Lucrezia Reichlin che rischia di finire a fare il consigliere di amministrazione della Carige, Sabino Cassese che assolve Autostrade per il crollo del ponte a Genova sperando che ci fossimo tutti dimenticati che era nel cda della società dei Benetton fino al 2005, Giovanni Maria Flick che a Ferragosto ritira il Premio Capalbio e ora Carlo Cottarelli, Mister Mani di forbice, che si accatta una poltroncina da ospite fisso nel salotto tv di Fabio Fazio. C’è qualcosa di mesto e decadente nell’autunno di coloro che Sergio Mattarella aveva in serbo come premier di un possibile «governo del presidente». Come se mancare il bersaglio grosso, magari di un soffio, spingesse improvvisamente oltre la linea d’ombra.
Cottarelli, va detto, è quello che di questi cosiddetti «super tecnici» è andato più vicino a Palazzo Chigi. Il suo breve mandato esplorativo è coinciso con un picco di spread che ha rischiato di schiantare l’Italia, mentre Lega e 5 stelle ululavano contro il presidente della Repubblica. E allora ecco Cottarelli, che tra il 28 e il 29 maggio tenta di formare un governo di professori, con i vari Guido Tabellini e Roberto Perotti, oltre al solito Flick, ma niente, non ce la fa. In Parlamento non l’avrebbe votato manco il Pd. Adesso, il super tecnico, che per carità non è mica uno che quando parla lo fa perché ha delle idee politiche come tutti gli altri, ma lo fa solo per il nostro bene, per spiegarci le cose, plana con soddisfazione verso quella che probabilmente è la sua dimensione finale: Fazio e il fazismo, intesi come melassa mannara, buonismo buono con gli amici e perfido con i nemici, in un mondo dove ciò che conta davvero sono i denari. E soprattutto non riconoscerlo.
La nuova stagione di Che tempo che fa parte il 23 settembre e avrà come ospite fisso l’economista cremonese, 64 anni, cresciuto al Fondo monetario internazionale, membro di svariate missioni di «salvataggio» della Troika in cui ha applicato la micidiale teoria dell’«austerità espansiva» a cui aveva abboccato, oltre a Mario Monti, Jean Claude Trichet, l’ex capo della Bce che quando scoppiò la crisi dei subprime (2007) pensò bene di alzare ancora i tassi, mentre la Fed li riduceva e innescava la ripresa. Questa geniale teoria, partorita ad Harvard e spacciata in Italia da vari economisti sul Corriere della Sera, aveva rilevato che in molte nazioni il consolidamento fiscale aveva poi coinciso con un aumento del Pil. Applicata in modo abbastanza ottuso dalla Troika, a un certo punto si è scoperto che i suoi inventori avevano commesso banali errori di calcolo sui fogli Excel. E poi non teneva conto del famoso problema della biunivocità dei fattori causali: se ogni volta che piove le galline starnazzano di più, posso sostenere che le galline facciano piovere? Insomma, salvati per fortuna dalla politica monetaria espansiva di Mario Draghi e dal suo Quantitative easing, e ridotte in povertà milioni di persone in tutto il Sud Europa, nessuno di questi cervelloni ha chiesto scusa, a parte il capo economista del Fondo, Olivier Blanchard. A distanza di anni che cosa ci è rimasto di questa fuffa, molto poco tecnica e parecchio ideologica? Uno zainetto e un trolley neri, quelli dai quali non si separa mai il nostro Cottarelli.
Del resto, da quando fu ingaggiato da Enrico Letta per fare l’elenco delle spese da tagliare, a fine 2013, abbiamo assistito a una mutazione inattesa per un grigio economista di scuola Fmi: da Cottarellichi a Cottarellichefacose. Grazie a una copertura stampa sempre generosa, lo abbiamo visto sfidare il pubblico impiego, vendere caserme, mettere in riga la sanità, disboscare le municipalizzate, dare i brividi ai percettori di vitalizi. Se la spesa pubblica è un grande kebab, lui è quello con il coltellaccio. Poi non ha tagliato nulla, ma la colpa non è certo stata sua, ma di Matteo Renzi che non voleva crescersi in casa un possibile successore. Tolto dalle cose concrete, e dal Palazzo, adesso ci aspetta Cottarellichefa. Con quella somiglianza che ha con Lurch degli Addams, aspettiamo di vedere Cottarelli correggere il governo gialloblù, come ha annunciato Fazio, «mettendo un punto fermo, per essere laici e oggettivi in un momento di scarsa razionalità». Ma soprattutto aspettiamo di vedere Luciana Littizzetto che gli si spalma addosso e gli mette le coscine a dieci centimetri dal naso. Potrebbero essere un nuovo numero del Circo di Fazio: il Parametro e il suo decimale.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >