In Francia ecologisti storditi dalla calura: l’aria condizionata è un pericolo fascista
Fare il bagno nella vasca è di destra, far la doccia invece è di sinistra. Fu Giorgio Gaber a tracciare il solco in una canzone del 1995, forse immaginando, da artista, che un giorno saremmo arrivati a dirlo davvero, o quasi. In effetti, oggi è la Francia a dettare la linea: l’aria condizionata è di destra.
Del resto, l’aria fresca era una delle poche cose rimaste fuori dal romanzo climatico raccontato dai media, secondo cui i combustibili fossili e il motore a scoppio sono residui del patriarcato maschilista tossico. Ora all’indice finisce anche il raffrescamento, accusato di nefandezze perché scalda le città e aumenta le emissioni, che a loro volta aumentano l’effetto serra.
Marine Le Pen ha scatenato la battaglia politica al di là delle Alpi nel corso di una ondata di calore che ha portato oltre i 40 gradi la temperatura in tutto il Paese. «È assurdo che le persone muoiano per il caldo. Se sarò eletta presidente, metterò in atto un massiccio piano di installazione di impianti di climatizzazione, a partire dai luoghi frequentati dalle fasce di popolazione più vulnerabili: ospedali, case di cura e scuole», aveva detto tempo fa la candidata (forse) alle prossime elezioni presidenziali in Francia, che archivieranno una volta per tutte l’era Macron.
Non l’avesse mai fatto. Gli ha risposto il prode Jean-Luc Mélenchon: «Assolutamente no, significherebbe aumentare i danni», alludendo alle emissioni di CO2. I Verdi hanno risposto alla Le Pen sfottendola per il suo improvviso interesse al caldo, dopo che avrebbe, secondo la forza politica ambientalista, screditato per anni gli scienziati del clima giudicandoli allarmisti. I Verdi dicono che l’aria condizionata riscalda i quartieri e sovraccarica la rete elettrica.
La canicule ha preso d’assalto la Francia e sui giornali è guerra totale. Su L’Opinion, Emmanuelle Ducros deride una «Francia che non ama l’aria condizionata», preferendo la «penitenza» del caldo. Il saggista Olivier Babeau sul social X tronca il dibattito: «Ricordate: è l’assenza di aria condizionata che uccide. Non il contrario». Ma il quotidiano Liberation di ieri risponde ad alzo zero: «Di fronte all’offensiva di un ecosistema di destra (sic) e di estrema destra che non esita a deformare il loro discorso per attribuire loro le difficoltà sopportate dalla popolazione, i verdi sono soli contro tutti». Liberation dice che occorre «politicizzare la canicola».
Fa molto discutere, poi, un manifesto dei verdi che illustra come i condizionatori farebbero scendere l’aria calda verso le strade mentre gli alberi farebbero salire l’aria fredda verso le case (sic). Nel mirino anche la nuova stazione di Nantes, inaugurata nel 2020 con criteri termici green e super efficienti, che avrebbe dovuto raffrescarsi naturalmente in presenza di calore esterno. In realtà, con il caldo attuale all’interno della stazione si registrano in media 5 gradi centigradi in più che all’esterno. Con 41 gradi a Nantes, dentro la stazione ce ne sono 46. Auguri a chi parte e arriva.
Ovviamente la saga dell’aria condizionata arriva anche in Italia. Sul fronte del lavoro, Il segretario della Cgil Maurizio Landini chiede l’applicazione di un protocollo dello scorso anno sulle tutele per i rider e i lavoratori esposti a temperature superiori ai 35 gradi, invocando l’integrazione del reddito nei casi di sospensione dell’attività. Forte disagio anche nelle scuole per gli esami di maturità: l’Anp (Associazione nazionale presidi) sollecita una riflessione strutturale sull’edilizia scolastica e maggiore flessibilità nel numero di candidati giornalieri, suggerendo di anticipare le prove orali al mattino presto. Ieri Christian Raimo ha scritto che «gli esami di maturità vanno completamente ripensati alla luce del cambiamento climatico». A questo proposito, sarebbe certamente auspicabile, anziché parlare di cambiamento climatico, investire come si deve sull’edilizia scolastica, ristrutturando o costruendo nuove scuole e provvedendole di sistemi di riscaldamento e raffrescamento moderni ed efficienti. Più che politicizzare la canicola, occorre investire sul benessere dei nostri figli, rompendo le catene della cieca austerità che considera debito improduttivo la costruzione di una scuola.
L’ondata di calore che sta flagellando l’Europa però non dà tregua e si avvia verso il picco, atteso tra il fine settimana e lunedì prossimo con punte di 40 e 41 gradi a Firenze e in Pianura Padana. E in Italia si fa anche un bilancio dei morti: sono quattro le vittime accertate per il caldo estremo. Dopo il decesso di un cinquantasettenne nel Lodigiano, hanno perso la vita un uomo di 61 anni mentre lavorava in una vigna nel Piacentino, un cinquantaseienne colto da malore a Garlasco e un senzatetto trovato senza vita a Napoli. I bollini rossi salgono a 17 oggi e a 18 domani, spingendo il ministro della Salute, Orazio Schillaci, a convocare una riunione d’emergenza.





