Filosa nominato nuovo ad Stellantis. È l’uomo del dialogo con l’America
Antonio Filosa, nuovo ad Stellantis (Imagoeconomica)
Scelto un italiano, prima a capo del gruppo negli Usa, nonostante le ambizioni francesi.

Stellantis sceglie un manager interno, italiano e con il profilo giusto per parlare con l’amministrazione Trump. Un uomo del dialogo per ricucire i rapporti deteriorati con il potente sindacato dell’automotive Usa e i concessionari. Una nomina, quella di Antonio Filosa, nuovo ad, che è arrivata dopo un non breve processo di ricerca del successore di Carlos Tavares. Nelle ultime settimane si erano diffuse voci di presunte frizioni tra le due anime della casa automobilistica, quella italiana intorno alla Exor della famiglia Agnelli e quella transalpina legata ai Peugeot e alla banca pubblica Bpifrance. Alla fine però, al momento della votazione, la nomina è arrivata «all’unanimità» come precisato in una nota. L’italianità della cabina di regia di Stellantis, con una solida esperienza nelle due Americhe, contiene il messaggio di una proiezione internazionale sempre più globale del gruppo senza dimenticare le origini italiane dove continua a risiedere il cuore pulsante strategico.

E proprio l’importanza di una guida interna e profondamente radicata nella cultura aziendale è stata sottolineata dal presidente John Elkann commentando la nomina: «La profonda conoscenza che Antonio ha della nostra azienda, comprese le persone e del nostro settore, gli consentono di essere perfettamente preparato per il ruolo di chief executive officer in questa nuova e cruciale fase di sviluppo di Stellantis».

Nel comunicato di ufficializzazione della nomina, il consiglio spiega di aver scelto Filosa «sulla base della sua comprovata esperienza maturata in oltre 25 anni di attività nel settore automobilistico, della sua vasta esperienza in tutto il mondo e delle sue riconosciute qualità di leadership». Il manager, nato 52 anni fa a Napoli e laureato in ingegneria al Politecnico di Milano, ha iniziato la sua carriera alla Fiat nel 1999 e da allora ha scalato le gerarchie aziendali, ricoprendo soprattutto incarichi all’estero. In Stellantis ha guidato le attività in Sud America, dove ha consolidato i primati del marchio Fiat e ha sviluppato la presenza di Peugeot, Citroën, Ram e Jeep. È stato anche a capo della Jeep a livello globale.

La responsabilità del Nord America è recente. Negli ultimi mesi ha ricevuto attestati di stima crescenti da parte dei concessionari statunitensi per aver ricucito rapporti che con Tavares si erano logorati. Proprio questo risultato, insieme probabilmente con i legami professionali con Sergio Marchionne, potrebbe aver pesato nella sua scelta come nuovo ad, considerato il ruolo strategico del mercato statunitense per le finanze dell’azienda. Nel comunicato, il gruppo, non a caso mette in evidenza che sin dalla nomina a chief operating officer per le Americhe, «ha avviato il rafforzamento delle operazioni negli Stati Uniti, riducendo significativamente le scorte dei concessionari, riorganizzando il team dirigenziale, guidando il processo di introduzione di nuovi prodotti e propulsori e intensificando il dialogo con i concessionari, i sindacati e i fornitori».

Filosa assumerà l’incarico quasi immediatamente. Stellantis convocherà per i prossimi giorni un’assemblea straordinaria degli azionisti per eleggerlo nel cda come amministratore esecutivo, ma intanto lo stesso consiglio gli ha già assegnato le deleghe di chief executive officer, con decorrenza dal 23 giugno, per «conferirgli piena autorità e garantire una transizione efficiente». Fino a quando non prenderà in mano il timone del gruppo e annuncerà anche la nuova prima linea manageriale, John Elkann continuerà a ricoprire il ruolo di presidente esecutivo.

«Abbiamo i brand migliori e più iconici della storia dell’automobile. Questa storia, unita al nostro impegno nel fornire ai nostri clienti i prodotti e i servizi che amano, è la chiave del nostro successo», sono state le prime parole del nuovo ceo.

Con l’arrivo di Filosa si archivia la fase di Stellantis caratterizzata anche da momenti di frizione con alcuni azionisti americani, che ad agosto scorso avevano citato il gruppo in giudizio, insieme con la direttrice finanziaria Natalie Knigh, accusando la casa automobilistica di averli «ingannati nascondendo l’aumento delle scorte e altre debolezze» e di «aver gonfiato artificialmente il prezzo delle sue azioni per gran parte del 2024, facendo valutazioni estremamente positive». Tavares era entrato in rotta di collisione anche con l’americana Uaw, il principale sindacato del mondo auto, al punto che il suo presidente, l’agguerrito Shawn Fain, lo aveva definito «una vergogna e un imbarazzo per un’azienda americana un tempo grande».

Situazioni che il gruppo vuole buttarsi alle spalle per guardare a sfide problematiche come la transizione verso l’elettrico, i nuovi marchi, la concorrenza cinese e il potenziamento dei siti produttivi in Italia. I sindacati italiani vedono nella nomina «una volontà di rilancio» e il ministro del made in Italy, Adolfo Urso, è ottimista per l’apertura di una nuova fase. La scommessa è strappare il Paese dalla marginalità.

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