Avviso di garanzia per concussione: via un assessore della giunta Decaro

Non si può dire che abbia provato a vendere la fontana di Trevi perché da qualche mese il monumento è davvero a pagamento, ma l’invenzione del presidente della Puglia, Antonio Decaro, che ha annunciato la volontà di rendere «democratico» il mare nella sua regione si avvicina parecchio alle strategie di sopravvivenza degli indimenticabili protagonisti di Tototruffa ’62.
L’idea, per il momento, non è molto dettagliata, ma il governatore, ospite nelle ultime ore di benevoli salotti, tra cui su tutti la tappa barese di «Repubblica insieme», ha ribadito più volte il nome del suo progetto «Mare democratico», immaginandolo come fulcro di una rivoluzione dei tempi in relazione al tema, sempre caldo, dell’utilizzo delle coste.
«Vogliamo dare ai pugliesi la possibilità di riappropriarsi del mare, di scegliere la spiaggia pubblica che sia libera, fruibile, attrezzata e gratuita. Nessuno deve pagare per andare al mare, indipendentemente dallo status economico», ha annunciato sferrando un primo, simbolico ceffone alla categoria dei balneari. Poi, non pago, ha virato sul tecnico: «Faremo un’ordinanza che dia la possibilità di portare cibo da casa sulle spiagge in concessione», perché «avere la concessione non significa che i titolari la possono gestire a piacimento». E, infine, per chiudere, ha promesso «risorse ai Comuni costieri per realizzare docce, scivoli per i disabili, bagni, spogliatoi e torrette per il salvamento», sottraendo potenzialmente materiale umano a chi del turismo da spiaggia, in Puglia come altrove, ci campa.
Insomma, una bella serie di mazzolate preventive sul settore, calate dal palco, proprio a inizio stagione.
E l’assessore al Turismo, che ne pensa? Nulla, o per lo meno, nulla che possa trovare spazio istituzionale. Graziamaria Starace, infatti, ha appena rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico ricevuto sei mesi fa, in quanto indagata per concussione dalla Procura di Foggia. Starace, già assessore al Turismo di Vieste, scelta da Decaro per l’avventura regionale e nominata lo scorso gennaio assessore al Turismo e promozione della Regione Puglia con ben nove deleghe correlate; risulta, infatti, indagata insieme al sindaco di Vieste, che è anche presidente della provincia di Foggia, Giuseppe Nobiletti, e a un dirigente comunale sempre del Comune di Vieste.
L’ipotesi di concussione gira intorno proprio a uno stabilimento balneare di cui la famiglia dell’ex marito dell’assessore era titolare. Secondo l’accusa, poiché l’ex marito non corrispondeva gli alimenti stabiliti a Starace, in accordo con il sindaco avrebbero fatto pressioni interne alla macchina amministrativa per revocare la concessione alla struttura, ripristinata poi in un secondo momento. Testimone chiave della vicenda sarebbe un altro ex assessore di Vieste, «Tano» Gaetano Antonio Paglialonga, defenestrato da Nobiletti una settimana fa.
Paglialonga, legato (non per parentela) alla famiglia dell’ex marito della Starace, avrebbe registrato e consegnato alla Procura inequivocabili conversazioni tra Starace e Nobiletti proprio in merito alla questione.
C’è da dire che l’intera vicenda non è scevra da complicazioni perché si inserisce in un quadro di complessi rapporti familiari tra Starace e l’ex marito, l’imprenditore Alessandro Corso, che negli ultimi anni hanno riempito le pagine dei quotidiani locali con colpi di scena e reciproche accuse, fino alle indagini a carico di lui per maltrattamento.
A carico di Starace, tuttavia, c’era già un’altra ombra che ruotava sempre intorno a una struttura ricettiva, in questo caso di proprietà della donna.
A quanto risulta Starace era infatti proprietaria di un immobile di lusso, utilizzato per affitti brevi, in località Reginella a Vieste, sul quale una ispezione della Forestale, nel 2022, aveva riscontrato diversi abusi edilizi, da pilastri in cemento armato non autorizzati, all’ampliamento di un terrazzo fino alla modifica dei solai e l’espansione di un vano tecnico trasformato in locale per altro uso.
Starace, condannata per gli abusi, aveva però scaricato ogni responsabilità sull’ex marito, che all’epoca gestiva la struttura, denunciandolo e sostenendo di essere stata «costretta ad assecondare i lavori a causa del clima di minacce subite».
In seguito, poi, l’ex assessore comunale aveva demolito le opere non autorizzate e avviato le pratiche di sanatoria per le restanti.
A quanto pare, nonostante tutto, Decaro aveva deciso di non revocare l’incarico al suo assessore. Ma lei è stata irremovibile: «Sono certa di essermi sempre comportata correttamente», ha spiegato Starace in una nota, «tuttavia in questo momento devo essere libera di raccontare le mie verità e di tutelare la mia famiglia».
Per il governatore, dal giorno della sua elezione, non sono stati mesi facili. Lo scandalo Starace si aggiunge alla pesante eredità lasciata dal suo predecessore, Michele Emiliano, con un buco nel settore Sanità da 350 milioni di euro, che ha costretto, lo scorso marzo, il presidente della Puglia a varare, tra i primi atti di giunta, l’innalzamento dell’irpef regionale di diversi punti percentuali.






