È bastato toccare un istituto tedesco per far svegliare la signora Lagarde
Christine Lagarde (Ansa)
Dopo il caso Deutsche Bank il presidente Bce ha parlato di flessibilità nel rialzo dei tassi.

Alla fine sembra che la bella addormentata Lagarde nel bosco di Francoforte (sede della Bce) si sia risvegliata. Ha detto due cose che non sappiamo se siano più banali o scontate. La prima. Ha confermato che «La necessità di puntare verso l’alto il tasso di sconto deriva dal dovere statutario di tenere sotto controllo l’inflazione. L’obiettivo è riportarla al 2%». Ora, la Lagarde in vita sua avrà pur preso qualche farmaco e aperto la scatola che lo contiene notando che c’è un fogliettino che viene chiamato il bugiardino nel quale sono enumerati anche gli effetti collaterali, e spesso negativi, del farmaco stesso. Ecco, bisognerebbe aggiungere allo statuto della Bce un bugiardino, all’inizio solo ad uso di Cristina Laguardia, che indicasse alla signora gli effetti collaterali di quella che lei considera la ricetta assoluta: si alza l’inflazione? Ebbene, rialzo dei tassi di interesse senza se e senza ma. Come se le «formule» economiche potessero essere applicate a prescindere dal contesto nel quale le stesse vengono applicate.

È vero che nello statuto della Banca centrale europea c’è scritto che bisogna tendere al 2% (sono poi gli accordi di Maastricht) ma è ovvio che una applicazione dogmatica è un’applicazione che è stupida, come sostenne il professor Romano Prodi alcuni anni fa. Quindi non si devono rialzare i tassi in caso di inflazione crescente? La risposta giusta non è sempre «sì», la risposta giusta è «dipende». Chissà (ci speriamo poco) se la signora Lagarde passerà da una interpretazione ragionieristica e miope ad una interpretazione, e applicazione, intelligente e lungimirante. La speranza è l’ultima a morire. In questo caso la potremmo chiamare Christine Sonnino Lagarde perché il primo gennaio 1897 Sidney Sonnino, deputato della Destra storica, scrisse un articolo sulla rivista Nuova Antologia dal titolo «Torniamo allo Statuto» denunciando l’inefficienza delle istituzioni e invocando il ritorno allo Statuto Albertino. C’è una sola differenza: l’idea di Sonnino era giusta perché poteva significare un ritorno all’efficienza delle istituzioni, invece la proposta della Lagarde Sonnino basata su un’interpretazione rigorista dello Statuto può portare a dei disastri.

La seconda. Sempre la signora di cui sopra ha ribadito che da ora in avanti «Non ci saranno altri aumenti automatici. Che si terrà conto della situazione e soprattutto di quel che accadrà sui mercati». Cioè ha detto che da ora in poi – almeno a parole – farà esattamente il contrario di quello che ha fatto fino ad ora e cioè un rialzo dei tassi sostanzialmente automatico perché non preceduto da un’analisi degli effetti negativi. Ciò che, modestamente, La Verità va ripetendo da un po’ di tempo, peraltro accanto a molte voci autorevoli nazionali e internazionali.

Naturalmente la Lagarde non è arrivata a questa decisione per riflessioni e scelte autonome. C’è di mezzo innanzitutto la crisi della Deutsche Bank che, guarda caso, è tedesca e, quando succede qualcosa che riguarda la Germania, la Lagarde si mette sugli attenti e attende istruzioni dal paese governato da Scholz.

La Lagarde ha rassicurato che il sistema bancario europeo è solido e che non ci sono problemi: qualche secondo dopo si sono segnalati vari gesti di scaramanzia provenienti da tutti i collaboratori delle banche europee. Vista la fonte di quell’ottimismo non c’è da meravigliarsi. Negli altri paesi lo hanno fatto secondo le loro usanze, in Italia tutti sono corsi a toccare ferro o altre diciamo «cose». Poi c’è stato il Consiglio europeo che ha criticato l’azione della Lagarde e, in particolare, la sua politica monetaria portata avanti con grande rigidità, sottolineando gli effetti negativi sull’economia di questa politica. Anche il Consiglio europeo poteva svegliarsi un po’ prima. È interessate conoscere un dato che ci offre la Confesercenti: fino al 2024 sono quasi sette i miliardi in più di spese di interessi da pagare su prestiti e mutui per imprese e famiglie. Sostiene Confesercenti che «I rialzi dei tassi hanno un impatto rilevante sulla spesa delle famiglie. Proseguire ancora in questa direzione rischia di mettere in forse la fragile ripresa dei consumi».

Si è dovuti arrivare ad una situazione critica, molto critica, perché la Bce e la Lagarde si risvegliassero dal lungo sonno rigorista e dannoso. Non ci fidiamo molto ma ciò non ci vieta di sperare in una svolta.

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