La mitica Lancia Fulvia «HF» numero 14 è tornata a Monte Carlo
La Lancia Fulvia Coupé «HF» che vinse il rally di Monte Carlo nel 1972 (Stellantis Heritage Hub)

Porta ancora i segni di quell’impresa epica di 54 anni fa, la Fulvia Coupè «HF»che trionfò al rally di Monte Carlo del 1972. Graffi e ammaccature sulle fiancate, come ferite necessarie a sopravvivere e vincere in una delle gare più prestigiose della storia delle competizioni automobilistiche. Oggi la Fulvia HF numero 14 portata alla vittoria dai due assi del rallye Sandro Munari e Mario Mannucci nella durissima prova del Col de Turini, conservata all’Heritage Hub Stellantis di Torino, si trova di nuovo A Monte Carlo dove è stata messa in mostra al Grimaldi Forum di Monaco assieme alle altre auto che fecero la storia dell’automobilismo del Principato.

La Lancia che portò in alto i piloti e i colori italiani era allora una «cenerentola» rispetto alle più potenti Porsche ed Alpine che avevano dominato la stagione. Ma nella notte tra il 27 e il 28 gennaio 1972 la piccola Lancia divenne un incubo per le rivali. La coupé di Chivasso, preparata dal team HF, aveva caratteristiche ottimali per affrontare quella prova difficilissima, tra ghiaccio, tornanti, buio e muri di neve delle Alpi Marittime. Leggera, con i cofani in alluminio studiati per perdere peso, era stata preparata nell’assetto in modo maniacale dal team di meccanici Lancia. La Fulvia era inoltre una trazione anteriore con differenziale autobloccante, molto più gestibile sulla neve rispetto alle più potenti concorrenti (la potenza del 4 cilindri era di 165 Cv, mentre le Porsche di 240 Cv). La Alpine 110 era invece favorita dal peso estremamente ridotto (650 kg, 200 in meno della Fulvia) che garantiva un rapporto peso/potenza ineguagliabile. Ma la meccanica della piccola Lancia, in mano a piloti superlativi come Munari e Mannucci, era un gioiello di affidabilità. La dedizione ed il coraggio del team HF alla fine pagarono, facendo della coupé dal design ispirato ai motoscafi Riva un’icona assoluta della storia dei rally.

Nelle prove precedenti dal 24 al 26 gennaio, le Alpine 110 avevano dominato. La Lancia di Munari e Mannucci è dietro, per una scelta conservativa del team in attesa del cambio tra l’asfalto e la neve nelle tappe successive. Le Porsche, potentissime, soffrono il clima e la potenza eccessiva scaricata sulla trazione posteriore che le rendeva molto instabili sui terreni gelati. La sfida finale si consumò il 27 gennaio con l’ultima estenuante prova di 680 chilometri tra ghiaccio e tornanti, tra la luce del giorno e le tenebre illuminate solo dai fari di profondità. La prima parte della gara fu caratterizzata da un errore nella scelta degli pneumatici da parte del team HF, che montarono una chiodatura troppo leggera facendo perdere a Munari 2 preziosissimi minuti sulla rivale Alpine guidata dal francese Bernard Darniche. Fu la notte a regalare il successo alla «Fulvietta», grazie all’abilità dei piloti e all’estrema affidabilità. Munari detto il «drago» guida come un dio sul manto bianco, senza sbavature. I rivali sentono il fiato sul collo e si innervosiscono. Jean-Claude Andruet, su Alpine, viene sorpassato e per tentare il recupero si schianta sulla neve. Darniche poco dopo rompe il cambio ed è costretto al ritiro. Le Porsche sono quasi incontrollabili sui tornanti gelati, mentre sul Col de Turini si scatenava una bufera di neve. Alle 5:30 del mattino i fari della Fulvia numero 14 squarciavano per primi gli ultimi istanti di buio, poco prima dell’ingresso trionfale in città. Per la prima volta nella storia dei rally, un equipaggio italiano su una vettura totalmente italiana aveva sbancato Monte Carlo. L’eco del trionfo fu fortissimo e la Lancia decise di dedicare a quella notte epica una versione di serie, la Lancia Fulvia «Monte Carlo», che riprendeva alcune caratteristiche della «numero 14» come i cofani verniciati in nero opaco per evitare i riflessi, il volante sportivo, i sedili avvolgenti.

Oggi la Fulvia HF di Munari e Mannucci è tornata sul luogo del trionfo. E guarda di nuovo la strada tortuosa del Col de Turini con i suoi «fanaloni».

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