Didier Reynerds, vicepremier, è accusato di corruzione da un ex agente dei servizi segreti.

Un’ulteriore tegola giudiziaria, la quinta, si abbatte sulla neonata Commissione europea. Il commissario alla Giustizia in pectore, il vicepremier belga Didier Reynders, è finito sotto inchiesta da parte della Procura di Bruxelles. Stando a quanto riportato ieri dai quotidiani L’Echo e De Tijd, un ex agente segreto si sarebbe rivolto alla polizia criminale federale lo scorso aprile, accusando Reynders di corruzione e riciclaggio di denaro. Il diretto interessato ha respinto le accuse. «Non sono assolutamente a conoscenza di un’indagine», ha dichiarato. Il commissario in pectore ha inoltre affermato di aver chiesto al suo legale di contattare la Procura di Bruxelles per «difendere i suoi diritti», incaricandolo inoltre di negare fermamente le accuse diffuse dalla stampa.

Secondo L’Echo, l’accusatore avrebbe lavorato per il servizio di intelligence e sicurezza del Paese dal 2007 al 2018, soprattutto all’interno della sua sezione economica. L’ex agente afferma di aver appreso, attraverso i suoi informatori e le sue indagini, diverse pratiche di corruzione e riciclaggio. In particolare, sembrerebbe che Reynders usasse specifici metodi per ricevere e riciclare denaro: transazione immobiliari, legami con paradisi fiscali e vendita a prezzi elevati di opere d’arte di scarso valore. Al momento, la procura di Bruxelles rifiuta di fornire dettagli sulla vicenda ma dichiara comunque che «l’inchiesta stia facendo il suo corso». Al termine dell’indagine preliminare, il pubblico ministero dovrà stabilire se gli indizi contro Reynders risultino sufficienti e se il fascicolo debba essere trasmesso o meno al procuratore generale di Bruxelles.

Attuale vicepremier e ministro della Difesa e degli Affari esteri in Belgio (dopo essere stato lungamente a capo del dicastero delle Finanze dal 1999 al 2011), Reynders è membro del Movimento Riformatore: partito liberale belga che, in Europa, fa parte della formazione spiccatamente europeista dell’Alde: formazione, che ora si ritrova con un indagato eccellente tra le proprie file. Il grattacapo maggiore riguarda tuttavia la Commissione europea, che deve ancora superare il processo di ratifica da parte dell’Europarlamento. Un problema non di poco conto, visto che anche altre figure della squadra di Ursula von der Leyen hanno alcune grane giudiziarie, lei in primis.

Il nuovo commissario al Mercato interno, la francese Sylvie Goulard, è sotto inchiesta in Francia con l’accusa di aver indebitamente assunto degli assistenti con fondi europei per il suo partito MoDem. Il neo commissario ai Trasporti, la socialdemocratica rumena Rovana Plumb, è invece stata coinvolta in una indagine di corruzione nel 2017, ottenendo – quello stesso anno – l’immunità da parte del Parlamento di Bucarest. Registra problemi anche il commissario all’Agricoltura, il polacco conservatore Janusz Wojciechowski, indagato dall’agenzia anti frode dell’Unione europea per irregolarità riscontrate nei rimborsi delle spese di viaggio, quando era eurodeputato tra il 2004 e il 2014. Spinosissima infine la situazione della stessa neo presidentessa, Ursula von der Leyen: il Parlamento di Berlino ha istituito infatti una commissione per indagare su opacità ravvisate nell’assunzione di numerosi consulenti esterni al ministero della Difesa tedesco, quando era sotto la sua guida (dal 2013 al 2019). Secondo Politico, la von der Leyen dovrebbe essere interrogata sulla vicenda il prossimo dicembre.

Insomma, la situazione generale non sembra troppo cristallina. E i grattacapi si sprecano. Non solo questo elevato numero di indagati getta un’ombra sulle forze europeiste che esprimono la nuova Commissione. Ma, più nello specifico, simili scogli potrebbero rivelarsi particolarmente duri da aggirare. Soprattutto nel processo di ratifica da parte dell’Europarlamento.

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