Cambiano d’abito e cambiano colore ma al Comune di Aprilia stanno sempre con chi vince. Il gruppo di Patrizio Forniti, indicato dagli inquirenti che ieri mattina hanno scosso la città pontina con 25 arresti, tra i quali il sindaco Lanfranco Principi, un passato da civico ma eletto con il centrodestra e ora ai domiciliari, come il «promotore e l’organizzatore» di un’associazione di stampo mafioso che manterrebbe stretti rapporti con clan del calibro degli Alvaro e Gallace della ‘ndrangheta ma anche con esponenti dei Casalesi, prima delle elezioni amministrative del 2023 aveva cambiato casacca. Il senso dell’inchiesta coordinata dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi e dall’aggiunto antimafia Ilaria Calò è riassunto in un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Francesco Patrone: «Principi comincia a percepire la prospettazione di un progetto politico di più ampio respiro, che lo avrebbe condotto, alle successive elezioni a succedere al Terra (non più candidabile) nella carica di sindaco, utilizzando la medesima base elettorale gestita dalla cosca amica, come peraltro poi puntualmente avvenuto».
Per l’ex sindaco Antonio Terra, un socialista purosangue che ora è all’opposizione e che è indagato, i pm avevano chiesto una misura cautelare che, però, è stata rigettata. Ma nella ricostruzione storica degli inquirenti, che richiamano intercettazioni risalenti al 2018, appare come una figura abbastanza centrale. E a pagina 73 della lunga ordinanza (425 pagine) viene descritto come «il primo nome della lista aiutata dalla cosca che poi avrebbe vinto le elezioni (quelle del 2018, ndr)». È lui a chiamare uno degli indagati, Marco Antolini, che per gli inquirenti sarebbe il braccio imprenditoriale (nel settore delle costruzioni) vicino al gruppo criminale, «per capire lo stato della raccolta del consenso elettorale a suo beneficio». Antolini lo tranquillizzò specificando che «lui stesso» avrebbe partecipato «in prima persona alla campagna elettorale, stando sui camion e sugli escavatori, mettendosi quindi in gioco sia personalmente che in relazione all’organizzazione di appartenenza».
Secondo gli inquirenti, l’organizzazione controllava completamente il Comune di Aprilia, sia dal punto di vista economico-imprenditoriale che amministrativo, esercitando anche potere intimidatorio nei confronti dell’amministrazione. In una conversazione intercettata ed evidenziata dagli inquirenti, infatti, uno degli indagati afferma: «Faremo il Comune nel Comune». Poi aggiunge: «Un problema di un apriliano diventerà quello di tutti gli apriliani».
«In tal modo può spiegarsi la necessità del Principi di assecondare ogni richiesta proveniente dal sodalizio criminoso che lo aveva sostenuto e che lo avrebbe sostenuto anche nelle elezioni del 2023», valuta l’accusa. Le presunte richieste sarebbero quindi state «soddisfatte mediante una serie di condotte illecite dirette all’ottenimento di cospicue risorse finanziarie che, oltre all’arricchimento personale, erano destinate a sostenere la prossima campagna elettorale di Principi». Che è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio e turbativa d’asta. Le accuse riguardano le elezioni del 2018 (a seguito delle quali Principi ricoprì la carica di vicesindaco), quando «avrebbe accettato», è ricostruito nell’ordinanza, la promessa di due imprenditori legati alla mafia di procurare voti in cambio di favori. Secondo gli inquirenti, almeno 200 delle 453 preferenze ottenute in quella tornata elettorale sarebbero arrivate grazie a questo patto. Successivamente, nella sua veste di vicesindaco, avrebbe affidato lavori a ditte riconducibili al clan e assegnato posti di lavoro. Nei guai per una presunta turbativa d’asta pure l’ex assessore ai Lavori pubblici Luana Caporaso (anche per lei era stata chiesta una misura cautelare che il gip ha respinto), ora consigliere comunale d’opposizione, che si era candidata con un polo civico sostenuto da due liste in cui sono confluiti esponenti del Partito democratico e da Azione di Carlo Calenda.
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