«The Penguin»: storia di un antieroe tra le rovine di Gotham City
Un irriconoscibile Colin Farrell nei panni di «The Penguin» (Macall Polay/HBO)

Spin-off di «The Batman», dal 20 settembre su Sky la miniserie con Colin Farrell, dedicata interamente all’acerrimo nemico dell’eroe Marvel. Tra emarginazione, crimine e atmosfere noir.

La storia, in parte, è stata rivista. Pinguino, basso e tarchiato, con il naso ad uncino e la camminata strana, non è figlio di una famiglia perbene, rinnegato da genitori la cui freddezza lo ha indotto alla criminalità. In The Penguin, serie televisiva al debutto su Sky nella notte fra venerdì 20 e sabato 21 settembre, l’acerrimo nemico di Batman è altro: uno degli ultimi, cittadino senza nome di una società che lo ha spinto ai margini, inducendolo – così facendo – a trovare ristoro e conforto in una vita senza più leggi. The Penguin, nata per approfondire le origini del Pinguino, spin-off del The Batman diretto da Matt Reeves, ha scelto di piegare la narrazione ad un’esigenza contemporanea: quella di indagare – come già tanti talk show della nostra generalista – il legame (vero o presunto) fra criminalità e integrazione. Ciononostante, poi, s’è mantenuta fedele al fumetto. E, pure, al film che ne è stato tratto. The Penguin è cupa, un noir ambientato fra le strade torbide di Gotham City. Stessa città di sempre, stessa malavita. Stessa taglio del film. A cambiare, all’interno della serie televisiva, la cui versione doppiata sarà trasmessa da Sky e Now Tv a partire da domenica 29 settembre, sono i protagonisti. Batman non esiste, nel micromondo seriale. Ed è l’assenza dell’eroe, di norma fulcro del racconto, a conferire al Pinguino una centralità nuova, inedita. Oswald Cobblepot, interpretato – come in The Batman – dall’abilissimo Colin Farrell, non ha alcun contrappunto, nessuno con cui dividere le luci della ribalta. È solo, unico protagonista di una storia che tiene fede, anche e soprattutto in termini di qualità, alla pellicola di cui è spin-off.The Penguin, a quella pellicola, si allaccia subito. È passata appena una settimana, dagli eventi del film. Gotham City è ancora piegata dall’allagamento che l’ha travolta e devastata. Carmine Falcone, spietato boss della malavita locale, è morto, spalancando una voragine enorme. Voragine di cui la serie è deputata a raccontare. The Penguin, che la Dc ha deciso di collocare all’interno dei cosiddetti Elseworlds, mondi paralleli in cui ciascun personaggio è deputato a vivere di vita propria, senza legami con eroi ed antieroi del gruppo, è la cronaca di un’ascesa: quella di Pinguino, deciso ad occupare lo spazio che Falcone ha lasciato vuoto. Nel mezzo, ci sono lacrime e sangue, c’è la violenza dell’universo criminale, le sue regole. All’orizzonte, il prossimo capitolo cinematografico della saga. The Penguin, infatti, dovrebbe essere ponte fra The Batman e il futuro cinematografico della Dc Comics. E lo è. È il modo che i produttori hanno escogitato per dare lustro e profondità a personaggi che le pellicole sono destinate a tagliar fuori. Ma, parimenti, è l’inizio di una narrazione parallela: sporca, ruvida, una storia affascinante, che nulla ha da invidiare a quella dell’eroe principale, anzi.

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