Ma dopo aver preso per buono che i dirigenti dell’ente abbiano ricevuto un «incremento stipendiale» (la definizione non è mia, ma del premier che, come sapete, quando parla pare una circolare ministeriale tipo, per intenderci, «caducazione della concessione» invece di revoca) all’insaputa di Palazzo Chigi, si scopre che ad autorizzare l’aumento è stato lo stesso governo. Non il ministero dell’Economia e nemmeno quello del Lavoro: no, proprio, la presidenza del Consiglio, per mano del sottosegretario grillino Riccardo Fraccaro. Certo, Conte dirà che la mano sinistra non ha informato quella destra e lui, che le mani le tiene prudentemente in tasca per non assumere decisioni, non ha siglato nulla che lo possa far ritenere responsabile della promozione retributiva del presidente dell’Inps. Tuttavia, come ogni direttore di giornale impara a sue spese, sostenere di non essere stato informato non esime dalla responsabilità chi ha l’incarico di vigilare, ma semmai ne sottolinea l’omesso controllo, con una paradossale ammissione di colpa.
Quella su Tridico e il suo stipendio non è però la balla più grave che sia stata propinata agli italiani: c’è anche di peggio. Non alludo, come magari i lettori penseranno, alla nota vicenda della mancata istituzione della zona rossa durante la fase iniziale dell’emergenza Covid. Anche in quel caso il presidente del Consiglio disse di non aver saputo, e di fronte all’evidenza di una richiesta del Comitato tecnico scientifico che sollecitava l’isolamento coatto per alcuni paesi della Val Seriana, sostenne di non aver ricevuto la richiesta. Nel breve tragitto fra il ministero della Sanità e Palazzo Chigi, il documento si sarebbe perso o, per lo meno, la domanda sarebbe finita sul tavolo sbagliato e cioè non sul suo. Sì, perché nonostante agli italiani sia imposto di munirsi di una Pec, cioè di un’email certificata per ricevere le comunicazioni dell’amministrazione pubblica, multe comprese, alla presidenza del Consiglio vanno ancora alla maniera vecchia. I messaggi vengono scambiati con i piccioni viaggiatori e, quando va bene, ci sono dei messi a cavallo che fanno la spola fra ministeri e governo. Facile dunque che qualche cosa si perda, soprattutto se la pergamena su cui l’amanuense in mezze maniche ha scritto il testo finisce in qualche oscuro anfratto delle segrete di Palazzo.
No, le balle non riguardano i verbali del Cts, che pure continuano a rimanere segreti, forse per consentire a chi di dovere di raccontarci ciò che gli pare. Parlando di panzane, alludevamo a quelle di Ponzano, sede del quartier generale della famiglia Benetton. Mesi fa, in occasione della ricorrenza del crollo del Ponte Morandi, ma soprattutto dell’inaugurazione del nuovo viadotto sul Polcevera, Giuseppe Conte annunciò un’intesa che avrebbe fatto uscire il gruppo veneto da Autostrade. In effetti, due anni dopo la strage che ha fatto 43 vittime, suonava brutto celebrare i morti restituendo ai vivi e ricchi proprietari dei maglioni colorati il ponte ricostruito. Così, con un ritardo di 24 mesi, prima il governo agitò la «caducazione della concessione» (è sempre la circolare ministeriale di Volturara Appula a parlare) e poi annunciò l’accordo: i Benetton cederanno il controllo a Cassa depositi e prestiti e ad altri investitori. L’intesa fu presentata fra squilli di fanfare e rulli di tamburi come una grande vittoria del presidente del Consiglio. Peccato che non fosse vero niente, nel senso che l’intesa era tutta da trovare e non era detto che i Benetton si sarebbero fatti spennare per compiacere un pavone desideroso di fare la ruota. Infatti, a distanza di mesi, l’accordo non c’è e la famiglia di Ponzano è sempre lì dov’era prima, cioè a contare i pedaggi incassati ogni giorno, e di mollare la gallina dalle uova d’oro non ha nessuna intenzione, se non facendosi pagare a suon di bigliettoni. Cioè, ai famigliari delle vittime è stata raccontata una bufala.
Aggiungo di più: purtroppo ho la sensazione che presto avremo altre delusioni, in particolare sui miliardi del Recovery fund, che forse non saranno così tanti e magari nemmeno così facili come ci è stato raccontato. Nel caso, vi aggiorneremo presto sulle altre puntate del governo delle balle.
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