- Secondo la Corte gli irregolari possono bloccare i provvedimenti di rimpatrio chiedendo di essere riconosciuti come profughi.
- I sindaci continuano a far gli struzzi. Beppe Sala e Luigi De Magistris firmano il manifesto degli amministratori locali di sinistra contro le politiche migratorie del governo. Gridano alla xenofobia, ma fanno finta di non vedere i crimini commessi in casa loro.
Lo speciale contiene due articoli
Craxi Kecious, 31 anni, nigeriano, verso le 5 di mattina si trovava nei sotterranei della metropolitana di Milano, per la precisazione nella stazione di Porta Garibaldi. Si è avventato su una ragazza di 25 anni che aveva appena staccato dal lavoro. L’ha bloccata, le si è avvicinato al volto tanto da farle sentire il suo fiato caldo, e le ha sibilato: «Ciao bella, ti voglio scopare». Poi si è avventato su di lei. Nelle immagini del video di sorveglianza si vede Craxi aggirarsi tranquillo per i corridoi vuoti. È atletico, indossa una canottiera bianca e dei jeans, si muove come se fosse il padrone della scena. Quando avvista la ragazza, comincia a seguirla, poi scatta e tenta di ghermirla sulle scale. Quella donna era roba sua, doveva esserlo. Del resto, non era nemmeno la prima volta che questo signore dava libero sfogo ai suoi istinti. Lo aveva già fatto nel 2017, sul treno Milano-Lecco. Ne aveva ricavato una denuncia, ma era rimasto in libertà.
Leggendo questa storia, una persona normale si domanda: ma per quale motivo Craxi Kecious era ancora in Italia? Era arrivato inel nostro Paese nel 2007, da clandestino. Non ha mai avuto il permesso di soggiorno eppure, guarda un po’, ha potuto bivaccare nel nostro Paese per oltre dieci anni. Come mai non è stato cacciato prima? Beh, un motivo c’è. Craxi Kecious aveva fatto richiesta d’asilo, gliel’hanno rifiutata, ma ha presentato ricorso. Dunque ha ottenuto la possibilità di restare sul territorio italiano fino alla conclusione del procedimento. Sembra assurdo, ma è così. Finché l’iter della richiesta d’asilo non è completo, l’immigrato – anche se irregolare – non può essere allontanato dal Paese.
E ancora non basta, perché alla fine di luglio è arrivata una ordinanza della Corte di cassazione che rende decisamente più complicato cacciare i clandestini. Il documento, a parte qualche articolo diffuso sul Web, non ha avuto grande pubblicità, ma il suo contenuto è decisamente rilevante. La corte si è occupata del caso di una donna cubana priva del permesso di soggiorno, dunque irregolare. La signora aveva presentato richiesta di protezione umanitaria, ma non l’hanno accontentata. Quindi ha ricevuto un provvedimento di espulsione da parte della Prefettura. L’allontanamento era stato poi confermato dal giudice di pace. Ma la Cassazione ha ribaltato la decisione, annullando l’espulsione. Motivo? Semplice, la cubana, aveva presentato anche richiesta di asilo politico. Fino a che l’apposita commissione per l’asilo non si sarà pronunciata sul suo caso, dunque, la signora avrà diritto di restare in Italia.
Rispetto a qualche mese fa, però, c’è una novità: la signora cubana ha presentato richiesta di asilo dopo aver ricevuto il provvedimento di espulsione. La Cassazione, tramite l’ordinanza, ha stabilito che «il richiedente asilo ha diritto a rimanere nel territorio dello Stato in pendenza di esame di tale sua domanda» anche se «la stessa sia stata presentata dopo l’emissione di provvedimento di espulsione, ferma restando la possibilità, in concorso con gli altri presupposti, di disporre il suo trattenimento».
Tradotto, significa che se un immigrato clandestino riceve dalla Prefettura un provvedimento di espulsione, può presentare richiesta di asilo e ottenere la possibilità di restare qui. Per il prefetto andrebbe cacciato, ma visto che ha fatto domanda di asilo, gli si concede altro tempo per il soggiorno. Al massimo, lo straniero può essere trattenuto in un Cpr, cioè un Centro di permanenza per il rimpatrio. Allo stato attuale, di questi centri in Italia ce ne sono soltanto cinque, e possono ospitare circa 500 persone per un limitato periodo di tempo. Non sono prigioni, anzi la legge specifica che il trattenimento è «totalmente estraneo a qualsivoglia carattere punitivo».
Ma torniamo alla decisione della Cassazione. Essa rappresenta un precedente piuttosto pesante. Nel senso che potrebbe spingere gli stranieri irregolari che ricevano un provvedimento di espulsione a presentare richiesta di asilo, consentendo loro di restare in Italia fino alla fine dell’iter giudiziario che, come noto, non è affatto breve. I ministri del governo precedente, Marco Minniti e Andrea Orlando, hanno cercato di riformare il percorso della richiesta d’asilo, abolendo un grado di giudizio. In pratica, oggi chi fa richiesta può presentare ricorso in Cassazione, ma non può più fare appello. Significa che i passaggi sono due invece di tre.
Questa riforma, tuttavia, non ha risolto il problema. I ricorsi dei migranti sono ancora tantissimi, e difficili da smaltire. Solo a Milano, nel 2017 sono stati presentati 4.000 ricorsi (dati forniti dal Tribunale a giugno). Inoltre, sempre in giugno, i giudici milanesi si sono rivolti alla Corte europea per chiedere se la riforma voluta da Minniti e Orlando, cancellando la possibilità dell’appello, non violi il diritto comunitario.
Come è facile capire, la situazione è piuttosto complessa, e la recente decisione della Cassazione complica ancora di più lo scenario. A settembre, Matteo Salvini – con il decreto sicurezza – tenterà di mettere ordine e di snellire le pratiche, intervenendo soprattutto sulla protezione umanitaria. I giudici, tuttavia, non gli stanno certo rendendo la vita facile.
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