Ammazzato il capoclan dello scandalo Pd
Antonio Decaro e Michele Emiliano (Ansa)
Lello Capriati, nipote del padrino della presunta trattativa citata da Michele Emiliano durante una convention, spuntava in una intercettazione allegata all’inchiesta su cosche e politica. Il sospetto degli investigatori: «Preparava un agguato».

Quattro pallottole partite da un revolver a distanza ravvicinata hanno ferito a morte Raffaele Lello Capriati, 41 anni, nipote dello storico boss di Bari Vecchia Tonino e fratello di Filippo, che l’antimafia indica come il reggente del clan, e spezzato la tregua nella guerra di mafia per il controllo del territorio nei quartieri. L’agguato risale alla sera di Pasquetta. Il rampollo dei Capriati, scarcerato due anni fa (il suo ritorno in libertà era stato accolto da festeggiamenti, fuochi d’artificio e video sui social) dopo undici anni passati dietro le sbarre con l’accusa di aver fatto parte del commando che uccise per sbaglio il giovanissimo Michele Fazio nell’ambito dello scontro con gli Strisciuglio (l’idea, secondo le ricostruzioni dell’antimafia era quella di vendicare Francesco Capriati, ucciso due settimane prima), si è spinto fino a Torre a Mare con la sua auto. Pare fosse in compagnia di una donna (che ha fatto perdere le sue tracce) quando i sicari, arrivati in moto, si sono avvicinati per farlo fuori, senza lasciare tracce. La polizia Scientifica non è riuscita a repertare neppure i bossoli. Fino a quando il medico legale, Francesco Vinci, non eseguirà l’autopsia, quindi, non si conoscerà neppure il calibro dell’arma utilizzata.

«Fai buon viaggio vita mia. Eri il mio pilastro, senza di te nulla ha più senso. Ti amo papà», ha scritto sui social il primogenito di Lello, che porta il nome del nonno, Sabino. I magistrati della Procura antimafia si erano accorti che tra la mala barese la situazione era esplosiva. In un passaggio della richiesta d’arresto per i 130 indagati dell’inchiesta sugli intrecci tra mafia e politica (quella sulla quale il Viminale ha acceso i riflettori) era stato annotato: «Gli investigatori hanno acquisito ulteriori elementi riguardanti le fibrillazioni che investono la geografia criminale del quartiere Japigia» quando Michele Parisi, che non mondo della mala chiamano «Gelatina», fratello del boss Savinuccio Parisi si ritrova, in compagnia di un’altra persona, a casa di Eugenio Palermiti detto «U Nonn’», il nonno (che stando alla storia giudiziaria barese è in una situazione di neutralità con i Capriati, con i quali si sarebbe trovato in alcuni casi anche alleato). Nella conversazione registrata tra il boss in detenzione domiciliare e i due visitatori si parla «di una vendetta», sottolineano gli inquirenti, «che i componenti dei Capriati intenderebbero compiere».

I tre, stando alle interpretazioni di chi indaga, parlano di una «moto» guidata dal nipote di Filippo Capriati in via Guglielmo Appulo, ovvero nel territorio di Palermiti: «Mo il nipote di Filippo… il figlio di Lello era alla guida…». E Lello è Raffaele Capriati, la vittima dell’agguato di Pasquetta. «Palermiti», sottolineano gli inquirenti, «si mostra consapevole dell’inevitabilità della vendetta, impedita solo da contingenze legate alle custodie in carcere e al momento giusto da saper prendere per cogliere l’avversario impreparato». E dice: «La devono fare… la devono fare la cacata…». Probabilmente le preoccupazioni erano legate al luogo scelto, ricadente in un territorio attiguo a quello controllato dai Palermiti e, per questo motivo, valutato come sconveniente. A muovere i Capriati sarebbe la voglia di rivalsa per l’omicidio di Domenico, detto Mimmo, il fratello maggiore di Lello, ucciso il 21 novembre 2018 sotto la sua abitazione: i killer hanno atteso che il cancello condominiale si aprisse e poi sono entrati in azione: Mimmo Capriati viene colpito una prima volta mentre è alla guida, poi cerca di trovare riparo nell’androne del suo palazzo, ma viene raggiunto e finito con un colpo alla testa. Nell’inchiesta sul traffico di voti convogliati dalla mala sulla consigliera Maria Carmen Lorusso, passata a sostenere il sindaco Antonio Decaro, c’è quindi anche la Bari che spara. Una faida, che ora, con l’omicidio di Raffaele Capriati potrebbe riaprirsi. Solo cinque giorni fa, fanno notare gli investigatori della Squadra mobile di Bari che stanno cercando di capire se anche questo avvenimento sia riconducibile allo guerra dei Capriati, a Carbonara (quartiere a pochi chilometri dal centro cittadino), alle 4 del mattino, si è verificata una sparatoria in cui due giovanissimi che si trovavano nella piazza centrale sono rimasti feriti.

«Qua non controlla più nessuno», aveva preannunciato l’accompagnatore di Parisi al vecchio boss dei Palermiti: «Chi entra e chi esce… non controlla più nessuno». «Quello che è accaduto per le strade di Bari è un fatto gravissimo, per il fatto che la vittima è un esponente di spicco del clan Capriati e per le conseguenze che questo può generare», ha affermato Decaro, aggiungendo: «Sono in contatto con il Prefetto e il Questore per chiedere la massima attenzione. La città non può vivere nell’attesa di un regolamento di conti tra clan. È importante agire subito per bloccare qualsiasi potenziale recrudescenza». Il prefetto ha convocato per giovedì una riunione straordinaria del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. La città, piombata nel terrore, attende una risposta.

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