- L’Agenzia segnala l’aumento dell’evento. Però consiglia ancora il bivalente, omettendo dati chiave per valutarne rischi e benefici.
- Gli intervistati: scarsa trasparenza. Elon Musk: «Col secondo booster pensavo di morire».
Lo speciale contiene due articoli
Qualche dubbio sulla sicurezza del vaccino bivalente anti-Covid inizia a trapelare anche dagli autorevoli Cdc, i Centri per il controllo delle malattie americani, ma i dati non sono citati con la stessa precisione riservata a quelli (controversi) che ne sostengono l’efficacia. La conclusione? Sempre la stessa: porgere il braccio al richiamo.
Ma andiamo con ordine. Lo scorso 13 gennaio, sul suo sito web, i Cdc segnalano di aver riscontrato un aumento del rischio di ictus ischemico nelle persone di età pari o superiore a 65 anni che hanno ricevuto il booster con il vaccino bivalente (aggiornato per Omicron) di Pfizer. Il proposito dichiarato nelle prime righe – «la trasparenza e la sicurezza dei vaccini sono le principali priorità per i Cdc e l’Agenzia del farmaco (Fda)» – è purtroppo disatteso nel testo che segue. Come si legge nel documento, l’effetto avverso del prodotto a mRna di Pfizer è stato rilevato attraverso il Vaccine safety datalink (Vsd), il sistema di farmacovigilanza che collabora con i Cdc e le reti sanitarie americane. La fonte, assolutamente autorevole, segnala che c’è stato un aumento del rischio di ictus ischemico negli over 65 che hanno fatto la quarta dose con il bivalente, ma solo per la formulazione di Pfizer e non per quella di Moderna, che però utilizza la stessa tecnologia a mRna.
Il rischio di ictus, inoltre, è più elevato nei 21 giorni successivi all’inoculazione e si riduce dopo 22-42 giorni. A questo punto, ci si aspetterebbe di leggere numeri, statistiche. Nulla di tutto questo. I dati grezzi del centro della farmacovigilanza Vsd, infatti, non sono disponibili e così – ignorando il rigore scientifico tanto proclamato – non è possibile misurare il valore del fenomeno e tanto meno individuare criteri utili a impostare ulteriori indagini per chiarire il fenomeno. Il documento del Cdc indica che il rischio di ictus è più alto subito dopo aver ricevuto il richiamo con bivalente di Pfizer. Quanto più alto? Il testo non lo dice. L’Agenzia americana segnala che la probabilità di ictus negli over 65 è più elevato nelle prime tre settimane dopo il secondo booster rispetto alle seconde tre settimane. Ma qual è in termini assoluti? In altre parole, come si confronta il rischio di ictus negli individui con quattro dosi rispetto a quelli che ne hanno ricevuto due o tre? Il Cdc non dice nulla nemmeno su questo. La mancanza di questo dato rivela qualcosa singolare sui criteri che farebbero far scattare una possibile raccomandazione per il secondo richiamo: se il rischio di ictus fosse altrettanto alto nei giorni 22-42 come nei giorni 1-21, ci sarebbe l’allerta? Apparentemente no. E ancora, perché per il vaccino a mRna di Moderna non si registra lo stesso problema? Il valore del rischio di ictus era più basso rispetto a quello di Pfizer oppure era lo stesso nelle sei settimane? Silenzio assoluto.
In compenso il Cdc si affretta a «raccomandare i richiami di anti Covid-19 a tutti, dai sei mesi» in su e a dettagliare, con particolare solerzia, i dati che supportano la necessità della quarta dose, ma da fonti irrilevanti e con risultati contraddittori. Il vaccino aggiornato «riduce il rischio di ospedalizzazione da Covid di quasi tre volte» rispetto a chi si è fermato a due o tre dosi, secondo un report che però non dettaglia i numeri proprio negli over 65. Come si può definire se il beneficio del bivalente supera il rischio di ictus? I Cdc non se ne curano, ma si affrettano a citare i dati di un report interno con dati di un mese.
«Il rischio di morte per Covid è 18 volte inferiore» in chi ha fatto la dose aggiornata, afferma l’agenzia che segnala: «tra 65 e 79 anni, il bivalente ha prevenuto tra 1,6 e 5,9 decessi settimanali per ogni milione di dosi somministrate». Ci vogliono cioè 170.000-620.500 richiami per prevenire un singolo decesso di Covid a settimana. Quanti ictus ischemici in più di mezzo milione di dosi di bivalente? Il Cdc non lo dice. La terza fonte è uno studio non ancora pubblicato su Lancet che mostra come il vaccino aggiornato riduca il rischio di ricovero ospedaliero dell’80% nelle persone di età superiore ai 65 anni. Il lavoro però considera che il rischio di ospedalizzazione durante il periodo di osservazione di 70 giorni è dello 0,055%, ovvero 1 su 1.818. Il secondo booster quindi riduce la probabilità di ricovero dello 0,048%. Senza sapere il valore della probabilità di ictus, è impossibile fare una corretta valutazione di rischio e beneficio. Infine, il Cdc riporta i dati di sicurezza del bivalente in over 12 rilevati tra settembre e ottobre 2022. È andato dal medico lo 0,8% (1 su 125) e il 4,5% (1 su 23) dei 5.542 eventi avversi associati al richiamo bivalente erano gravi. Cosa fanno i Cdc? Concludono che fare i richiami «è lo strumento più efficace che abbiamo per ridurre la mortalità, l’ospedalizzazione e le malattie gravi da Covid».
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