Per conoscere il suo destino il generale Roberto Vannacci dovrà aspettare almeno fino a settembre. La giustizia militare, come quella civile, ad agosto infatti si ferma, tranne casi di particolare gravità tra i quali ovviamente non rientra il polverone politico e mediatico scatenato dall’autopubblicazione del saggio Il mondo al contrario.
La commissione disciplinare che dovrà valutare se punire o meno il militare per le frasi contenute nel suo libro verrà formata dunque solo tra qualche settimana. Sarà composta da un rappresentante dello Stato maggiore, da almeno due rappresentanti della Procura militare (uno scelto per competenza territoriale, l’altro per competenza tecnica), da un membro esterno (un civile, che potrebbe essere un professore universitario) e infine da un perito tecnico. Sarà quest’ultimo che, dopo aver letto il libro di Vannacci, darà una prima valutazione, cercando di rispondere alla domanda se quel testo abbia violato o meno l’ordinamento militare.
Quanto tempo passerà prima della sentenza? Ordinariamente, le commissioni disciplinari si prendono dai sette ai dieci giorni per decidere. Se necessario, il perito può chiedere una proroga e i tempi possono quindi allungarsi anche fino a qualche mese, ma non sembra questo il caso.
Il nodo della decisione è stretto attorno ad alcuni articoli del codice. Certo, c’è anzitutto l’articolo 1472, che riconosce a chi veste la divisa il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni, a patto di non fare propaganda partitica e di non diffamare nessuno; ma ci sono anche altri articoli che precisano come il militare, per rivendicare libertà assoluta di parola, deve parlare a titolo personale, come privato cittadino. Non, dunque, qualificandosi come soldato. In quel caso, la libertà di parola è soggetta ad alcune limitazioni.
Una distinzione sottile, sulla quale si giocherà probabilmente il futuro di Vannacci. In 13 passaggi del suo libro, si fa notare in ambienti militari, il generale parla delle sue missioni in giro per il mondo. Senza svelare nessun segreto militare, ovvio. Ma presentandosi implicitamente proprio come soldato. Sarebbe questo il possibile appiglio per una sentenza di condanna, che potrebbe anche togliere il grado al generale.
Nel frattempo il dibattito politico non si ferma. Ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani (Fi) ha detto che «ogni cittadino è libero di esprimere le proprie idee, quindi anche il generale, come cittadino, è libero di esprimere le proprie idee, però, quando si occupa un incarico di rilievo nelle istituzioni bisogna sempre essere molto prudenti». Mentre il responsabile dell’organizzazione di Fdi Giovanni Donzelli ha difeso l’operato di Guido Crosetto: «Da ministro ha fatto quello che doveva fare, da buon ministro, cioè ha chiesto, da uomo delle istituzioni, agli organismi militari di verificare se le cose scritte da Vannacci erano o no infrazioni ai regolamenti militari».
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