Altro che Green Deal. A Bruxelles la rivoluzione verde è roba per i sudditi. La nomenklatura ha altre abitudini. Accadono fatti strani in un’Unione europea sempre più attenta alla sostenibilità e all’ecologia. Dove ogni cittadino per salvare il Pianeta è obbligato ad abbassare il riscaldamento, dire addio alla sua vecchia auto a benzina e sorridere mentre aumentano le bollette in nome della transizione.
Venerdì i tre massimi rappresentanti della casa comune europea – Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, Roberta Metsola, presidente dell’Europarlamento e Antonio Costa, neo-presidente del Consiglio europeo – hanno deciso di celebrare il 75° anniversario della Dichiarazione di Schuman (uno dei padri fondatori che però sognava un’altra Europa) con un gesto simbolico: prendere un jet privato per coprire la distanza tra Bruxelles e Lussemburgo. Centottantasette chilometri. Più o meno l’equivalente di Roma-Pescara. Un trasferimento che la gente comune affronta con l’auto, tra multe, Ztl, bollo e carburante a peso d’oro. Quando sarà possibile anche in treno. Ma loro no. Loro sono l’élite green. Viaggiano leggeri: nel pensiero, nei costi (tanto pagano gli altri) e nelle emissioni. A giustificare le modalità della trasferta è stata Paula Pinho, portavoce della Commissione europea, che con un candore al limite della spudoratezza ha dichiarato: «A causa dei vincoli di agenda dei tre presidenti e del primo ministro lussemburghese Luc Frieden, l’unica opzione era prendere un volo charter». In alternativa c’era il treno. Ecologico ma lento. Niente alta velocità su quel tratto. Viaggio di quattro ore.
Von der Leyen non è nuova alle amnesie in fatto di ambiente. Solo nel 2024, ha preso ben 23 voli privati, ovvero l’80% di tutta la Commissione europea. E non si tratta di casi isolati. Già nel 2021 il britannico Telegraph aveva scoperto che la presidente aveva usato il jet anche per percorrere 50 chilometri tra Vienna e Bratislava. Distanza che persino un’auto elettrica poteva affrontare senza troppi patemi. Nel 2023, il settimanale tedesco Der Spiegel ha fatto i conti in tasca (anzi, in quota) alla presidente: 57 voli privati in due anni. Capiamoci: nessuno pretende che la presidente della Commissione europea si muova in bicicletta. Ma forse, un po’ più di coerenza con quel Green Deal sbandierato come la nuova Bibbia del XXI secolo non guasterebbe. Quel Green Deal che obbliga i cittadini a cambiare l’auto, a rifare l’impianto di riscaldamento, a rinunciare al camino e – presto – imporrà anche a respirare con moderazione. Mentre Ursula scorrazza nei cieli europei, Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, non rinuncia all’«aereo blu». Aveva già qualche precedente da giustificare, e con questo volo ha ufficialmente guadagnato i galloni di «ecovip in quota». La transizione verde può aspettare.
Antonio Costa, da poco alla guida del Consiglio europeo, non ha faticato ad adeguarsi. In Portogallo, già da premier, era finito sotto i riflettori per l’uso frequente di un jet Falcon 50 dell’aeronautica militare per raggiungere Bruxelles. Era sospettato di aver mescolato con troppa disinvoltura obblighi istituzionali con piaceri privati. Tutto regolare assicurarono a Lisbona. Anche perché si sa: volare è un diritto inviolabile, perlomeno per chi ha la scrivania con vista sulla bandiera blu stellata.
Certo i comuni cittadini si domandano se sia davvero corretto che chi detta le regole ecologiche sia il primo a ignorarle. Come se il doppio standard fosse diventato il parametro ufficiale dell’Ue. L’eurodeputata della Lega Susanna Ceccardi ha presentato un’interrogazione parlamentare: «Quanti voli privati ha effettuato la presidente dal 2019 a oggi?», si è chiesta, «quali criteri ambientali e finanziari regolano questi viaggi?». E, soprattutto «questa prassi compromette la credibilità della svolta climatica dell’Ue agli occhi dei cittadini?».
Domande più che legittime. Anche se è probabile che la risposta arriverà in ritardo. D’altronde, nelle alte sfere istituzionali, l’unico carburante che non sembra esaurirsi è l’ipocrisia. Quella sì, abbondante e rinnovabile.
Alla fine, la sensazione è che più che una «transizione ecologica», stiamo vivendo una transumanza di privilegi, dove il cittadino è suddito. Un’Europa che impone limiti ai motori termici, ma non si pone il problema di quante tonnellate di CO₂ scarica in atmosfera un volo di 187 chilometri. Dove si invoca la sobrietà ambientale, ma si firma il noleggio di jet come fossero Uber.
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