e regionali da poter promuovere come fatto in Ferrovie, invece di confermare un avvocato tributarista catapultato ai vertici della macchina fiscale perché di fede renziana.
I sindacati, dopo quella che definiscono «la caotica riorganizzazione» degli uffici centrali di inizio anno, attaccano con un comunicato stampa Ruffini nel metodo e nel merito. Innanzitutto, «l’assoluta intempestività della proposta dal momento che, a tutt’oggi, non risulta chiarito se il vertice dell’amministrazione, soggetto a spoils system, sia stato riconfermato o meno. Quello che vogliamo dire è che sembra irrazionale e poco comprensibile tanta fretta in assenza di stabilità del management dell’Agenzia». Ruffini voleva approvare la riorganizzazione lo scorso 26 luglio, ma i sindacati si sono messi di traverso.
Nel merito, secondo le sigle sindacali, «non appare assolutamente chiaro l’obiettivo che una tale riorganizzazione si prefigge: sarebbe stato più opportuno, un’analisi più approfondita ed analitica del nuovo modello così come un ragionamento specifico sul mantenimento o meno delle direzioni provinciali nel loro assetto attuale». Per i sindacati appare poi «incredibile» che il processo di integrazione tra Entrate ed ex Territorio si fermi a livello di direzioni regionali senza interessare gli uffici locali in modo da favorire i cittadini che possono fare le pratiche del catasto e del fisco in uno stesso spazio fisico.
Infine i sindacati attaccano Ruffini per aver affidato a una società esterna «la graduazione delle posizioni» dirigenziali e non, senza voler dire quanto sia stato speso.
Nel frattempo l’Agenzia delle entrate ha diffuso – come ogni anno – il comunicato sulla sospensione delle cartelle nel mese di agosto. Quest’anno con il sostegno del ministro Tria che ha appoggiato apertamente l’iniziativa annunciando la sospensione che però già avviene da anni. A lodare subito l’iniziativa è neanche a dirlo un senatore del Pd, Bruno Astorre, che in una nota scrive: «Sospendere oltre un milione di atti tra Agenzia delle entrate e Agenzia delle entrate riscossione è una decisione non solo di buon senso, ma che denota il cambio di passo impresso del direttore Ernesto Maria Ruffini. Un fisco dal volto nuovo, che fa della semplificazione il perno del sistema. Semplificazione non solo amministrativa ma anche nel rapporto con i cittadini. Per i contribuenti, un ostacolo in meno».
Nel frattempo al Mibac, il Ministero dei beni e delle attività culturali, fa carriera un funzionario della presidenza del Consiglio, Giovanni Panebianco, 48 anni, nominato nuovo segretario generale. La nomina, che avviene su indicazione del ministro con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, sarà operativa dal primo settembre.
Bel salto per Panebianco il quale, dal governo a guida Pd, era riuscito a incassare un incarico di prima fascia pur essendo di seconda (gerarchicamente più basso) grazie alla vicinanza all’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi. Si sussurra che suo nuovo sponsor ed estimatore sia Vincenzo Spadafora, il potente consigliere del vicepremier Luigi Di Maio. Dal prossimo 1° settembre Panebianco sostituirà l’architetto Carla Di Francesco che è andata in pensione.
Anna Maria Fiore
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