L’Occidente silura la controffensiva
Volodymyr Zelensky (Ansa)
Kiev rivendica successi, però esperti Usa avvisano: «Non vincerà, già si sta negoziando». Romano Prodi: «Colloqui Washington-Pechino». E la Polonia insiste: «No all’import del grano».

Kiev rivendica una serie di successi sul campo: i raid in Crimea, l’uccisione di vertici militari russi, lo sfondamento delle linee nemiche nel Sud, l’imminente riconquista di Bakhmut, la promessa americana di qualche batteria di missili a lunga gittata. Il resto del mondo, però, crede sempre meno alla controffensiva.

Aveva ripreso a seminare dubbi, giorni fa, su Repubblica, Charles Kupchan, ex responsabile dell’Europa alla Casa Bianca, spiegando che, «dietro le quinte», erano ormai partiti i negoziati. Ieri, sempre sul quotidiano romano, è stato ancor più netto il politologo Ian Bremmer, secondo il quale l’Ucraina non vincerà la guerra nemmeno con gli Atacms e dovrà rassegnarsi a mollare gran parte dei territori occupati. Ottenendo, in cambio, l’ingresso nella Nato. Persino Romano Prodi, alfiere di Pechino, a margine del Festival francescano di Bologna, ha rivelato: «Ci sono stati nelle ultime settimane dei colloqui tra cinesi e americani».

Il ruolo del Dragone è dirimente, sì. Ma Volodymyr Zelensky sa che, per lui, è ancor più importante il sostegno finanziario e militare di Washington. Un supporto che non è più scontato. Il 55% dei cittadini statunitensi è contrario a ulteriori sovvenzioni, con picchi del 71% tra i repubblicani. Intanto, Joe Biden sta colando a picco nei sondaggi e, stando ad Abc, verrebbe sconfitto da Donald Trump.

Il Regno Unito assicura soccorso a oltranza, indipendentemente dalle presidenziali 2024. Ma che l’aria sia cambiata, se n’è reso conto pure il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis. A suo avviso, al vertice Onu di New York, si è assistito a un «cambiamento» del tipo di attenzioni riservate alla nazione invasa. Ieri, Vilnius ha dichiarato che, se Kiev perdesse la guerra, si verificherebbe «una catastrofe geopolitica». E il cardinale Matteo Zuppi, messo del Vaticano per tentare una mediazione, ha precisato: «Ha ragione il Papa a chiedere pace, ma senza confondere aggressore e aggredito». Tuttavia, negli ambienti internazionali monta la sfiducia sui combattimenti. In più, restano tesi i rapporti tra Zelensky e la Polonia.

Varsavia ha ricordato che sono stati approntati corridoi attraverso i quali far transitare il grano ucraino da vendere all’estero; nondimeno, ha confermato il divieto di importazione nei suoi mercati. Il tutto, all’indomani del monito del premier, Mateusz Morawiecki, al leader di Kiev: «Non insulti più i polacchi».

Per il presidente in tuta mimetica, s’è aggiunto un ulteriore elemento di pressione. Il Washington Post ha scritto che politici occidentali stanno insistendo, affinché in Ucraina si svolgano regolari elezioni, nonostante il conflitto vada avanti. La richiesta era partita dal numero uno dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, l’olandese Tini Cox, ma è stata recepita da Lindsey Graham, che ne ha parlato con Zelensky durante la sua visita a Kiev.

Siamo vicini a una svolta? Il ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov, ha garantito che la Russia è pronta a negoziare, ma non accetterà un cessate il fuoco. D’altronde, non è detto che un punto di caduta diplomatico sia risolutivo. L’orizzonte tratteggiato da Bremmer, ad esempio, nasconde un’insidia: che le ostilità si raffreddino, per poi esplodere peggiori di prima.

Abbiamo assistito più volte ai tentativi ucraini di tirare dentro la Nato. Kiev ha approfittato degli incidenti con i razzi caduti sul territorio di Stati aderenti al Patto atlantico, o dei bombardamenti dei porti sul Danubio, al confine con la Romania. Immaginiamo che mezzo Donbass e la Crimea restino a Vladimir Putin, mentre il resto del Paese entra nell’Alleanza occidentale: chi ci assicura che nessuno, in Ucraina, cercherebbe di provocare uno scontro, di accendere un focolaio, di allestire un casus belli? A quel punto, ai sensi del famigerato articolo 5, tutti gli altri Paesi sarebbero tenuti a intervenire. Sarebbe la terza guerra mondiale.

Fantasie? Sarà. Sabato, intanto, i media russi hanno affermato che all’interno di un carrarmato Leopard 2 colpito è stato trovato un equipaggio «interamente tedesco». Magari è una bufala. O è un pro memoria: si può distruggere il mondo nel nome di una pace giusta?

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