- Il decreto Gentiloni, che ha esteso l’obbligo di querela per procedere, rischia di impattare su diversi processi. Dal crac del Credito fiorentino, alle spese dell’ex leader lumbard, fino ai legami del prelato con «don euro».
- La pista dei milioni che i fratelli del cognato di Matteo Renzi avrebbero sottratto ai bimbi africani porta fuori Lisbona. Nella Beverly Hills portoghese Andrea Conticini risulta gestore di un’immobiliare. A giugno la società ha cambiato forma, forse per allargare il giro di affari.
Lo speciale contiene due articoli.
Il cosiddetto decreto legislativo «salva parenti» varato al tramonto del governo Gentiloni ha reso obbligatoria la denuncia per i reati come la truffa e l’appropriazione indebita aggravata, la stessa che viene contestata ai fratelli del cognato di Matteo Renzi, Andrea Conticini. Ma in realtà la norma influenzerà anche molti altri processi. Infatti ha reso necessaria la querela di parte per alcuni reati contro la persona (minaccia aggravata; violazione di domicilio commessa da pubblico ufficiale; falsificazione di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche o informatiche; violazione, sottrazione, soppressione e rivelazione di corrispondenza) e contro il patrimonio (truffa, frode informatica e appropriazione indebita, appunto). Una manovra che l’esecutivo allora in scadenza giustificò con la necessità di snellire i carichi nei tribunali, ma che rischia di compromettere inchieste e processi in corso, se le parti lese non eserciteranno, nei modi previsti dalla legge, il diritto di querela. Se, insomma, le vittime non firmeranno esposti contro chi le ha raggirate (al netto dei casi in cui si continua a procedere d’ufficio quando sussistono aggravanti specifiche come le minacce con armi, ma non sono questi i casi).
La lista dei casi a rischio improcedibilità è lunga. Cominciamo dal processo che ha visto condannati a Milano l’ex leader della Lega Nord Umberto Bossi (2 anni e 3 mesi), il figlio Renzo (1 anno e 6 mesi) e l’ex tesoriere Francesco Belsito (2 anni e 6 mesi) per la truffa ai danni dello Stato da oltre 3 milioni di euro. Soldi che sarebbero stati usati, in parte, per spese personali della famiglia Bossi tra cui la famigerata laurea albanese per il Trota.
Per una opaca operazione immobiliare da mezzo milione di euro sono indagati a Palermo per truffa il consigliere regionale siciliano Riccardo Savona (Fi) insieme alla moglie Cristina Maria Bertazzo. Sempre in Sicilia è sotto inchiesta l’unico leghista dell’Assemblea regionale, Antonino Rizzotto, detto Tony, per appropriazione indebita aggravata ai danni dei dipendenti dell’Isfordd, l’istituto di formazione per disagiati e disadattati sociali.
A Massa Carrara truffa e appropriazione indebita aggravata sono contestate al vescovo Giovanni Santucci per una vicenda legata a don Luca Morini, il famigerato «don euro», che rastrellava elemosine e donazioni e le spendeva in incontri gay con escort e cene e viaggi di lusso. C’è poi il procedimento sui due accordi transattivi per la costruzione della Metro C di Roma: 25 indagati, tra cui l’ex sindaco Gianni Alemanno (truffa). Sempre a Roma c’è il fascicolo per truffa che vede coinvolti 24 indagati dell’operazione «Labirinto», in cui troviamo anche l’ex parlamentare Antonio Marotta e l’ex sottosegretario all’Istruzione nel governo Berlusconi, Giuseppe Pizza, per un vorticoso giro di soldi e beni immobili. Anche in questo caso, se nessuno denuncia, i magistrati non potranno perseguire i reati di truffa e appropriazione indebita aggravata.
L’ex presidente della Regione Valle d’Aosta Augusto Rollandin e l’ex assessore al Bilancio Mauro Baccega sono sotto inchiesta, invece, per una presunta truffa nell’ambito dei finanziamenti al Casinò di Saint-Vincent; inchiesta che un anno fa aveva portato a indagare l’ex assessore al Bilancio Ego Perron e gli amministratori della casa da gioco Luca Frigerio (dal 2008 al 2015) e Lorenzo Sommo (dal 2015 al 2017).
A Napoli sono alle prese con avvocati e interrogatori gli ex vertici della Camera di Commercio che, truccando le carte, facevano passare viaggi in giro negli Usa per importanti progetti di sviluppo territoriale. A Reggio Calabria è finita davanti al gup la presidente dell’associazione antimafia «Riferimenti», Adriana Musella, accusata di aver utilizzato per scopri privati i fondi erogati per iniziative a favore della legalità. La Procura di Macerata ha invece iscritto nel registro degli indagati l’ex deputato ed ex sindaco, Giuseppe Sposetti, il figlio Emanuele e Cinzia Bianchini per la costruzione di un parcheggio alle spalle della stazione che avrebbe portato alla sparizione di 500.000 euro investiti dalla famiglia Guzzini di Recanati.
A Milano i pm sono al lavoro sull’incartamento relativo alle false comunicazioni sociali e appropriazione indebita sui conti del Sole 24 Ore. A essere coinvolti, tra gli altri, sono nomi di spicco nel quotidiano controllato da Confindustria, tra cui l’ex direttore Roberto Napoletano, l’ex presidente del gruppo, già numero uno della Fondazione Fiera Milano, Benito Benedini, e Donatella Treu, ex amministratore delegato e direttore generale dell’editrice.
Il decreto sulla procedibilità a querela di parte avrà effetti anche sui procedimenti che sono arrivati a sentenza. È il caso del verdetto d’appello a carico di Denis Verdini, condannato in secondo grado a sei anni e dieci mesi di carcere (due dei quali ascrivibili all’appropriazione indebita) per il crac del Credito cooperativo fiorentino.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >