Sarà anche super bravo, ma quasi 2 milioni l’anno in più di remunerazione sono stati giudicati eccessivi. È stato infatti negativo il parere di elevare a 18,7 milioni di sterline il compenso per Pascal Soriot, amministratore delegato di AstraZeneca. I proxy advisor Glass Lewis e Institutional Shareholder Services (Iss), società specializzate nell’analisi delle informative societarie e nel fornire consulenza agli investitori su come votare all’assemblea generale degli azionisti, hanno sconsigliato l’aumento che verrà discusso il prossimo 11 aprile. «La sua remunerazione era già competitiva rispetto ai colleghi internazionali», hanno osservato, secondo quanto riporta il Financial Times. Il colosso farmaceutico anglo svedese aveva presentato la proposta lo scorso mese, giustificando quei 2 milioni in più come «necessari per aumentare la competitività», rispetto ai concorrenti statunitensi ed europei.
Si tratterebbe di portare il bonus massimo di Soriot al 300% della retribuzione base, equivalente a 1,49 milioni di sterline, prevedendo incentivi fino all’850% nel lungo termine, a seconda delle performance. L’azienda si rifiuta di pagare gli eventi avversi provocati dal suo vaccino anti Covid, anche se la correlazione è accertata come accade in Italia e nel Regno Unito (dove perlomeno è stata promossa un’azione legale multimilionaria), ma è pronta a riempire di soldi il suo già strapagato super manager.
Soriot, che guida Astrazeneca dal 2012, ha ottenuto risultati enormi, portandola ad essere la numero due delle blue chips quotate a Londra, nell’indice Ftse 100 e subito dopo Shell, ma il compenso di 16,9 milioni di sterline percepito nel 2023 viene considerato più che sufficiente.
L’Iss si è dichiarato preoccupato per «l’entità dell’aumento», che «amplia ulteriormente il divario retributivo» di Soriot rispetto ad altri top manager, secondo quanto emerso da un documento visionato da Fierce Pharma. Nel 2023, il suo compenso ha superato i pacchetti retributivi per gli amministratori delegati di Novartis, Roche, Novo Nordisk, Sanofi e Gsk. Non è la prima volta che la società di analisi invita gli azionisti a non aumentare il bonus per il ceo di Astrazeneca, che dalla sua nomina aveva ottenuto «fino all’82% del massimo».
Quasi il 40% degli investitori bocciò aumenti nel 2014 e nel 2017. «Nel 2018, abbiamo raggiunto un traguardo significativo tornando alla crescita delle vendite di prodotti», annunciava Astrazeneca. «Nel 2019, abbiamo aggiornato la nostra strategia per concentrarci su ciò che verrà dopo e su dove vogliamo che la nostra attività sia nel 2025», dichiarava soddisfatta. Ma anche nel 2021 i consulenti di entrambe le società chiesero agli investitori di votare contro l’aumento del bonus, e nell’assemblea annuale si dichiarò contrario ancora una volta il 40%.
«Pascal Soriot è sempre stato uno degli ad più pagati nel Ftse 100, circa mille volte di più di un lavoratore con salario minimo e oltre cento volte di più di molti dei suoi stessi dipendenti», dichiarò al Guardian un portavoce dell’High Pay Center, think tank focalizzato sulla disuguaglianza economica e sulle retribuzioni.
L’anno scorso, Michel Demaré, presidente di Astrazeneca, dichiarò che Soriot avrebbe potuto guadagnare di più negli Stati Uniti dove diversi ceo sono pagati meglio. Come Dave Ricks, capo di Eli Lilly (34 miliardi di dollari i ricavi nello scorso anno, soprattutto con i farmaci dimagranti e contro il diabete), che nel 2023 ha guadagnato 26,6 milioni di dollari.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >