Sorpresa: i gilet gialli stimolano l’economia
Ansa
  • Secondo la Banca di Francia, nel 2019 ci sarà un «netto rimbalzo del potere d’acquisto e dei consumi delle famiglie» dovuto alle misure finanziarie approvate per venire incontro ai manifestanti. I «competenti», insomma, sono stati corretti dai «bifolchi».
  • L’atto XVIII della protesta degenera I 5 stelle si sganciano: «Indifendibili».

Lo speciale contiene due articoli

Sui gilet gialli le abbiamo sentite tutte, in questi mesi: politicamente sono stati liquidati come populisti, teppisti, estremisti, antisemiti, fascisti e chi più ne ha, più ne metta. Meno appariscente, ma sempre presente, è stata invece la critica prettamente economica, che li ha dipinti come affossatori del Pil, una nuova tribù del no a tutti i costi, contro la modernità, la crescita, lo sviluppo.

In quest’ambito, ci ha messo del suo anche la Banca di Francia, che nelle sue proiezioni macroeconomiche di dicembre 2018 prevedeva una flessione della crescita nell’ultimo trimestre dell’anno «dovuto specialmente alla perturbazione dell’attività indotta dal movimento dei gilet gialli». Tagliente, il Sole 24 Ore riassumeva il tutto con il titolo «Francia, i gilet gialli mandano al tappeto l’economia».

Ebbene, sorpresa: tre mesi dopo, il quadro appare totalmente diverso. Ed è proprio l’istituto di rue Croix-des-Petits-Champs a sottolinearlo. Nelle proiezioni macroeconomiche diffuse giovedì scorso da Banque de France, infatti, l’apporto del movimento di protesta all’economia nazionale risulta, se non altro in modo indiretto, più che positivo. Certo, si afferma sempre che l’economia francese «si è un po’ rafforzata (0,3% per trimestre) a dispetto delle perturbazioni indotte a fine anno dal movimento dei gilet gialli» e non certo grazie a esso.

Il seguito del documento, però, è interessante. Si legge che anche per il primo trimestre del 2019 la crescita dovrebbe attestarsi allo 0,3%. Poi, l’aria cambierà: «Nel resto del 2019, l’attività in Francia dovrebbe certamente patire la debolezza della domanda dei suoi partner commerciali, ma dovrebbe beneficiare, in compenso, del netto rimbalzo del potere d’acquisto e dei consumi delle famiglie, sostenuto dal basso prezzo del petrolio di fine anno scorso e dalle misure finanziarie importanti votate a dicembre». Alt. Di che parliamo? Quali sono queste misure che faranno volare l’economia transalpina?

Il documento fa riferimento alle «Mues», «Mesures d’urgence économiques et sociales». Si tratta, per farla breve, delle misure con cui Emmanuel Macron, nello scorso dicembre, ha cercato di fare più di un passo verso le richieste dei gilet gialli. Iniziata a ottobre 2018, la protesta ha colto di sorpresa l’Eliseo, con Macron rinchiusosi in un immobilismo incredulo criticato dai più.

Mentre il consenso per il presidente arrivava al minimo storico, il suo staff studiava una risposta politica adeguata. I conigli dal cilindro, alla fine, saranno due: il Grand débat national, un’inutile passerella in cui Macron ha incontrato sindaci e autorità locali, e le Mues. Tecnicamente si tratta della legge numero 2018-1213 del 24 dicembre 2018. Tra le misure previste, la defiscalizzazione degli straordinari, la defiscalizzazione dei bonus di fine anno da parte delle imprese e l’abrogazione dell’aumento dei contributi per i pensionati che guadagnano meno di 2.000 euro al mese. Un pacchetto di riforme che ha comportato una rivisitazione della Loi de Finances 2019, la Finanziaria francese e che è costato 10,3 miliardi.

Le Mues furono giudicate largamente insufficienti dai gilet gialli, tant’è vero che la protesta è continuata ancora fino a ieri, ma quel che qui è importante sottolineare è che si tratta di riforme che Macron non avrebbe mai varato senza essere pungolato dai gilet gialli e che andavano comunque nella direzione delle loro rivendicazioni. Ebbene, ora scopriamo che proprio quelle misure stanno trainando l’economia francese.

Torniamo alle previsioni della Banca di Francia. Il documento spiega che tra il 2019 e il 2021, le previsioni di crescita del Pil sono leggermente riviste verso il basso (tra 1,4% e 1,5%, meno dell’1,7% previsto a fine 2018), ma tenuto conto del contesto generale, l’economia francese «dà prova di resilienza». In particolare, «il potere d’acquisto del reddito disponibile delle famiglie sarà trainato nel 2019», tra gli altri fattori, «da un’inflazione totale debole grazie al ribasso del prezzo del petrolio e dalle misure d’urgenza economiche e sociali (Mues). La progressione del potere d’acquisto per abitante sarà di 2,1% sull’anno, il tasso di crescita più elevato dal 2007».

Tale dinamica, continua il report, «accentuerà il recupero del potere d’acquisto già in corso dal 2014. Tale cifra è rivista in forte aumento (0,7 punti) rispetto alle nostre previsioni di dicembre a causa dell’integrazione delle misure Mues. La crescita del potere d’acquisto sarà in seguito più moderata nel 2020 e nel 2021».

Insomma, quando i competenti hanno cominciato a dare ascolto ai «bifolchi», l’economia ne ha tratto largo giovamento: le famiglie gioveranno dei provvedimenti, i consumi ripartiranno e il Pil sorriderà. Non l’austerità, quindi, ma l’aiuto alle famiglie e lo stimolo dei consumi sono il primo passo verso la ripresa.

Il tutto finanziato anche – e soprattutto – attingendo al disavanzo pubblico, che, secondo il governo, raggiungerà nel 2019 non il 2,8% del Pil previsto dalla legge di bilancio, ma il 3,2%, sforando senza tanti complimenti il «sacro parametro» che per altri resta un tabù.

Adriano Scianca

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