La parabola delle criptovalute, nell’ultimo anno e mezzo, ha assunto contorni quasi beffardi: l’euforia per una «nuova era» si è trasformata in bagno di realtà per milioni di risparmiatori. Nate 17 anni fa come moneta digitale deflazionaria, limitata a 21 milioni di unità e indipendente dai governi, le criptovalute hanno alimentato la narrazione del Bitcoin come «oro digitale».
L’apice è arrivato il 6 ottobre 2025, con il record di 126.080 dollari e le promesse di Donald Trump di fare degli Stati Uniti la «capitale globale delle crypto».
Quattro giorni dopo, l’annuncio di un dazio aggiuntivo del 100% sulle importazioni cinesi ha innescato la fuga dagli asset speculativi, cancellando 19 miliardi di dollari in 24 ore. «L’illusione dell’oro digitale si è ridimensionata non appena la geopolitica ha bussato alla porta», spiega Salvatore Gaziano di SoldiExpert Scf, «poiché gli investitori non hanno cercato rifugio in Bitcoin, ma nel vero oro fisico. Un ritorno alla realtà: non esistono strumenti che salgono solo». In uno scenario di tensioni geopolitiche, incertezza fiscale e timori di svalutazione, gli investitori hanno preferito l’oro. Le criptovalute si sono comportate meno come bene rifugio e più come asset speculativi, privi di flussi di cassa, diritti legali o garanzie. Il loro valore dipende dalla fiducia collettiva, forte quando la liquidità abbonda, fragile quando il capitale diventa selettivo.
Bitcoin è così tornato nell’area 60.000-66.000 dollari, anche per liquidazioni forzate delle posizioni a leva. Il mercato si è quasi dimezzato, da oltre 4.000 a circa 2.200 miliardi di dollari. Gli Etp su Bitcoin perdono oltre il 24% da inizio anno e il 44% a 12 mesi; ancora peggiori Solana ed Ethereum. «Nelle ultime settimane sul prezzo Bitcoin», osserva Gaziano, «si è notato un recupero, con la risalita sopra i 66.000 dollari e un graduale ritorno dei flussi sugli Etf spot Usa». Il caso più emblematico resta Strategy, ex MicroStrategy. Per anni Michael Saylor ha ripetuto che non avrebbe mai venduto un singolo token. «Con l’assurdità di vedere risparmiatori che compravano azioni di Strategy per avere il Bitcoin a un prezzo doppio rispetto al mercato, per ragioni difficilmente decifrabili se non l’effetto gregge», osserva Gaziano.
Dopo svalutazioni miliardarie, la società ha ceduto Bitcoin per 216 milioni di euro in una sola settimana, mentre il titolo è precipitato da circa 400 a 100 dollari. «Strategy è l’esempio perfetto di come lo storytelling possa travolgere la gestione d’impresa», conclude Gaziano, «poiché trasformare la tesoreria aziendale in un veicolo speculativo a leva su un singolo asset non è finanza, ma azzardo morale». Ora le criptovalute devono contendersi capitali con IA, elettrificazione e infrastrutture energetiche. Anche il calcolo quantistico introduce dubbi sulla sicurezza delle blockchain. Il mercato premia i miner capaci di riconvertire impianti e potenza di calcolo in data center al servizio dell’IA, mentre la grande promessa dell’«oro digitale» affronta la prova più difficile: dimostrare di essere più di una potente narrazione speculativa.
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