- Il segretario del Pd, sempre più impegnato nelle estenuanti e inutili trattative per tenere in piedi il governo, trascura la Regione di cui è presidente. E dalla quale prende un ricco stipendio.
- «Ospedali pubblici indeboliti per fare un favore ai privati». Il leader del sindacato medico Cimo Giuseppe Lavro: «Abbiamo dovuto ricorrere al Tar per fermare scelte sciagurate. Operatori sanitari sempre più oppressi delle pratiche burocratiche».
Lo speciale comprende due articoli.
Vita difficile per chi deve fare il segretario di un grande e rissoso partito e al tempo stesso è presidente della seconda regione più popolata del Paese, di cui era pure commissario straordinario per la sanità. Così o si trascura un incarico o entrambi. Nicola Zingaretti ha scelto di essere più segretario del Pd che governatore del Lazio confidando che i disastri del sindaco di Roma Virginia Raggi possano portargli automaticamente consensi, e far dimenticare la sua latitanza. Con tutti i riflettori accesi sulla capitale, Zingaretti ha approfittato di un cono d’ombra tale da opacizzare gli errori commessi. Il degrado del decoro urbano di Roma ha eclissato quello della Regione, così come l’eredità del commissariamento della sanità gli ha consentito di annacquare le sue responsabilità nello sgretolamento del sistema ospedaliero. Lo stesso vale per gli altri settori economici.
Impegnato sul fronte politico nazionale, il segretario Pd ha ridotto al minimo la presenza alla Pisana. Nel 2019 si è fatto vedere in Consiglio soltanto 4 volte su 43 sedute giustificando le assenza con impegni istituzionali, riferisce Daniele Giannini, membro leghista della Commissione sanità. A fronte di una retribuzione di 13.800 euro lordi al mese. Non gli è mancato, però, il tempo di sfornare una serie di nomine: dal 2017, 68 contratti triennali per dirigenti di area, 2 incarichi al mese, 3 solo lo scorso gennaio. Poltrone che pesano circa 90.000 euro l’anno, alla faccia delle competenze interne alla Regione.
Il commissariamento si è concluso a dicembre 2018 ma il Lazio continua a essere la regione più tassata per la sanità: vanta il primato per le addizionali Irpef che dovevano servire a ripianare quel deficit: su un reddito di 36.000 euro si pagano più di 800 euro di imposte aggiuntive locali. Secondo il ministero dell’Economia, dal 2009 al 2018 le addizionali nel Lazio sono cresciute del 72%, cioè di circa 360 euro. Uguale stangata riguarda l’imposta sui rifiuti. Nonostante il disastro della raccolta e l’assenza di una politica comunale e regionale sullo smaltimento, una famiglia di 3 persone con una casa di proprietà di 100 metri quadrati paga, dai calcoli di Cittadinanzattiva, circa 325 euro. La media nazionale è di 300 euro.
Sui rifiuti Zingaretti gioca molto sul rimpallo delle responsabilità con il sindaco Raggi. Il governatore, prigioniero di una narrazione ecologista, non ha affrontato di petto il problema. «Ha presentato un piano che è un libro dei sogni. Vuole portare la differenziata dal 46% al 70% entro il 2025, in 5 anni vuole fare quello che non è stato fatto in 20», dice il capogruppo della Lega alla Pisana, Angelo Tripodi. Non è stata trovata un’alternativa alla discarica di Malagrotta ed è stato chiuso anche il sito di Colleferro. Il Lazio ha il primato nel turismo dei rifiuti. Come riporta Ise Assoambiente, ogni abitante produce mediamente 502 chili di spazzatura l’anno. Il 46% è raccolto in modo differenziato. Quasi il 64% della frazione umida viene inviato fuori regione perché mancano impianti sul territorio. Destinazione: Lombardia, Molise, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia. Solo il 36% viene trattato nel Lazio.
L’amministratore unico dell’Ama, Stefano Zaghis, facendo un bilancio dei costi, ha detto che nel 2019 sono stati spesi 170 milioni di euro per mandare i rifiuti romani fuori città. E se non si troverà una soluzione sulla discarica di Colleferro, nel 2020 la municipalizzata andrà a spendere almeno 190 milioni. «La Regione non pianifica impianti sul territorio. Ogni giorno partono 120 camion colmi di rifiuti con effetti pesanti per l’inquinamento», commenta Giannini. La frammentazione delle decisioni favorisce il rimpallo delle responsabilità. Sempre Giannini spiega: «La Regione fa il piano rifiuti ma spetta alla Raggi trovare le aree per smaltirli. Quando la sindaca le individua, il Pd vota contro. E il balletto ricomincia».
L’altro grande fallimento di Zingaretti è sulla sanità che rappresenta come spesa l’82% del bilancio regionale. «Faremo le barricate per tutelare la salute», disse il governatore nel 2013, assumendo la presidenza della Regione. Il rientro dal deficit ha imposto una cura da lacrime e sangue, scaricata sui contribuenti tramite un’addizionale regionale Irpef e un’Irap da capogiro. Il modello Zingaretti, commenta il segretario regionale Anaao Assomed (l’associazione dei medici e dirigenti sanitari), Guido Coen, «ha penalizzato il pubblico e avvantaggiato il privato». Mentre a livello nazionale si ha un 75% di pubblico e un 25% di privato convenzionato, nel Lazio le percentuali sono rispettivamente di 60% e 40%.
Tra il 2013 e il 2015 sono stati tagliati 727 posti letto che, considerando gli ultimi 4 anni, salgono a circa 1.000. Sono 3,7 ogni 1.000 abitanti, livello inferiore a tutto il Nord Italia. Il turn over è stato bloccato fino a due anni fa quando sono ricominciate le assunzioni. Che però restano poche. Ci sono solo 7,1 operatori sanitari ogni 1.000 abitanti (la Lombardia ne ha 9,6). E questo si riflette sulla qualità dei servizi. Secondo l’Ips 2019, l’Indice di performance sanitaria realizzato annualmente da Demoskopika, il Lazio è agli ultimi posti per livello di soddisfazione, mentre per il Rapporto Oasi 2018 dell’Università Bocconi è penultimo per tempi di attesa sui codici gialli (28,5 minuti). E siccome la salute non può aspettare, si cercano soluzioni altrove. Il 10,3% dei pazienti va in altre regioni per curarsi. Solo la Campania ha una percentuale peggiore (10,5%). Per smaltire l’intasamento nei pronto soccorso, Zingaretti ha lanciato il piano delle Case della salute, presidi sanitari intermedi per problemi meno gravi. Slogan d’effetto: «Vicino a te». Risultato: «Sono state attivate solo 22 delle 48 case promesse entro il 2014. E non sono nemmeno pubblicizzate», dice il leghista Tripodi. Il prossimo passo della cura Zingaretti potrebbe essere il taglio dell’assistenza domiciliare. Tripodi rivela: «Numerose associazioni di disabili ci stanno telefonando perché paventano il ridimensionamento di questo servizio, da 9 a 4 ore».
L’amministrazione dem non è riuscita ad arginare la piaga dei contenziosi. Dal decreto di programmazione 2019-2021 emerge che solo nel 2018 sono state intentate 300 cause, prevalentemente dagli erogatori privati accreditati. Solo per interessi passivi le dispute legali sono costate lo scorso anno 71,2 milioni di euro. L’ospedale Umberto I è stato costretto a versare 448.000 euro dopo la sentenza di condanna per fatture non pagate alla Siram spa. I pagamenti alle imprese fornitrici di dispositivi medici hanno ritardi cronici. Secondo Assiobiomedica, il Lazio è la seconda regione con lo scoperto più alto (180,7 milioni di euro nel 2019). Solo la Campania è messa peggio, con 217,9 milioni di euro.
Non va meglio in altri settori. L’agricoltura continua ad avere problemi con i finanziamenti e con la lentezza nella spesa dei fondi europei. Il sindaco di Viterbo, Giovanni Arena, ha lamentato il ritardo del Programma di sviluppo rurale (Psr). Nessuna iniziativa è stata intrapresa per risollevare il settore delle costruzioni che ha visto un calo dei posti di lavoro del 4,1%. Latita la ricostruzione dopo i terremoti del 2016 che hanno interessato 15 Comuni laziali dove risiedono quasi 73.000 abitanti. Dei 15 interventi programmati per le scuole ne sono stati completati solo 2. Su 204 opere pubbliche, quelle avviate sono 79, nessuna è stata completata.
Se per il turismo il Lazio si avvale del traino di Roma, manca un piano di riqualificazione del litorale. Nei 361 chilometri di costa, le spiagge sono state erose dalle mareggiate. Le associazioni di categoria sono sulle barricate. A pochi mesi dall’avvio della stagione balneare non c’è un piano di riqualificazione. Per le infrastrutture è mancato quel salto di qualità che Zingaretti aveva promesso a inizio mandato. L’autostrada Roma-Latina resta nel libro dei sogni. E così pure la bretella Cisterna-Valmontone.
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