Tampon tax 2, la vendetta. E stavolta non si tratta della battaglia sul livello dell’Iva applicata sugli assorbenti femminili, ma della stangata mensile decisa dal governo a carico dei ragazzi over 18 che – per qualunque ragione – decideranno di non vaccinarsi, come pure (in misura appena più bassa) sulle famiglie che non vorranno far vaccinare i loro adolescenti under 18.
Uno studente universitario non vaccinato dovrà infatti tamponarsi ogni 48 ore, 15 tamponi al mese. Stesso ritmo per un dodicenne o un tredicenne non vaccinati che vogliano frequentare una palestra o avere un minimo di attività sociale, sportiva, ricreativa.
Questa è la situazione oggettivamente determinata dalle decisioni del governo, già di per sé assai discutibili. Ci si attendeva – come minimo atto di buon senso – che fosse garantita la gratuità dei tamponi, o almeno uno sconto tale da rendere la spesa pressoché simbolica. E invece no: il cosiddetto prezzo «calmierato» resterà assai alto, molto al di sopra dei prezzi esistenti in svariati Paesi esteri. In Italia, gli under 18 dovranno pagare 8 euro, gli over 18 addirittura 15.
E allora non occorre essere maghi della matematica per fare un paio di moltiplicazioni. Prendiamo uno studente universitario: 15 euro per 15 volte fa 225 euro al mese solo per tamponarsi. Domanda: quale diciottenne, quale ventenne, a meno di essere figlio di milionari, ha in tasca questa somma solo da destinare ai tamponi? La stragrande maggioranza dei ragazzi italiani (anche in tempi normali) una somma così se la sogna per tutto il mese: per qualche pizza e qualche uscita in discoteca, per qualche piccolo acquisto. Ma l’idea di avere in tasca circa 450.000 delle vecchie lire ogni mese solo per i tamponi significa pura fantascienza. Appena meno devastante la «tassa» a carico dei papà e delle mamme degli under 18 non vaccinati, ipotizzando ad esempio che desiderino fare attività sportiva al chiuso: 8 euro per 15 volte fa 120 euro al mese. E se i figli fossero due? 240 euro. E se fossero tre? 360.
Dinanzi a questa follia, le ipotesi sono due. La prima: al governo sono tutti pazzi o ultraricchi sconnessi dalla vita reale delle persone. La seconda: è stata fatta una scelta deliberatamente «ricattatoria», volta a indurre le persone a vaccinarsi per forza, pur senza avere il coraggio di imporre un obbligo vaccinale esplicito. A far propendere per la seconda ipotesi è una velina (uscita sulle agenzie l’altro giorno, a cabina di regia conclusa e prima del Cdm, e tuttora non smentita con efficacia) secondo cui rendere gratuiti i tamponi sarebbe stato «disincentivante rispetto alla campagna vaccinale». Non possiamo sapere se questo sia stato davvero il ragionamento svolto a Palazzo Chigi. Ma non sorprende, a questo punto, che Mario Draghi si sia sottratto alla conferenza stampa di annuncio di un simile sproposito.
Per farci un’idea del numero di persone (e di famiglie) su cui questa decisione avrà un impatto, facciamo un paio di esempi. In Italia, ogni anno, ci sono circa 1 milione e 700.000 iscritti all’università. Mentre gli iscritti alle scuole superiori sono circa 2 milioni e 600.000. Tra loro, realisticamente, quanti non sono ancora vaccinati? Difficile dirlo con certezza. L’unica stima ragionevole, per quanto non proprio esatta (possono esserci discrasie sulle età: quindi – giova ribadirlo – siamo di fronte a una valutazione approssimata) è quella di riportare (rispetto agli universitari) i dati sulla fascia 20-29 anni, e (per gli studenti delle superiori) i dati sulla fascia 12-19 anni.
Ecco: in base alle rilevazioni Istat, nella fascia 12-19, ben il 61,70% non aveva ricevuto alcuna dose, il 17,92% era in attesa della seconda dose, mentre solo il 20,38% risultata completamente vaccinato. Alla stessa data, nella fascia 20-29, il 35,46% non aveva ricevuto alcuna dose, il 21,91% era in attesa della seconda dose, mentre solo il 42,64% risultava completamente vaccinato. Cosa dovrebbe accadere, ora, ai «reprobi» studenti senza green pass? Saranno condannati a lezioni ed esami online? Saranno loro garantiti gli streaming? E se qualche docente si rifiutasse di assecondare i dissidenti dell’iniezione, che succederà? Gli atenei interverranno in difesa degli iscritti?
Da ultimo, un’osservazione di sostanza. Lo stesso coro politico e mediatico che oggi accompagna le scelte del governo non si fece problemi a intonare una musica ben diversa a giugno, quando si verificò il tragico evento della morte della diciottenne Camilla Canepa, avvenuta alcuni giorni dopo una vaccinazione. In quel caso, senza troppo badare alla certezza della correlazione tra causa ed effetto, l’orientamento mainstream fu quello di prendersela con Astrazeneca, vaccino «bruciato» come fosse una «strega». Ora però non si levano voci sui rischi potenziali dell’uso degli altri vaccini su ragazzi e adolescenti. Curiose contraddizioni di questa lunga estate 2021.
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