«L’Ucraina ha bisogno di altri 14 miliardi di euro per la ricostruzione». Così ieri il vicepresidente esecutivo della Commissione europea responsabile per l’Economia, Valdis Dombrovskis, ha stimato la quantità di aiuti economici che l’Europa è pronta a fornire a Kiev da qui a fine 2023. Il lettone, intervenuto nel corso della sessione plenaria del Parlamento Ue a Strasburgo, ha spiegato: «Continueremo a fornire il sostegno all’Ucraina per una ripresa rapida, soprattutto in aree prioritarie come le infrastrutture civili e sociali, energetiche, alloggi, settore privato, sviluppo e la bonifica delle mine». Altri soldi che andranno ad aggiungersi ai quasi 15 miliardi di aiuti macrofinanziari destinati a Kiev dall’Europa nel 2022 e in questi primi mesi del 2023. «La ripresa e la ricostruzione dell’Ucraina non possono aspettare la fine della guerra. In molte regioni può iniziare già ora» – ha detto Dombrovskis – «Questo implica sostenere le attività economiche e le persone in necessità». Sostegno economico quindi, ma non solo. A tenere banco in queste ore, come del resto dall’inizio del conflitto, è la richiesta di Kiev all’Europa di materiale bellico. Su Twitter, il consigliere del capo dell’Ufficio di Volodymyr Zelensky, Mykhailo Podolyak, ha scritto senza troppi giri di parole che «oggi gli hangar di molti Paesi europei sono pieni di attrezzature militari moderne coperte di polvere e che non sono destinate a essere utilizzate. Non sarebbe meglio trasferire il maggior numero di armi direttamente sul campo di battaglia e pacificare l’aggressione qui e ora?». Germania e Francia hanno ribadito che continueranno a sostenere l’Ucraina. Da Berlino sono arrivate le parole del ministro della Difesa Boris Pistorius, che intervenuto al canale Rtl Direkt ha detto che «la Germania non sarà in grado di sostituire tutti i carri armati danneggiati o distrutti in battaglia, ma continuerà a consegnare altri Leopard 2 a partire da luglio». Da Parigi, invece, è intervenuto direttamente Emmanuel Macron: «La Francia continuerà a intensificare i suoi aiuti militari all’Ucraina». Il presidente francese, durante l’incontro con i leader di Germania e Polonia, ha aggiunto: «Abbiamo intensificato le forniture di armi e munizioni, di veicoli blindati e di supporto logistico e continueremo a farlo secondo il calendario che ho dato al presidente Zelensky».
Ma a scuotere le ultime ore del conflitto in Ucraina è arrivata l’indiscrezione lanciata ieri dal Wall street journal, secondo cui gli Stati Uniti forniranno all’Ucraina munizioni all’uranio impoverito. Il quotidiano americano, che cita come fonte un funzionario statunitense, scrive che la decisione sarebbe stata presa dopo diverse settimane di dibattito interno all’amministrazione Biden su come equipaggiare i carri armati Abrams che Washington già fornisce a Kiev. Stati Uniti che nel frattempo, secondo quanto riportato dal New York Times, annunceranno presto un altro pacchetto di aiuti militari del valore di 325 milioni di dollari tra veicoli da combattimento Bradley e Stryker. Ad agitare lo spettro nucleare ci ha pensato da Minsk il presidente Aleksandr Lukashenko, secondo cui «la Bielorussia non avrebbe alcun dubbio nell’usare armi nucleari se dovesse essere aggredita».
Intanto, a distanza di una settimana, continua a tenere banco il crollo della diga di Nova Kakhovka. Mentre Vladimir Putin accusa l’Ucraina della distruzione che ha provocato una violenta inondazione, Kiev denuncia casi di colera nella regione di Kherson, dove 3.600 case sono ancora allagate, con la presenza di acqua contaminata da carburanti, fertilizzanti e pesticidi, e le autorità che hanno vietato la pesca.
Tutto questo mentre sul campo si continua a combattere con i raid russi sulla città di Kryvyi Rih, nell’oblast di Dnipro, che hanno provocato diversi feriti e almeno sei morti tra i civili. Zelensky ha detto che la controffensiva ha fatto riconquistare a Kiev 90 chilometri e che sta aumentando il controllo ucraino nell’area di Bakhmut. Proprio Bakhmut è uno dei motivi di scontro in casa Russia tra il ministro della Difesa Sergej Shoigu e il capo della Wagner Yevgeny Prigozhin che su Telegram ha spiegato: «È stato fatto di tutto per farci lasciare Bakhmut, da entrambe le parti, sia russe che ucraine. Non sono dalla parte degli ordini dei piccoli burocrati». Prigozhin ha poi accusato Shoigu e il capo di stato maggiore Valerij Gerasimov di «non essere in grado di combattere la guerra in Ucraina» e di «alto tradimento per non aver fornito adeguato sostegno militare ai suoi uomini». Frizioni interne a Mosca che emergono anche da quanto accaduto nel corso della celebrazione della giornata dell’indipendenza russa dopo la caduta dell’Urss. Durante la visita ai militari feriti in Ucraina, ricoverati all’ospedale Vishnevsky di Krasnogorsk, si nota come Putin ignori Shoigu, dandogli più volte le spalle ed evitando di incrociare lo sguardo, a dimostrazione che i rapporti tra i due non siano così sereni. Putin ha dichiarato inoltre l’intenzione di uscire dall’accordo del grano a causa del mancato rispetto delle clausole sull’esportazione di fertilizzanti russi, e ha accusato Kiev di utilizzare i corridoi marittimi per attaccare la flotta russa con i droni.
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