Eurocamera appesa ai 100 del misto
Ursula von der Leyen (Ansa)
La maggioranza Ursula tiene, Ppe in pressing su socialisti e Renew. Ma sono i deputati senza gruppo il vero ago della bilancia: possono far nascere una guida di centrodestra.

Sarà una trattativa lunga e complessa, con ogni probabilità, quella che porterà alla formazione di una nuova maggioranza nell’Europarlamento e poi alla scelta del nuovo leader della Commissione. Se da una parte, infatti, si profila uno scenario numerico che potrebbe confermare a Bruxelles la maggioranza uscente, sul versante politico la questione è più complessa. Ciò che non è opinabile, è che nel nuovo panorama che si sta profilando, emergono le leadership della nostra premier Giorgia Meloni e della leader francese di Rassemblement national, Marine Le Pen, entrambe sull’onda di successi elettorali indiscutibili. I fari, nei prossimi giorni, saranno puntati essenzialmente sulle loro mosse.

Partiamo dai numeri: l’Europarlamento sarà composto di 720 seggi, quindi l’asticella per formare una maggioranza è fissata a 361. Secondo le proiezioni e i dati reali provenienti dai 27, la cosiddetta «maggioranza Ursula» la spunterebbe ancora, attestandosi a quota 409, un numero risultante dai 191 seggi ottenuti dal Ppe, dai 135 del Pse, e dagli 83 di Renew Europe. Non a caso, il leader del Ppe, Manfred Weber, ha già cominciato a pressare i propri alleati per un bis: «Invito i socialisti e Renew», ha detto, «a unirsi a noi per un’alleanza pro-europea». Quello che viene «venduto» come un buon risultato, infatti, deve confrontarsi con una grande e inedita incognita presente nell’emiciclo di Strasburgo, e cioè il grande numero degli eletti che non hanno ancora dichiarato a quale gruppo vorranno aderire. Una sorta di enorme «gruppo misto» europeo, che avrà un ruolo cruciale nelle proprie settimane, potendo contare su un centinaio di seggi che raccolgono una galassia non troppo eterogenea, in quanto generalmente orientata a destra.

Di questo gruppone, infatti, faranno parte tra gli altri – almeno nella fase iniziale della legislatura – gli eurodeputati di Afd, da poco espulsi dal gruppo Id dopo le improvvide dichiarazioni del loro spitzenkandidat Maximilian Krah sulle Ss naziste, e i rappresentanti del partito Fidesz del premier ungherese Viktor Orbán.

Altro elemento molto importante, l’incertezza del sostegno che potrà avere Ursula von der Leyen, che già nella votazione che la elesse cinque anni fa fu colpita ma non impallinata da decine di franchi tiratori ed ebbe bisogno di una parte dei voti liberali. La diretta interessata, però, parla di «successo» e fa capire che proverà a rimettersi sullo scranno più alto per costruire un «baluardo contro gli estremismi». Ma l’importanza delle mosse che faranno i partiti non ancora aderenti ad alcuna formazione è data anche dal fatto che dal loro comportamento potrebbe anche scaturire la possibilità di una maggioranza di centrodestra. Per arrivare a questo risultato, infatti, ai voti del Ppe bisognerebbe aggiungere i 71 voti che le proiezioni accreditano all’Ecr, e a questo punto si sarebbe a quota 262, 99 in meno della maggioranza. A questo punto, i voti mancanti potrebbero giungere dalla componente non macroniana e più conservatrice di Renew (che complessivamente porta 80 seggi dai quali andrebbero tolti quelli provenienti dalla Francia), e quelli tra i 58 eletti attribuiti a Id che il Ppe (compreso Antonio Tajani) sarebbero disposti ad accettare. «In passato», ha dichiarato a caldo la vice presidente del gruppo Ecr al Parlamento Europeo, Assita Kanko, «nulla ci ha impedito di dialogare con Ursula von der Leyen, tutto dipende dal programma». Come detto, molto dipenderà da come si muoveranno Meloni e Le Pen: il sisma causato dal trionfo di Rn ha costretto il presidente francese Emmanuel Macron a sciogliere le Camere e indire nuove elezioni legislative tra un mese, che potrebbero portare alla guida del governo transalpino un esponente della destra (verosimilmente Jordan Bardella). La destra sarebbe alla guida di due tra i Paesi più importanti dell’Unione, e ciò potrebbe avvicinare il gruppo Id della Le Pen e di Salvini (che peraltro già governa) all’Ecr, dando vita di fatto al gruppo più influente dopo il Ppe e spostando stabilmente a destra l’asse della Commissione.

A completare il panorama dei seggi virtuali, ci sono i 52 voti dei Verdi e i 36 della sinistra (uno in meno). Molti osservatori vedono anche i verdi in gioco, aggiungendosi alla maggioranza Ursula, ma appare inverosimile che dopo le critiche della maggior parte dei cittadini europei all’impostazione ideologica del green deal si possa avallare l’inserimento dei Verdi in maggioranza. Ecco perché appare prematuro dire che i popolari e i socialisti sono in pole position per una nuova maggioranza assieme, con un numero così alto di incognite. I risultati nei Paesi più importanti, con l’ascesa dei partiti di destra e sovranisti, d’altra parte sconsiglia vivamente a chi governerà da Bruxelles di adottare delle politiche in continuità con quelle passate.

Della Francia abbiamo già detto, in Germania Afd ha scalzato la Spd dalla piazza d’onore dietro la Cdu, a dispetto delle polemiche, e da noi la prima posizione di Fdi è più che salda. Per non parlare dell’Austria, dove la destra del Fpo è balzata in testa. Ma la tendenza generale va oltre i casi più clamorosi: in Spagna Vox si attesta sul 9,6%), dietro al Ppe (34%) e il Psoe (30%), mentre in Grecia i conservatori (aderenti al Ppe) di Nea Dimokratia sono accreditati di un risultato intorno al 30%. In Polonia, infine, tiene il partito del premier Donald Tusk (38%). In Belgio (dove si votava anche per il Parlamento nazionale), l’avanzata delle destre ha investito il premier in carica Alexander De Croo, che ha rassegnato in lacrime le proprie dimissioni.

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